Esplorazioni

 

 

Siegmund è tornato in palestra. Intende dedicarsi alla boxe: non ha impegni mondani in serata e non si preoccupa se ne uscirà con qualche livido. Dare e prendere pugni non gli spiace e non ha paura del dolore fisico, anzi: si rende conto che a volte gli piace quando l’avversario lo colpisce duramente. È una sensazione strana, che non ha mai analizzato e che nell’ultimo periodo è diventata più forte. Fa parte dei cambiamenti che stanno avvenendo in lui. È un periodo in cui è molto irrequieto. È insoddisfatto, ma non saprebbe spiegarne i motivi: è nobile e ricco e ha tutto quanto gli serve per vivere comodamente; è un bell’uomo, forte e virile; ha una vita sociale soddisfacente, con alcuni veri amici, come Ruggero; scopa quando ne ha voglia, senza far fatica a trovare qualcuno con cui farlo. Non ha un compagno, ma non ne sente l’esigenza: non si è mai innamorato davvero e sta bene da solo, senza un legame fisso. E allora perché questa insoddisfazione?

Dopo essersi allenato un po’ con il maestro e con due altri frequentatori della palestra, assiste a un incontro di Petr Hudak, un fabbro slovacco molto vigoroso, che pratica la boxe e talvolta anche la lotta. Vederlo combattere è sempre uno spettacolo, perché è davvero un ottimo pugile, che partecipa spesso a tornei e picchia duro. Qualche volta si sono affrontati. Nella lotta a volte ha la meglio uno, a volte l’altro, ma nel pugilato è sempre Petr a vincere.

Al termine Petr si avvicina a lui.

- Allora, Siegmund, ce li hai i coglioni di accettare una sfida?

Petr è molto diretto e, pur sapendo benissimo che Siegmund appartiene a un’altra classe sociale, si rivolge a lui come farebbe con un operaio o un altro artigiano. Il barone ha l’impressione che con lui sia ancora più diretto e usi più spesso espressioni scurrili, forse per rimarcare che non gli riconosce nessuna superiorità. A Siegmund va bene così. Gli piace mescolarsi alla gente del popolo e non gli dà fastidio la brutalità del linguaggio.

Ride e risponde:

- I coglioni di prendermi un po’ di pugni? Li ho, lo sai.

Sul viso di Petr appare un ghigno.

- Ne prenderai, te l’assicuro.

Siegmund lo sa benissimo, ma l’idea non lo spaventa, tutt’altro: ha voglia di sentire i pugni e di misurare la sua capacità di resistenza. Gli piace questo avversario che non lo tratta con deferenza e che è contento di colpirlo.

L’incontro non dura molto a lungo, nonostante Siegmund si impegni al massimo. Dopo alcune schermaglie, in cui Siegmund incassa un po’ di pugni, Petr riesce a colpire Siegmund al mento. Il pugno lo stordisce e Petr ne approfitta per colpirlo al ventre. Siegmund cade in ginocchio, boccheggiante. Gli ci vuole un buon momento per riuscire a riprendere fiato. Petr ride.

- È sempre un piacere menarti.

Siegmund scuote la testa, sorride e risponde solo:

- Stronzo!

Non è in condizione di dire altro.

Dopo essersi riposato, quando il dolore si attenua, Siegmund si dedica un momento alla lotta.

Intanto arriva Gunther Donner, il falegname con cui Siegmund scopa da alcuni mesi. Si incontrano in palestra e ogni volta stabiliscono quando ritrovarsi nel pied-à-terre del barone.

Gunther lo saluta appena, con un cenno del capo, e poi si allena per conto proprio. Evitano di mostrarsi molto legati in palestra, perché nessuno possa sospettare, ma di solito scambiano due parole. Oggi invece il falegname non si avvicina. Siegmund è stupito, ma non vuole imporsi. Gunther parla un buon momento con Petr, che durante la conversazione lancia due volte una rapida occhiata a Siegmund, poi il fabbro se ne va.

