MORTE

I miti di Cernunnos: le morti

 

 

 

 

Di nuovo ero in attesa, ma sapevo che questa volta non avrei dovuto aspettare molto. Il colpo risuonò quasi subito. Entrai. Il colonnello era riverso sulla scrivania, la pistola nella destra che pendeva inerte. Alla tempia un foro da cui sgorgava il sangue. Dalla pozza sulla scrivania un filo colava sul pavimento.

 

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Il parcheggio

Salvatore intravede appena il laccio che gli passa davanti agli occhi. Prima di rendersi conto di quanto sta succedendo, sente la pressione alla gola che rapidamente gli toglie il respiro. Si porta le mani al collo, per allentare la morsa, ma Angelo stringe, Angelo è forte, Angelo non esita. Salvatore vede il mondo diventare rosso e poi svanire, mentre un immenso incendio gli riempie i polmoni.

L’odore di merda dice ad Angelo che ha finito, ma lui stringe ancora un momento. Poi molla il laccio e lascia che il cadavere si afflosci sulla sedia. I pantaloni sono bagnati: come succede di solito a chi viene strangolato, Salvatore Scibone si è pisciato addosso.

 

 

Il boia ride mentre gli passa le braccia sotto le cosce, poi lo solleva e con le mani gli divarica le gambe. La folla esplode in un boato, poi tace nuovamente. Il boia solleva leggermente il corpo, lo sposta nella posizione giusta, lo fa scendere fino a toccare il palo. Hulot rimane del tutto impassibile. Il boia sposta le mani sulle sue natiche, le divarica. Hulot trasale appena mentre il palo comincia a penetrarlo. Poi, con un movimento rapido, il boia si china, gli afferra le caviglie e tira verso il basso. Il corpo di Hulot scende sul palo e l'urlo di gioia e di odio della folla riempie la piazza. Hulot si sforza di non gemere, di mantenere il viso impassibile. Il boia scende e toglie lo scalino. Hulot rimane sospeso sul palo.

 

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L’urlo prorompe con il getto di sangue che dal ventre sgorga abbondante. La pallottola lo ha preso proprio sotto l’ombelico.

- No, Bruno, no…

Filippo si appoggia al muro. Il secondo colpo lo prende un po’ sotto. Filippo urla ancora. Ci sono altri due colpi, al ventre.

Filippo scivola a terra, boccheggiando.

Bruno chiude il rubinetto ed entra nella doccia. Guarda Filippo che agonizza ai suoi piedi. Lo prende per il collo e lo solleva. Lo volta e lo spinge contro la parete. Avvicina il cazzo al buco del culo e lo spinge dentro. Preme contro di lui con il corpo, il cazzo duro che scava nelle viscere di Filippo, l’arma puntata alla nuca.

- Mi è piaciuto scoparti, Filippo. Hai un bel culo.

Bruno muove un po’ il culo, finché sente l’ondata di piacere che lo investe. Allora, mentre il suo seme si sparge dentro Filippo, preme il grilletto. Lo schizzo di sangue lo prende sul collo.

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Il Serpente

 

Con un salto Felipe fu davanti a Barbanera ed alzò la spada. Barbanera non si aspettava un nuovo attacco. Prima che potesse reagire, Felipe calò la spada con tutta la sua forza, colpendo il pirata alla base del collo. La spada penetrò nella carne e Barbanera vacillò. Barbanera lo guardò, lo riconobbe e sorrise:

- Ben dato, Philip!

Felipe sollevò la spada.

- Se questo non è ben dato, il prossimo sarà meglio.

Abbassò la spada e vibrò un nuovo colpo sul collo. La lama attraversò la carne e Felipe la sentì scivolare libera, mentre la testa di Barbanera rotolava per terra. Felipe avrebbe potuto giurare che, mentre si staccava, la testa urlava: -Bravo!

 

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- Plotone, mirate! Plotone, fuoco!

Un dolore atroce gli riempì la schiena, il ventre, il torace, mentre i proiettili si conficcavano nel suo corpo, lo attraversavano, in tre casi uscivano, schiantandosi contro il muro. L’impatto lo gettò di nuovo contro la parete, scivolò fino a trovarsi in ginocchio. Il fiato gli mancò, dentro di lui scorreva una lava che lo soffocava. Il sangue che gli riempiva lo stomaco ed i polmoni gli usciva in abbondanza dalla bocca e colava sul mento, mentre, senza rendersene conto, aveva incominciato a pisciare.

L’ufficiale gli si avvicinò, ma lo sguardo di Ramón era annebbiato. Vedeva solo la grande luce del forte che ardeva e gli sembrava che quell’incendio fosse lo stesso che divampava nelle sue viscere.

Pensò a Diego, al giorno in cui per la prima volta lo aveva posseduto. Diego. Si sentì soffocare. Aprì la bocca per vomitare altro sangue e sentì la pressione di una canna di pistola contro la nuca.

- Crepa, bastardo!

Il colpo cancellò il pensiero di Diego e la vita di Ramón. E in quel momento si sentì in alto un boato immenso e la montagna seppellì l’intero forte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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