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Il videoclip
Infine rimane solo
l’ultima scena, quella in cui sono un cadavere. André, il regista, ride
mentre dice che le mie capacità recitative saranno messe a dura prova. In
realtà fare il cadavere non è semplice come potrebbe sembrare. Nessuno di noi
è un attore professionista e abbandonarmi completamente ai quattro che devono
trasportare il corpo mi preoccupa un po’. Temo che mi facciano battere la
testa mentre mi sollevano o magari che mi lascino cadere. In realtà loro sono
molto attenti e non si verificano problemi. Due mi mettono le mani sotto le
braccia e sotto le spalle e cominciano ad alzarmi. Gli altri due mi prendono
dalle gambe e dal culo e infine sono sollevato sopra le loro teste. Non credo
che nessuno trasporterebbe un cadavere in questo modo, poco comodo, ma André ha
deciso così: vuole riprodurre la scena di un vecchio film italiano che ha
visto e che lo ha colpito. Il gruppo cammina mentre André riprende. Li ferma
più volte, li fa anche tornare indietro e cambia angolo di ripresa. André è
molto bravo e sono sicuro che verrà fuori un bel videoclip: ho visto i tre
precedenti che ha fatto per Julien e devo dire che sono di altissimo livello. A un certo punto però si
verifica un inconveniente imprevisto: la sensazione delle mani che mi
sostengono, in particolare di quelle che reggono il culo, mi provoca
un’erezione. Un cadavere a cui viene duro mentre lo trasportano non va bene,
per niente. Questo pezzo è da rifare. Si fermano e mi rimettono sulle mie
gambe. Io sono molto imbarazzato, ma gli altri ridono e fanno battute. Si accende una breve
discussione, piuttosto faceta. Del videoclip sono previste due versioni. Una sarà
censurata, per le piattaforme che vietano immagini di nudo: del mio cadavere
non si vedrà il cazzo. Nell’altra versione, che circolerà attraverso canali
diversi, sarò completamente visibile. Ma ovviamente non è prevista una
versione in cui ce l’ho duro. - Capita che a uno venga
duro quando muore. - L’ho sentito dire degli
impiccati, ma non dei pugnalati. - Pensando ai rapporti tra
Fabio e Julien, non ci vedo niente di strano che a Fabio venga duro quando Julien
lo uccide. Nel videoclip io e Julien
siamo amanti, ma a un certo punto lui mi sorprende con un altro uomo e ci
affrontiamo in un duello in cui di fatto io mi lascio uccidere. Rémy osserva: - Il pugnale di Julien è
il suo cazzo che… André interrompe la
discussione: - Ragazzi, non perdiamo
tempo, non ne abbiamo molto, se non vogliamo finire le riprese a notte fonda.
Il problema non è se sia verosimile o meno che a lui venga duro. Il problema
è che non possiamo metterlo in un videoclip, nemmeno in quello destinato a
girare in ambiti gay. - Ma perché no? Fabio è
bello e… André scuote la testa e
interrompe di nuovo: - È il videoclip di una
canzone, non il trailer di un film porno. Io sono sempre in
imbarazzo e dico: - Adesso mi è passata,
scusate. André coglie il mio
disagio e sorride. - Non te la prendere. Può
capitare a tutti. Julien aggiunge: - Ma se non ti si drizza
quando ti bacio, mi incazzo. Rido. In effetti, dopo che
il mio cadavere è stato posato su un tavolo di legno, Julien mi deve baciare
sulla bocca: è l’ultima immagine del videoclip. La scena viene girata
nuovamente e questa volta non ci sono problemi. Infine mi depositano sul
tavolo e Julien si avvicina, mi bacia e poi la sua mano destra scorre sul mio
corpo in una carezza. Non si vedrà fin dove arriva. In realtà Julien si ferma
quando le sue dita raggiungono i peli del pube (e un po’ di sangue affluisce
nuovamente al cazzo). L’inquadratura che conclude il filmato dovrebbe essere
proprio quella della mano di Julien sul mio ventre squarciato dalle
pugnalate. Le riprese sono finite.
Abbiamo lavorato intensamente tutto il giorno, soprattutto André, i due
tecnici e naturalmente Julien ed io, che siamo i due protagonisti. Sono curioso di vedere il
risultato finale, ma ci vorrà tempo per montare il filmato che accompagna la
canzone di Julien. È stata un’esperienza del
tutto nuova per me, che non mi sarei mai aspettato di fare. Sei mesi fa non
avrei neanche preso in considerazione l’idea: troppo pericoloso. Adesso posso
farlo e forse nella mia decisione di partecipare c’era anche il desiderio di festeggiare
la liberazione. Julien cercava uomini
disposti a recitare in questo clip e l’ha scritto sulla sua pagina Facebook. Nessun compenso per gli interpreti. Le riprese
si sarebbero svolte in un vecchio castello non lontano da Rennes, per me
facilmente raggiungibile. Julien mi piace molto come cantante e scrive delle
belle canzoni, per cui mi sono proposto volentieri, pensando di fare la
comparsa. Finalmente non dovevo preoccuparmi se circolava una foto o un
filmato da cui qualcuno potesse risalire a dove mi trovavo. “Qualcuno”.