Normalmente Gunther e Siegmund si affrontano nell’ultimo incontro della loro giornata in palestra: la lotta è per tutti e due una preparazione alla scopata che seguirà, perché accende il loro desiderio. Ma Gunther continua a tenersi alla larga. Siegmund non capisce, ma non intende certo chiedere spiegazioni: il falegname è libero di fare ciò che vuole. Al momento di uscire, gli si avvicina per salutarlo.

- Io vado, Gunther.

Se l’amico vuole scopare, dirà qualche cosa. Altrimenti, non c’è problema.

Gunther si guarda attorno e dice, sottovoce:

- Ci vediamo da te nel tuo appartamento?

Siegmund sorride.

- Certo.

- Tra un’ora sono lì. Adesso però è meglio se te ne vai.

Siegmund non capisce l’atteggiamento di Gunther, ma si dice che gli chiederà poi una spiegazione

Si reca nel piccolo appartamento che usa per le sue avventura in città: come Ruggero e altri nobili e ricchi borghesi, preferisce avere un luogo dove portare i suoi amanti occasionali. Introdurli nella sua residenza significherebbe far conoscere i suoi gusti ai domestici. Questo potrebbe portare alla circolazione di voci, poco piacevoli, per non dire pericolose, in un paese in cui l’omosessualità è punita dalla legge: quando la servitù è composta da diverse persone, è impossibile essere sicuri che nessuno parli troppo. Inoltre Siegmund, come tanti altri ricchi omosessuali, preferisce evitare di far conoscere la sua posizione sociale agli uomini con cui scopa, per evitare maldicenze o ricatti.

L’appartamento è situato in una casa di recente costruzione, nella Landstraßer Hauptstraße, e comprende solo un salottino e una camera da letto, ma offre tutte le comodità. La moglie del portinaio si occupa di tenerlo pulito e il riscaldamento centralizzato garantisce che la temperatura sia sempre gradevole. La camera è grande e Siegmund l’ha lasciata spoglia, con soltanto un grande letto, due sedie e i tappeti che coprono per intero il pavimento. Un grande specchio sul soffitto e altri sulle pareti moltiplicano le immagini in un gioco infinito di rimandi: a Siegmund piace vedersi mentre scopa.

Raggiunge l’appartamento, si spoglia e si infila la vestaglia di raso: a Gunther piace che lui lo riceva così, nudo sotto l’indumento. A volte l’amico si inginocchia, infila il capo sotto la vestaglia e gli succhia il cazzo, la testa coperta dal tessuto.

Gunther arriva puntuale. Appena Siegmund ha richiuso la porta gli slaccia la cintura e gli passa le mani sotto la vestaglia, sfilandogliela.

- Sono contento di rivederti, Siegmund. Scusa se in palestra mi sono tenuto lontano, ma era necessario.

- Come mai?

- Mi hanno fatto delle battute, qualcuno deve aver sospettato. Non voglio che sparlino di me. Tu puoi fregartene, non c’è nessuno che ti conosce. Io devo fare attenzione.

Siegmund capisce le motivazioni, per cui non obietta.

- Va bene. Eviteremo di parlarci in palestra, se non per combinare i nostri incontri.

Gunther gli sta accarezzando il torace. Gli piace passare le mani nella peluria che copre il petto e il ventre dell’amico. Poi le mani scendono al cazzo, questa bell’arma, in grado di dargli piacere. Non è una questione di dimensioni, anche se Siegmund è ben dotato: il barone sa come servirsi di quello che ha e mira non solo a godere, ma anche a trasmettere piacere.

Siegmund incomincia a spogliarlo, lentamente. Poi solleva Gunther e lo porta tra le braccia nella camera da letto, come fosse lo sposo che porta la sposa in casa.

Gunther ride.