Qualcuno di ben preciso, che mi cercava non perché mi volesse, ma perché non
poteva accettare l’idea che io me ne fossi andato, fossi riuscito a
sfuggirgli. Si sa, gli schiavi che cercavano di scappare subivano sempre
punizioni feroci, nell’antica Roma o nelle piantagioni del Sud degli Stati
Uniti nell’Ottocento. O nel 2025. Non mi aspettavo di
diventare uno dei due protagonisti, ma dopo aver parlato con i volontari,
Julien mi ha proposto il ruolo del suo amante infedele, avvertendomi subito
che mi sarei ritrovato nudo almeno metà del tempo. La faccenda non mi creava
nessun problema: sono un po’ esibizionista, lo ammetto, e comunque, come ha
detto André, si tratta del videoclip di una canzone, non di un film porno. Credo
che la parte dovesse essere interpretata da Marcel, amante di Julien nella
realtà e anche lui cantante, ma i due hanno rotto: stando a quanto mi ha
detto Gilles, Marcel era alquanto infedele anche nella vita reale e Julien a
un certo punto si è stufato di un rapporto svuotato di senso. Chiacchieriamo un momento
tutti insieme, prima di separarci e tornare alle nostre case. C’è
un’atmosfera molto rilassata. Ridiamo, scherziamo, gli altri mi prendono un po’
in giro per la mia erezione. - André, tanto farete
anche il video sulle riprese, no? Non capisco che cosa
voglia dire Léo e non è chiaro neanche ad André,
che chiede: - Che cosa intendi? - Il video in cui si vede
come si sono svolte le riprese, come avete fatto anche per “Le jour des adieux”. - Non abbiamo ancora
deciso, ma è possibile. - Allora, in quel video la
mettete la scena in cui Fabio ha il cazzo duro. Come quasi tutti qui in
Francia, pronuncia il mio nome con l’accento sulla o: Fabiò,
una cosa che mi fa sempre sorridere. Ogni tanto qualcuno mi chiama Fabien. Julien ride e risponde: - Se facciamo il video,
anche quello finisce su YouTube, per cui niente da
fare. André annuisce, ma Léo non demorde: - Ma neanche in una
versione solo per noi, non censurata? Intervengo io, sorridendo: - Pongo il veto. Ho
firmato una liberatoria, ma non si parlava di erezioni. André mi dà manforte: - Esatto. Léo scuote la testa. - Peccato. Mi sarebbe
piaciuto! Passiamo ad altri
soggetti. Ho l’impressione che Léo e Georges mi
facciano un po’ di corte: credo che loro siano una coppia, ma forse farebbero
volentieri un threesome. Io sto al gioco, ma non
rilancio: sono simpatici, ma li conosco poco e l’idea di scopare in tre con
una coppia che non conosco per nulla non mi va a genio. Sono diventato molto
prudente. Quando ti sei bruciato, davvero, diventi più attento con il fuoco. Alla fine ci scambiamo tutti
i numeri di telefono. Solo Julien evita di dare il suo. - Ho avuto un’esperienza
di stalking e preferisco evitare che il mio numero
giri, Se occorre, potete scrivermi su Messenger o contattarmi attraverso
André. Quando Julien parla di stalking, per un momento mi si annebbia la vista e mi
estraneo completamente. Con uno sforzo riprendo contatto con la realtà,
mentre André sorride e dice: - Il mio numero lo do. Non
corro rischi di stalking, io. André non è un bell’uomo.
È alto e robusto, forse con qualche chilo di troppo e una peluria piuttosto
abbondante, cosa che a me non spiace, per nulla, ma ha un viso dai tratti alquanto
irregolari, che gli danno un aspetto quasi feroce, accentuato dal barbone
nero. Inoltre è senza capelli perché si rade completamente: credo che lo
faccia perché ha un principio di calvizie. In realtà, dopo averlo visto fare
le riprese oggi, direi che ha un buon carattere ed è molto paziente. Non c’è
nulla di violento o aggressivo in lui. Ognuno risale sulla sua
auto. Ci ritroveremo per
un’anteprima del filmato. André ha detto che non ci vorrà molto tempo, perché
la musica è sovrapposto alle immagini: quando Julien canta in scena, il
montaggio può richiedere più tempo, perché la sincronizzazione dev’essere
perfetta. Torno a casa euforico. È
stata un’esperienza diversa dal solito e molto piacevole. Ho conosciuto un
cantante che mi piace molto e altra gente simpatica. E ho fatto qualche cosa
che per me è il segno della mia libertà ritrovata: sei mesi sarebbe stato
impensabile. Il giorno dopo riprendo la
mia vita abituale. Sono ormai tre anni che vivo in Francia, a Nantes, dove ho
trovato un buon posto di lavoro al porto. Mi sono lasciato alle spalle
l’Italia e una storia che ormai mi procurava solo sofferenza: un amore
tossico, da cui non riuscivo a uscire. Da cui temevo di non riuscire a
uscire. No, non c’era solo sofferenza. C’era anche paura, una maledetta,
fottuta, paura. Senza Pietro non so come sarebbe finita. Nantes non è una grande
città come Genova, ma mi trovo bene. Sul lavoro mi sono fatto alcuni amici e
frequentando la scena gay della città non ho difficoltà a trovare qualcuno
con cui scopare. Sono stato al Plein Sud, prima che chiudesse, più di rado
all’Autre Quai, che ha un
orario impossibile per chi si alza il mattino presto per andare al lavoro,
cosa che mi capita abbastanza spesso. Sono stato diverse volte anche allo Steamer:
non potevo perdermi “la più grande sauna gay della Francia occidentale”. Qualche scopata nella
sauna, qualche incontro nei bar, seguito da una scopata a casa dell’altro
(mai a casa mia: dico che sto con mia sorella, anche se sto da solo). Di più
non cerco ed è un po’ assurdo, considerando che ho sempre desiderato una
relazione fissa. Vivere insieme con l’uomo che amavo era il mio sogno, ma
adesso non ho nessuna relazione da tre anni e non la cerco. Ho solo rapporti
occasionali, in cui mi tengo sempre a distanza. La relazione fissa l’ho
avuta, ma non è stato quello che mi aspettavo. Il mio sogno si è rivelato il
peggior incubo della mia vita. André mi telefona due
settimane dopo le riprese. Dopo i saluti, va subito al dunque. - Io ho preparato le due
versioni del filmato. Non è la versione finale per nessuna delle due, non ho
ancora inserito la musica, anche se ho calcolato tutti i tempi. Avrei piacere
che tu le vedessi, soprattutto quella più esplicita. - La vedo molto
volentieri: sono curioso. - Benissimo, così mi dici
se è troppo. Mi propone un appuntamento
nel suo studio per il sabato. Ci sarà anche Julien, naturalmente. Io però
sabato sono di turno, per cui André mi propone domenica mattina, se Julien è
disponibile. Rimaniamo d’accordo così e mezz’ora dopo ricevo un messaggio di
conferma. Rivedo volentieri Julien,
che è un bell’uomo: alto, snello, muscoloso (un fisico palestrato, ma senza
eccedere), capelli e barba biondi che incorniciano un viso dai tratti molto
regolari, occhi azzurri. Canta delle belle canzoni, che scrive e per cui
compone la musica, insieme a Marcel. Adesso che si sono lasciati non so se
continueranno a collaborare. Domenica mattina alle
dieci mi presento a casa di André: ha studio e abitazione nello stesso
appartamento. Julien è già arrivato. André mi stringe la mano, Julien mi
bacia sulle guance, poi ci mettiamo a sedere - Faccio partire il
filmato insieme alla canzone, così ti fai un’idea più precisa, anche se non è
per quello che ti ho chiesto di venire qui. Incominciamo dalla versione che
andrà sui social. André fa partire il
filmato, su un grande schermo, e insieme la musica. Ammiro il lavoro che ha
fatto: nulla è casuale, gli stacchi sono studiati con molta cura, seguendo la
musica e il testo della canzone. Non deve essere stato un lavoro facile, ma
nessun lavoro di un certo livello lo è. Quando la proiezione è
finita, gli dico: - È bellissimo. Hai fatto
un lavoro splendido. - Ci sono alcuni
particolari da rivedere. Julien scuote la testa e
dice, sorridendo: - Anticiperà di un decimo
di secondo un’inquadratura e farà qualche altro cambiamento di questo genere.
Se non conosci André, non hai un’idea di che cosa sia il perfezionismo. André scuote la testa e
sorride. Pure a me viene da sorridere. So benissimo di essere anch’io un
perfezionista ed è quello che mi ha permesso di ottenere molte soddisfazioni
sul lavoro. - Passiamo all’altro
filmato, la versione più audace. Ho piacere che tu la veda in anteprima. Sia
ben chiaro: se non ti va di esporti così, la risistemo. - Detto così, mi
preoccupi. Hai inserito anche la parte in cui… beh, hai capito. - No, certo che no. Ma è
comunque molto esplicita. Fa ripartire la musica e
seconda versione. A vederla così in effetti, non posso negare che sia davvero
molto esplicita. Sono vestito nella prima scena, in cui Julien parte e io lo
abbraccio e lo bacio, e all’inizio della successiva, quando faccio entrare
Gaston e lo porto in camera da letto, dove ci spogliamo, senza sapere che
Julien è tornato di nascosto e ci spia. Da quel momento in poi sono sempre
nudo: quando scopo con Gaston e lui viene pugnalato da Julien, nel duello che
Julien mi costringe a fare e infine quando il mio cadavere viene trasportato
e poi deposto su un tavolaccio di legno. Diversi di questi nudi sono
frontali. Lo sapevo già prima delle riprese, Julien e André erano stati molto
chiari, ma vedere il filmato realizzato mi fa un certo effetto. - Vuoi rivederla? - Sì, direi di sì. Me la riguardo. Mi dà
fastidio l’idea che mi vedranno nudo nel videoclip della canzone? No, in
realtà no. A parte il fatto che avrei dovuto pensarci prima, non mi crea
problemi. André mi dice: - Tieni conto che posso
benissimo cambiare, facendola più simile all’altra. - No, va bene così. Rido e aggiungo: - Non credo che verrò
assalito per strada da orde di maschi in calore che hanno visto il video, per
cui non c’è problema. Julien sorride e dice: - Credo che siano in
parecchi a provarci con te, anche adesso che non hanno ancora visto il
filmato. Mi capita abbastanza
spesso di ricevere inviti, più o meno espliciti, è vero. André conclude: - Benissimo, ma prenditi
ancora un po’ di tempo. Io intanto finisco l’altra versione, che uscirà
prima. Se entro la settimana prossima non mi dici che hai cambiato idea, vado
avanti anche con questa. - D’accordo. Scambiamo ancora due
parole sui due videoclip, poi André dice: - Ormai è quasi l’una,
fermatevi a mangiare. Julien osserva: - Per me va bene, ma non
metterti a preparare. - No di certo. Ci mangiamo
una quiche e poi ho un po’ di formaggio e insalata. Niente di più. Poi si rivolge a me: - Ti va bene, Fabio? Noto che André non pronuncia
il mio nome con l’accento sulla o finale. Credo che sia l’unico. - Benissimo, grazie. È una
bella idea. Julien ed io diamo una
mano preparando il tavolo, mentre André si occupa del cibo. È un buon pranzo, leggero
e gustoso. Mentre mangiamo chiacchieriamo dei progetti di Julien, poi del
lavoro di André e infine chiedono anche a me del mio lavoro. Gli spiego che
al porto mi occupo della gestione degli arrivi e delle partenze e, ad alcune
domande di André, cerco di dare un’idea della complessità e dei problemi che mi
trovo ad affrontare. Mi chiedono come mai mi
sono trasferito in Francia. Rispondo in modo generico, dicendo che avevo
voglia di cambiare aria. Loro non insistono. Ho l’impressione che Julien non
sia molto interessato a saperlo e che invece André abbia colto la mia
reticenza e non voglia forzarmi. Dopo pranzo parliamo un
buon momento seduti ancora a tavola, confrontando usi italiani e francesi,
poi Julien si alza e io lo imito. Ci congediamo da André, che mi ricorda di
telefonargli se voglio che modifichi il filmato. In strada Julien ed io chiacchieriamo
un momento, poi lui mi guarda e mi chiede: - Vuoi venire da me? È molto diretto ed è
chiaro che non si tratta di continuare a chiacchierare. Julien mi piace,
molto, per cui gli dico di sì. Lui è venuto a piedi: sta a un quarto d’ora di
distanza. Prendiamo la mia auto, così poi non devo ritornare a recuperarla.