Siegmund lo depone sul letto e si stende su di lui. Incomincia a baciarlo, accarezzarlo, stringerlo. Le sua mani percorrono il corpo, stuzzicando, poi Siegmund volta Gunther, mettendolo prono, inumidisce l’apertura e lentamente spinge il cazzo dentro.

Gunther geme di piacere, forte. E quando infine è dentro di lui, Siegmund dà inizio alla cavalcata. La scopata è lunga e piacevole per entrambi, come sempre: si frequentano da tempo e ognuno dei due conosce i gusti dell’altro.

Quando hanno finito si riposano un momento, scambiando due parole, poi fanno un bis. Gunther se ne va con il culo indolenzito, come gli capita spesso, ma pienamente appagato.

 

Qualche giorno dopo Siegmund ritorna in palestra.

Gunther non c’è. È invece presente Petr. Siegmund ha l’impressione che il fabbro lo guardi con astio e non riesce a capirne il motivo. Petr se ne va quando arriva Gunther, dopo aver scambiato due parole con lui.

Come la volta precedente, il falegname ignora Siegmund e solo al momento di andarsene gli si avvicina e gli dice:

- Ci vediamo tra un’ora da te?

- Per me va bene.

Diverse volte sono usciti insieme e hanno preso una carrozza per raggiungere l’appartamento di Siegmund nella Landstraßer Hauptstraße, ma dopo quanto Gunther gli ha detto la volta scorsa, è chiaro che è meglio evitarlo. Non è un problema.

Siegmund ha l’impressione che Gunther sia a disagio, come se avesse qualche preoccupazione. Si dice che gli chiederà spiegazioni quando si vedranno.

 

Siegmund raggiunge l’appartamento. Come al solito si spoglia e si mette la vestaglia. Poco dopo bussano alla porta. Siegmund va ad aprire. È sicuro che sia Gunther, ma sul pianerottolo c’è Petr, che lo guarda, ghignando.

- Petr?

Approfittando della sorpresa di Siegmund, il fabbro entra nell’appartamento e si sposta nella stanza, ignorando il padrone di casa e osservando invece l’arredamento, come se fosse in visita a un museo. Poi dice:

- So che aspettavi qualcun altro, ma per questa volta ti dovrai accontentare.

- Che cosa significa?

Petr si volta e lo fissa.

- Significa che tu devi lasciare stare Gunther.

- Gunther fa quello che gli pare. E io pure.

Petr ghigna di nuovo.

- Sapevo che non avresti abbassato la cresta, ma te la faccio abbassare io. Adesso facciamo un bell’incontro.

Petr ha raggiunto la porta della camera da letto. Siegmund lo ha seguito, sconcertato.

- Perfetto, qui c’è un sacco di spazio.

E con queste parole il fabbro incomincia a spogliarsi.

- Che cazzo fai, Petr?

- Mi preparo. Tu togliti la vestaglia, così rimaniamo tutti e due nudi.

- Non ho nessuna intenzione…

- Che tu abbia intenzione o no, non me ne fotte un cazzo, Siegmund. Se vuoi affrontarmi, bene, altrimenti mi limito a menarti.

Siegmund sa che dovrebbe chiamare il portinaio e dirgli di rivolgersi alla polizia, anche se questo potrebbe metterlo in una situazione spiacevole. Accettare di misurarsi con Petr significa solo prendere botte: questo pugile è troppo forte.

C’è però qualche cosa in lui che lo spinge ad accettare la sfida. Come quando quest’estate è stato ospite di Ruggero e ha nuotato nel fiume vicino alla confluenza, anche se l’amico lo aveva avvisato che era molto pericoloso: sapeva che non avrebbe dovuto farlo, ma lo ha fatto lo stesso.