L’idea di scopare con Julien mi stuzzica alquanto: è davvero un bell’uomo,
non lo ammiro solo come cantante. Quando entriamo in casa sua,
Julien mi offre un bicchiere di vino. Ne ho già bevuto uno a pranzo e dovrò
guidare, per cui gli dico di mettermene solo due dita: reggo bene l’alcol, ma
non voglio rischiare una multa. Julien versa il vino in
due calici e facciamo un brindisi. - A noi! - A noi! Beviamo, poi Julien si
avvicina e mi bacia sulla bocca, molto dolcemente. Mentre mi bacia, mi infila
le mani sotto la maglietta e mi abbraccia. Mi stringe a sé e sto bene così.
Poi si stacca, mi prende per mano e mi guida nella camera da letto. Le sue
mani si infilano sotto la mia maglietta e la sollevano. Io sollevo le braccia
e lascio che lui mi tolga la maglietta, poi gli tolgo la sua. Lui mi sbottona
i jeans, abbassa la lampo e me li cala. Mi sorride. Io mi tolgo le scarpe, mi
sfilo i jeans e poi gli slaccio la fibbia della cintura. Anch’io gli apro e
gli abbasso i pantaloni. Ora siamo tutti e due in
slip, sorridenti. Lui mi prende, mi abbraccia stretto ed è piacevole sentire
il calore del suo corpo contro il mio. Mentre mi bacia, fa scorre le sue mani
lungo la mia schiena, le infila negli slip, li cala. Io faccio lo stesso. Vengono
via con un po’ di fatica, perché abbiamo tutti e due il cazzo mezzo duro. Ci stendiamo sul letto e
per un po’ è tutto un abbracciarsi, baciarsi, mordicchiare, leccare,
succhiare, pizzicare. Mani, denti, labbra, lingua sono impegnati. Io
proseguirei ancora un po’, perché amo i preliminari, ma Julien si stacca,
apre un cassetto, ne estrae un tubetto e una bustina e mi dice: - Me lo metti? - Certo! È bello infilargli il
preservativo. Lui mi prende, mi bacia ancora, poi mi fa stendere prono. Si
mette su di me e mi bacia, mi stringe, mi abbraccia. Poi prende il tubetto e
dopo un momento sento il suo dito umido che sparge la crema con delicatezza
sull’apertura. Il contatto accende un’ondata di desiderio che mi avvolge
tutto. Il suo dito si infila dentro, spargendo la crema. Ritorna due volte e
io gemo. Julien si stende su di me
e sento la cappella premere contro il mio culo. Poi entra, lentamente, ma
senza indugiare. Sentirlo dentro di me è bello. Julien continua a baciarmi
la testa, la nuca, la spalla. Ogni tanto morde. E intanto prosegue ad
avanzare, pianissimo, fino a che arriva in fondo. Allora arretra e poi avanza
e dà inizio a una lenta cavalcata che mi stordisce. A un certo punto accelera
il ritmo, il suo respiro diventa affannoso e le spinte violente, mi fanno
male, ma va bene così. Capisco che è venuto. Il suo cazzo riprende dimensioni
più tollerabili. Si gira, voltandomi
insieme a lui, per cui ora è sotto di me, il suo cazzo ancora nel mio culo, e
la sua mano avvolge il mio uccello. Il contatto è sufficiente perché il
desiderio esploda. Vengo, scosso da un piacere violento. Rimaniamo distesi così,
lui sotto, io sopra di lui, il suo cazzo ancora nel mio culo. Poi lui dice: - Adesso mi faccio una
doccia. Scivolo di lato e lui va
in bagno. Quando torna vado anch’io. Lui si è già rivestito. Non mi invita a
fermarmi a cena. È evidente che si aspetta che io me ne vada e ovviamente mi
adeguo: - Adesso vado. Lui non mi trattiene.