Non si prende il tempo di pensare. Si sfila la vestaglia e la lascia cadere a terra. Petr sta finendo di spogliarsi. Siegmund lo guarda. Questo maschio tarchiato è una forza della natura, più un animale che un uomo, ma un animale formidabile. Petr si cala le mutande. È alquanto ben dotato, forse più di Siegmund stesso: non al livello di Ruggero, ma comunque la sua attrezzatura è inquietante. Lo sguardo indugia un attimo sul grande cazzo. Petr se ne accorge e ride.

- A Gunther piace molto. Piacerà anche a te.

Siegmund alza il viso e guarda l’avversario, confuso. Che cosa intende fare Petr? Il fabbro non gli lascia il tempo di formulare una domanda.

- A noi.

Petr attacca, vibrando pugni. Non hanno guantoni o una fasciatura a proteggere le mani. Siegmund cerca di concentrarsi, ma qualche cosa lo disturba, gli impedisce di reagire al meglio. Regge alcuni minuti, prendendo diversi pugni e assestandone qualcuno, finché Petr non riesce a colpirlo prima in faccia, poi al basso ventre, due volte, con tutta la sua forza. I tre pugni gli tolgono ogni volontà di resistenza. C’è solo il dolore che lo inghiotte. Crolla in ginocchio, le mani sul ventre. Petr lo alza come fosse un sacco e lo sbatte sul letto. Siegmund, troppo concentrato sulla propria sofferenza, non capisce le intenzioni del fabbro, fino a che le sue parole gli chiariscono le idee.

- Oggi non ti tocca fottere, ma essere fottuto.

Siegmund cerca di sollevarsi, ma prima che sia riuscito a muoversi, Petr lo schiaccia sul letto con il suo peso. Siegmund sente tra le natiche la pressione del cazzo del fabbro. Nessuno lo ha mai preso. Cerca di divincolarsi, ma i pugni lo hanno intontito e qualche cosa in lui cede a questo maschio che lo ha battuto.

Siegmund solleva un po’ la testa e davanti a sé, nel riflesso dello specchio, vede il ghigno trionfante di Petr, il cui corpo preme sul suo.

Il fabbro lo incula con una spinta decisa, forzando l’apertura, e il dolore è tanto violento da accecarlo. Siegmund chiude gli occhi. Non vuole vedere. Petr incomincia a muovere il culo avanti e indietro, affondando il cazzo e poi ritraendolo, in un movimento continuo, che dilata le viscere di Siegmund e accresce il suo dolore. Siegmund non cerca più di resistere: ormai sarebbe inutile. Desidera soltanto che il tormento finisca, ma Petr ha una buona resistenza e va avanti a lungo. Infine viene. Siegmund sente il seme che si rovescia nelle sue viscere.

Petr si stacca. Siegmund rimane immobile. Mentre si riveste, Petr gli dice:

- Bene, stronzo. Adesso hai gustato il cazzo di un vero maschio. Se ne vuoi ancora, hai solo da chiedermelo. Ma lascia stare Gunther.

Petr se ne va. Siegmund si infila sotto le coperte e rimane immobile. Il dolore è ancora forte, al ventre e al culo, e si attenua solo lentamente. I suoi pensieri vagano. Petr lo ha inculato. Lo ha battuto e lo ha inculato. Per la prima volta nella sua vita se l’è preso in culo.

E Gunther? Perché non è venuto? Forse Petr glielo ha impedito con la forza, magari lo ha menato. O forse erano d’accordo.

Siegmund sprofonda in un sonno inquieto.

Si sveglia due volte nella notte, ma riprende a dormire.

Il mattino lo desta la luce che viene dalla finestra. Il dolore al ventre è quasi scomparso, quello al culo si è attenuato. Siegmund si alza. Camminare gli fa male, ma è un dolore tollerabile.

Siegmund si dirige all’armadio a muro, con le ante coperte da specchi, lo apre e tira fuori una cassetta, chiusa con un lucchetto. Prende la chiave dalla tasca dei suoi pantaloni: non la lascia nell’appartamento perché non vuole che la moglie del portinaio possa aprire la scatola e vederne il contenuto.