Sulla porta penso che non posso contattare Julien, perché non ho il suo
numero di telefono. Non mi va di scrivergli per proporgli di vederci un’altra
volta: preferisco farlo al telefono, anche per capire se è davvero
interessato. Allora congedandomi gli dico: - Il mio numero ce l’hai,
se ti viene voglia di fare il bis. - Certamente. Da come lo dice, non mi
sembra intenzionato a ripetere l’esperienza, ma non è un problema: è stata
una scopata piacevole, con un bell’uomo. Se tutto finisce qui, va bene: non
sono certo innamorato di lui. Esco dalla casa di Julien
e salgo in auto, soddisfatto della giornata. Prima di sera sono a casa. André mi telefona una
settimana dopo. - Ciao, Fabio. Ho finito
con la versione ufficiale del video e conto di mettermi a lavorare con
l’altra. Non ti ho più sentito e volevo sapere se avevi riflettuto sulla
faccenda e se preferisci che intervenga a smorzare. - No. Per ma va bene come
l’hai fatta. Non ti ho telefonato perché eravamo rimasti d’accordo che
l’avrei fatto solo se avessi avuto obiezioni. - Sì, è vero, ma preferivo
essere sicuro. - Grazie per l’attenzione.
E per la disponibilità. Colgo un attimo di
esitazione e ho l’impressione che lui voglia dire ancora qualche cosa, ma lui
risponde: - Grazie a te. Ci salutiamo e chiudiamo
la telefonata. La settimana successiva
viene annunciata l’uscita del videoclip, che in effetti viene lanciato su YouTube e altre piattaforme. Me lo rivedo. Nei nomi che
scorrono al fondo del video c’è anche il mio, messo insieme a quello di
Julien. Quando lo guardo, penso che sei mesi fa non sarebbe stato possibile.
Qualcuno degli “attori” ha preferito dare un nome fasullo, ma a me non crea
nessun problema figurare con il mio vero nome, pur essendo l’unico che appare
nudo quasi tutto il tempo. O forse dovrei dire che mi fa piacere vedere il
mio nome scorrere nella coda del film. È un segno della libertà
riconquistata. In queste settimane Julien
non mi ha cercato, come avevo previsto. Un sabato pomeriggio vado
allo Steamer. C’è molta gente, come spesso succede nel fine settimana. Ho
voglia di passare qualche ora in
relax: un po’ di nuoto, il bagno turco e naturalmente un po’ di sesso, perché
è stato un periodo intenso sul lavoro, per cui non ho avuto molte occasioni, Poso le mie cose nell’armadietto,
lo chiudo a chiave, mi faccio la doccia e mi dirigo al bagno turco. Ci sono
altri tre uomini, che chiacchierano tra di loro. Quando entro mi guardano e
si scambiano sottovoce qualche commento. Confesso che mi capita spesso di
suscitare un certo interesse: molti mi trovano bello. Dovrei dire
semplicemente che sono bello, ma l’educazione familiare mi rende davvero
difficile dire una frase del genere: non è una questione di falsa modestia. Mi ricordo una frase di
Ferdinando, un grafico di Torino che ho conosciuto qualche anno fa. Lui, che
è davvero bellissimo, diceva che la bellezza è un abito di sera, che va molto
bene per un’occasione elegante, ma d’inverno serve un buon cappotto, non un frac:
con il frac sotto la neve si gela. La frase mi aveva colpito, ma non ci avevo
riflettuto molto. L’esperienza con Patrick mi ha insegnato che la bellezza
può essere una maledizione. Uno dei tre si rivolge a
me: - Senti, tu sei quello che
ha girato il film con Julien Cahor, vero? Non me l’aspettavo, ma non
c’è niente di strano che qualcuno abbia visto il film e ora mi riconosca. - Sì, sono io. Uno degli altri osserva: - Di persona sei pure più
bello che nel video. Rido. - Grazie, molto gentile da
parte tua. Mi invitano a sedermi con
loro e mi pongono diverse domande sulle riprese del film. Chiacchieriamo un
buon momento. Non so che intenzioni hanno, ma mi sembra che non intendano
propormi nulla. Forse uno di loro lo farebbe se fosse da solo, forse hanno
già consumato. In ogni caso a un certo punto mi rendo conto che devo uscire: ho
la pressione bassa e non posso rimanere molto a lungo in sauna o nel bagno
turco. - Adesso è meglio che
esca, prima di svenire. Uno mi risponde: - La prossima volta però
approfondiamo la conoscenza. Rido e rispondo: - Perché no? Una volta fuori, rimango
un momento seduto, poi mi faccio un’altra doccia e raggiungo la piscina, che
è molto ampia. Mi piace nuotare un po’. Quando stavo a Genova andavo spesso a
nuotare in mare. Qui a Nantes vado di meno: nell’Atlantico i bagni vanno bene
solo nei mesi estivi e anche a luglio l’acqua è alquanto fresca. Nella piscina vedo un uomo
che nuota con grande energia. Quando arriva all’estremità vicino a cui mi
trovo io, alza la testa e lo riconosco: è André, che mi fa un cenno di saluto
e si ferma. Sono contento di rivederlo, per cui mi avvicino. - Ciao, André. Come va? - Bene, Fabio. - Non pensavo di trovarti
qui a Nantes. - I miei sono di Nantes e sono
stato a pranzo da loro. Sono venuto qui per… passare un pomeriggio piacevole.
Ci vengo abbastanza spesso. E anche tu. - Come fai a saperlo? Mi rendo conto di aver
avuto una reazione brusca, di difesa. Un’eredità di quando cercavo di essere
invisibile, di non lasciare traccia di nulla di quello che facevo. André è rimasto colpito
dal tono della mia risposta. Ho l’impressione che sia molto sensibile e colga
cose che agli altri sfuggono. Sorride e mi dice: - Ti ho visto almeno altre
due volte. Quando ti sei presentato per il videoclip, ti ho subito
riconosciuto. - Non ricordo di averti
visto, ma sono poco fisionomista. André scuote la testa e
dice, sorridendo: - Probabilmente tutti e
due guardiamo solo gli uomini belli. Lo fisso. L’ha detto molto
semplicemente, senza nessuna traccia di autocompatimento. Rispondo, serio: - Per me tu sei tutt’altro
che brutto. - Grazie. Ti va se ci
sediamo e chiacchieriamo un momento? - Volentieri. Parlo volentieri con
André. Mi ha fatto un’impressione molto positiva, durante le riprese: sempre
disponibile, gentile con tutti, attento alle esigenze di ciascuno. Ci sediamo in un angolo
appartato, dove possiamo parlare tranquillamente. André mi chiede: - Adesso che il videoclip
circola, per inciso: ha già avuto oltre 80.000 visualizzazioni, che ne dici
dell’esperienza? Non ti sei pentito di averlo fatto? - No, assolutamente. È stata
un’esperienza del tutto nuova ed è stata piacevole, a parte il momento di
imbarazzo, quando mi hanno sollevato... - Cose che succedono. Nudo
tra una serie di maschi che ti toccano… ci sta. - Avrei preferito che non
succedesse. È stato molto imbarazzante. - Lo capisco. Mi spiace,
ma sono contento che, nonostante questo momento sgradevole, tu sia stato
soddisfatto. - Sì, sicuramente. André vuole dire qualche
cosa, ma esita. Sono curioso di capire che cos’ha in testa, ma non voglio
forzarlo. Dopo una pausa, chiede: - Non hai più visto
Julien, vero? - No - Per Julien la scoperta
della relazione di Marcel è stato un duro colpo: si rendeva conto che Marcel
andava anche con altri uomini, ma pensava a incontri occasionali. Quando ha
capito che Marcel aveva una relazione fissa e che non gli importava più
niente di lui, gli è crollato il mondo addosso. Non so perché mi sta
raccontando queste cose. Lo capisco solo quando André prosegue: - Dopo la fine della
storia con Marcel… è come se fosse animato da un desiderio di rivalsa. Seduce
e subito si stacca. André conclude: - Scusa se te lo dico. Non
sono affari miei, lo so, ma quando sei uscito con Julien ho capito come
sarebbe finita e… non giudicarlo male. Sorrido. - Non ti preoccupare,
André. Ho scopato volentieri con Julien, ma non mi ero certo innamorato di
lui e non me la sono presa se non si è più fatto vivo. - Mi fa piacere. Mi rendo
conto che sto ficcando il naso nelle vite degli altri, ma mi spiace vedere
Julien così e mi spiace che faccia soffrire altri. - Non soffro di certo
perché non si è più fatto vivo. È stata una bella scopata, come spero di
averne altre, magari anche oggi pomeriggio. - OK. Scusa se mi sono impicciato.
Oltre tutto ti sto monopolizzando e diversi incominciano a guardarmi male. E
non credo che tu sia venuto qui per fare due chiacchiere. - Non solo per quello, ma
anche per quello. Vorrei dire qualche
cos’altro, fare qualche considerazione su queste scopate che rispondono solo
a un bisogno fisico, ma lascio perdere e osservo: - Anche tu non sei venuto
solo per nuotare o fare due chiacchiere. - No, ogni tanto ho
bisogno di scopare, anche se… Si interrompe. - Anche se…? - Anche se non è quello
che vorrei. Ma, bisogna adattarsi. - E che cosa vorresti? André mi guarda, poi gira
la testa e sembra fissare un punto lontano. - Ho sempre desiderato una
relazione stabile. Sono un vecchio romantico. - Vecchio no, devi avere
la mia età. - Trenta, ma a volte mi
sento vecchio, mi commuovo leggendo i romanzi ottocenteschi e certe storie
gay - E non sei mai riuscito a
costruire una relazione stabile? - Di fatto no. Ho avuto
storie che non sono mai state davvero quello che volevo. Sono fatto male. - In che senso? - Cerco qualche cosa che
gli altri non cercano. Non sono attraente, lo so benissimo, e questo non
rende le cose più facili. Ho meno carte da giocare, in una partita in cui
miro troppo in alto. Le sue parole mi turbano,
non so perché. Rispondo, senza riflettere: - Anch’io sono… “un
vecchio romantico”, ma… mi accontento di quel che passa il convento. - Tu? Tu sei bellissimo.