Siegmund ne estrae un cazzo di legno, perfettamente sagomato: lo usa qualche volta nei suoi giochi con Gunther o con altri. Non l’ha mai usato su di sé. Lo unge con una crema che tiene nella cassetta. Poi si mette davanti allo specchio, si china in avanti e preme il cazzo contro il buco del culo. Il dolore si riaccende, violento. Man mano che il cazzo di legno affonda nella carne, la sofferenza cresce, ma Siegmund non ci bada. Con la sinistra continua a spingere e con la destra si afferra il cazzo, che già si tende, e incomincia a masturbarsi. Non si chiede che cosa sta facendo. Il dolore e il piacere si mescolano, finché Siegmund viene e il suo sborro si sparge, abbondante, sullo specchio. Siegmund lo guarda, poi chiude gli occhi. Si toglie il cazzo di legno dal culo e lo lascia cadere a terra. Camminando a fatica, torna a letto e si stende. Rimane a guardarsi nello specchio del soffitto, nudo, il cazzo che lentamente perde consistenza e volume. Guarda, come se fosse un altro, la sua immagine nello specchio. Quest’uomo è stato inculato e poi si è fatto una sega mentre si infilava un cazzo di legno in culo.

 

Siegmund si alza a mezzogiorno, spinto dalla fame. Il culo gli fa male, parecchio: il giocattolo ha rinnovato il dolore causato dallo stupro. Perché l’ha fatto? Siegmund non saprebbe dire.

Pulisce lo specchio su cui ha versato il suo seme, raccoglie il cazzo di legno, lo pulisce e lo mette nella cassetta, si lava e si riveste.

Ha bisogno di parlare con qualcuno e l’unica persona con cui può farlo è Ruggero. Alcuni dei suoi amici conoscono i suoi gusti, perché Siegmund non ama nascondersi, ma a nessuno di loro si sentirebbe di raccontare ciò che è successo e soprattutto ciò che ha fatto dopo essersi alzato. Sa che Ruggero intende partire a fine mese per un viaggio, ma dev’essere ancora a Vienna.
Siegmund prende una carrozza e si reca al palazzo dei duchi. Tra lui e Ruggero esiste una certa confidenza e non ha bisogno di annunciare la sua visita. Se Ruggero non fosse a casa, gli lascerà un messaggio.

 

Ruggero è a casa ed è stupito di vedere l’amico. Ma gli basta guardarlo in faccia per capire che c’è qualche problema.

- Siegmund, che è successo?

- Una storia lunga, Rüdiger. Hai un po’ di tempo da dedicarmi?

- Tutto il tempo che vuoi, amico.

- Grazie. Non è facile, ma cercherò di spiegare.

Ruggero lo fa accomodare nel salotto accanto alla sua camera da letto, uno spazio intimo e raccolto.

Siegmund incomincia a narrare. Racconta di Gunther, di cui ha già avuto occasione di parlare all’amico, degli ultimi incontri e dell’arrivo di Petr.

- Il fabbro? Ma come cazzo…

- Non lo so. O ha seguito Gunther e alla porta di casa lo ha fermato, prendendo il suo posto, o erano d’accordo. Me lo farò spiegare. Ma l’importante è ciò che è successo dopo.

- Dimmi.

Siegmund racconta: l’incontro, la sconfitta, lo stupro. Ruggero ascolta, attento, partecipe. Narrargli questa parte è facile.

- Merda! Siegmund, mi spiace…

- Non è finita. Fosse finita lì, non darei alla faccenda troppa importanza. Mi ha fatto un male cane, mi ha umiliato, ma pazienza.

- Cos’altro è successo?

Rivelare ciò che ha fatto dopo è più difficile: il cazzo di legno, la sega allo specchio, il rinnovare il dolore, mescolandolo al piacere. Ma è venuto proprio per questo. Con una certa fatica riprende a narrare, senza tacere nulla.