Tra i tanti che ti desiderano c’è di sicuro qualcuno che ti può dare quello
che cerchi. Un amore vero, che dura nel tempo. - Un amore per la vita. Rabbrividisco. Era una
frase che Patrick ripeteva spesso. Ci ho messo un anno a capirne il vero
significato. Un amore da cui non puoi fuggire, che spegne la vita, che ti
porta alla morte, dopo averti svuotato. André si è accorto del mio
turbamento e mi guarda, interrogativamente. Non so perché incomincio a
raccontare. Non ho mai raccontato a nessuno, se non a Pietro, perché allora era
l’unica possibilità di salvezza. - Sai che lavoro al porto
come ingegnere informatico. In Italia facevo lo stesso lavoro, al porto di
Genova. Fu lì che ebbi modo di incontrare Patrick Thomson, anzi: lord Patrick
Thomson. Faccio una pausa, mi
chiedo che senso ha che io racconti. André non ha chiesto nulla, si è solo
stupito per il mio rabbrividire. Lo guardo di nuovo. Se è rimasto stupito che
io abbia incominciato a raccontare, non lo esprime. Colgo la sua attenzione,
assoluta. Proseguo: - Era un bell’inglese, bello
davvero, con pochi anni in più di me, vestito con quell’eleganza naturale che
è impossibile imitare. Uno che notavi subito, sul molo del porto o a una
festa. In un gruppo lo sguardo si posava sempre su di lui. E la sua
conversazione era affascinante: sapeva incantarti con i suoi racconti, la sua
ironia, la sua intelligenza, l’apparente disponibilità all’ascolto. Ti faceva
sentire il centro dell’universo. A letto faceva faville. Mi fermo, stupito di
quanto male mi faccia raccontare. André riempie il silenzio con un breve
commento: - Da come lo descrivi,
doveva essere irresistibile. Annuisco. - Lo era. Mi vide un
giorno al porto, c’era stato un problema con il suo yacht. Mi vide e decise
di sedurmi. André sorride. - Non posso dargli torto. Scuoto la testa. - Mi innamorai in fretta,
convinto che lui fosse altrettanto innamorato. Mi mandava messaggi, mi aspettava
all’uscita dal lavoro, mi mandava mazzi di rose… mazzi di rose! Nessuno mi
aveva mai mandato un mazzo di rose. Mi faceva regali. Sembrava follemente
innamorato di me. E io ero lusingato dalle sue attenzioni, dall’avere al mio
fianco un uomo bellissimo, che ogni giorno sembrava stendere un tappeto rosso
davanti a me. Amor ch’a nullo amato
amar perdona… L’ho detto in italiano e
André naturalmente non ha capito. - Che cos’hai detto? - È un verso della Divina
Commedia. L’amore che porta l’amato a ricambiare il sentimento. Mi viene quasi da ridere,
ma sarebbe una risata amara. Proseguo: - A volte, ancora oggi, mi
chiedo perché mi sono lasciato ingannare così facilmente, perché non mi sono
accorto che non c’era amore, ma un desiderio di possesso patologico, desiderio
di possedere e poi di distruggere. Distruggere perché nessun altro potesse
avere. André tace, guardandomi
fisso. Gli leggo negli occhi una partecipazione che mi turba. - L’idillio è durato pochi
mesi, sufficienti per cambiare la mia vita: nel tempo libero ero sempre con
lui, ormai frequentavo solo i suoi amici, mi ero lasciato alle spalle tutto
il resto. Esisteva solo Patrick. Ero felice, non vedevo la realtà, mi
lasciavo manipolare, cedevo a ogni sua richiesta, ai suoi ricatti affettivi,
convinto che lui mi amasse come io lo amavo. Respiro a fondo e
proseguo: - A un certo punto cedere
su tutto non è più stato sufficiente. Patrick era geloso, di una gelosia del
tutto immotivata: nelle storie che ho avuto, importanti o meno, sono sempre
stato fedele come un cane. Innamorato com’ero, mai avrei potuto tradirlo. Ma
lui era geloso, a tratti violento, e rapidamente mi sono trovato chiuso in
una gabbia. Umiliato, insultato, poi blandito, coccolato, poi minacciato. Ho
incominciato ad avere paura. Il sogno si è trasformato in un incubo, da cui
non trovavo la forza di uscire. André ha aggrottato la
fronte. - Finivo sempre più spesso
sotto. Cominciavo a pensare che non ne sarei mai uscito: forse mi sarei
ucciso, come so che aveva fatto un uomo che lui aveva sedotto. La vita con
Patrick era impossibile, ma anche lasciarlo era impossibile. Non l’avrebbe
mai accettato e quando i ricatti affettivi non funzionavano più, c’erano le
minacce, sempre più chiare. Io cercavo qualche cosa a cui aggrapparmi, per
non sprofondare, ma la sensazione era che tutto mi scivolasse tra le mani. Rabbrividisco e André
poggia una mano sulla mia. Il contatto mi fa piacere. - La mia salvezza è stato Pietro,
un amico d’infanzia, il mio migliore amico negli anni del liceo e dell’università,
anche se avevamo scelto facoltà diverse. Poi ci eravamo persi. No, non è
vero. Non ci eravamo persi, l’avevo lasciato alle spalle quando Patrick mi
aveva inserito nel suo giro, allontanandomi da tutti i miei amici. Non
sopportava che vedessi qualcun altro. Avrei dovuto capire, vero? Avrei dovuto
accorgermi che il suo non era amore, ma solo volontà di possesso. André si limita ad
annuire, senza dire nulla. - Una volta, dopo una
scena violenta, telefonai a Pietro e gli dissi che avevo bisogno di parlargli.
Combinammo di incontrarci di nascosto, a Patrick non dissi nulla. A Pietro
raccontai tutto. Fu lui a organizzare la fuga. Una vera e propria fuga.
Cambiai telefono e numero, mi licenziai. Dissi che sarei andato a lavorare a
Barcellona. Non spiegai ai miei genitori e a mia sorella come stavano davvero
le cose. Su suggerimento di Pietro, raccontai che nel mio lavoro avevo messo
i bastoni tra le ruote a una banda criminale, che adesso mi cercava, per cui
doveva nascondermi per un po’. Loro erano molto preoccupati, ma era l’unico
modo per convincerli a non sottovalutare il pericolo. Ed ero realmente in
pericolo, un pericolo mortale. - Davvero fino a questo
punto? - Sì, André. Le mie non
erano paranoie: un mese dopo la mia partenza, Pietro è stato aggredito una
sera e costretto, coltello alla gola, a consegnare il cellulare. Il
cellulare, che non era certo di ultimo modello, non il portafogli, a quelli
non interessavano i soldi, Sono sicuro, assolutamente sicuro che i due erano
stati mandati da Patrick e che volevano il cellulare di Pietro per avere il
mio numero. Erano riusciti a risalire a lui, non so come. In qualche modo
Patrick aveva capito che Pietro poteva avermi aiutato o essere in contatto
con me. - Cazzo! E… sono riusciti… - No. Pietro è Pietro: sul
cellulare c’era solo il mio vecchio numero, quello del telefono che avevo
fino a che sono scappato. Il mio numero attuale Pietro non l’aveva messo sul
cellulare: non l’ha scritto da nessuna parte. Mi ha detto che ce l’ha,
trasformato in operazioni matematiche, Pietro è insegnante di matematica, nel
suo quaderno di calcoli, ma sfida chiunque a trovarlo. In una pagina di
moltiplicazioni è scritto: 113x3, che dà il prefisso 339, seguito da un’altra
serie di operazioni che, a righe alterne, danno il mio numero, nel caso lui
lo dimenticasse. - Geniale. - Per oltre due anni sono
vissuto come se fossi davvero ricercato da una banda criminale, André. Di colpo André è sgomento.
Quasi balbetta mentre dice: - Ma… il video… cazzo,
bisogna eliminare il tuo nome, no, va tolto… Oh, cazzo! - No, André, non è
necessario. Sono un uomo libero, ora. - Sei sicuro? - Sì. Ne ho dubitato
anch’io, ma sono sicuro. C’è un momento di pausa.
L’ultima parte non è facile. - La liberazione è giunta
in un modo inatteso, come non avrei mai pensato che potesse avvenire. Lo
yacht di Patrick si è rovesciato una sera, vicino al porto di Monaco. Patrick
è affogato nella propria cabina, insieme all’uomo con cui probabilmente stava
scopando: erano entrambi nudi. Fino a che non hanno ritrovato il cadavere,
non ci ho creduto. He temuto che fosse un trucco, per farmi credere che ero
al sicuro, che potevo tornare. André china la testa, poi
dice: - Avrai sofferto anche per
questo. - No, André. Non ho
sofferto. Rendermi conto che di fronte alla morte dell’uomo che avevo amato
provavo solo un enorme sollievo è stato doloroso, quasi me ne vergognavo, ma
è stato così. - Lo capisco, ma ora sei
finalmente libero. - Sì, ora sono un uomo
libero. Potrei tornare a Genova, ma per il momento preferisco rimanere qui, dove
nulla mi ricorda la mia stagione all’inferno. C’è un momento di
silenzio, poi dico: - Scusami, André. Tu
volevi passare un pomeriggio rilassante e io ti ho ammorbato con una storia infame. - Non lo dire neanche per
scherzo. Ti ringrazio per la fiducia che mi hai dimostrato raccontandomi di
te. Mi spiace per quello che hai passato. Spero che non abbia lasciato troppe
cicatrici. - Mi sto riprendendo, ora
che la paura è passata, ma rimango diffidente nei confronti di tutti. Ti
dicevo che sono anch’io un vecchio romantico, ma scappo non appena qualcuno
mi dà l’impressione di voler andare oltre una scopata. Non ho mai portato
nessuno a casa mia. Mordi e fuggi… - Le ferite non si sono
ancora rimarginate. Ma sono convinto che con il tempo si chiuderanno. - Sì, lo credo anch’io.
Sei stato il primo a cui ho raccontato la storia. Dopo Pietro, naturalmente.
Essere riuscito a parlarne è un segnale positivo. - Senza dubbio. Rimaniamo in silenzio. Mi guardo intorno. Ci sono
almeno due uomini che ci stanno osservando. - Non ho voglia di scopare
qui. Mi faccio un’altra doccia e me ne vado. - Ti capisco. Esito un momento, poi dico: - Mi ha fatto piacere
parlare con te. Grazie per avermi ascoltato. André fa per rispondermi,
ma non gli lascio il tempo. Non lascio neanche a me stesso il tempo di
pensare. - Avresti voglia di venire
da me? André mi guarda, una
domanda negli occhi. Gli rispondo, diretto. - Non mi va di farlo qui.
Vorrei farlo a casa mia, dove non l’ho mai fatto, perché non volevo che
nessuno vedesse la mia casa, che magari pensasse di fermarsi a dormire.
Vorrei farlo con te. - Fabio… - Non ne hai voglia,
André? So che lo desidera anche
lui, ne sono sicuro, ma non voglio impormi. - Da impazzire, Fabio. Ci alziamo e ci dirigiamo
alle docce, insieme. André è stato il primo a
cui ho raccontato la mia storia, qui in Francia. Sarà il primo a entrare a
casa mia. Vorrei che fosse l’unico, almeno per ciò che faremo oggi. Sono
proprio un vecchio romantico. 2026 |