- E questo è tutto, Rüdiger. Sono pazzo?

- No, Siegmund, di sicuro. E il fatto che tu mi ponga questa domanda sarebbe una conferma, se fosse necessario. Sei perfettamente sano di mente, ma lo stupro ti ha sconvolto.

- E perché mi sono infilato un cazzo di legno in culo? Me lo sai spiegare?

Ruggero sorride e scuote la testa.

- No, non te lo so spiegare. Ma in quel momento volevi farlo.

- Mi sono fatto una sega spingendomi quel fottuto cazzo in culo… sono venuto… merda!

- Siegmund, non so che dirti. Era quello che volevi. Forse in qualche modo volevi ripetere l’esperienza, ma controllarla. Non lo so. O forse lo stupro ha destato in te desideri di cui non ti rendi conto.

Siegmund annuisce e guarda il fuoco che arde nel caminetto.

- Sì, entrambe le spiegazioni potrebbero essere vere. Può essere.

Siegmund fissa l’amico negli occhi, poi dice:

- Ho le idee molto confuse, ma voglio cercare di chiarirle. E credo che cercherò di farlo, anche se non mi rivolgerò a Petr per questo.

Ruggero ride.

- No, non mi sembrerebbe consigliabile.

Poi, vedendo che Siegmund rimane silenzioso, aggiunge:

- Che cosa pensi di fare per esplorare questa parte di te?

- Non lo so. Non intendo andare in giro a offrire il culo.

- Se vuoi mantenere il pieno controllo della situazione, puoi andare al bordello. La Casa Verde, ovviamente.

La Casa Verde è uno dei due principali bordelli maschili di Vienna. Un ambiente esclusivo, dove si può trovare di tutto e dove la discrezione è garantita. La polizia non ci mette mai piede, perché tra i clienti ci sono diversi personaggi altolocati.

- Non ci sono mai andato.

A Siegmund è capitato di frequentare qualche volta bordelli quando è in viaggio, ma mai a Vienna: non ha difficoltà a trovare qualcuno con cui scopare, perché molti maschi sono attratti da lui.

- So che anche lì fanno massaggi. Non ci sono mai andato, ma un amico mi ha raccontato.

Siegmund aggrotta la fronte.

- Massaggi? Come quelli che facciamo in palestra?

- Non solo, ti massaggiano anche… diciamo… in profondità.

Ruggero ride e spiega:

- Buco del culo compreso. E anche dentro. E se vuoi, vanno oltre.

- Massaggiandoti con il cazzo?

- Esatto. Ma solo se lo vuoi.

Siegmund riflette. Non sa che cosa vuole, non occorre che decida ora. In ogni caso prima vuole lasciar passare qualche giorno. E parlare con Gunther per capire che cosa è successo.

- Grazie per l’informazione. Non sono sicuro di volerci andare, ma ci penserò.

- Il vantaggio è che lì decidi tu che cosa vuoi fare, dove ti vuoi fermare.

Parlano ancora un momento, poi Siegmund dice:

- Grazie Rüdiger. Parlare con te mi ha fatto bene.

- Ne sono felice.

Siegmund è contento di essersi confidato con Ruggero. Sa che su di lui può contare, anche se la loro amicizia non è profonda. Potrebbe andare davvero alla Casa Verde. Oppure… di colpo pensa a Ruggero. Chissà se… Scaccia il pensiero, senza formularlo chiaramente.

 

Due giorni dopo Siegmund torna in palestra, all’ora in cui di solito trova Gunther. Infatti il falegname è presente. Siegmund gli si avvicina, senza badare a Petr, che da lontano lo guarda rabbioso: non gli importa di lui. Gunther è disorientato: non si aspettava che il barone gli parlasse.

- Gunther, voglio sapere una cosa.

Gunther si guarda intorno, controllando dove si trova Petr, che di sicuro li ha visti. Nota che infatti il fabbro li sta fissando. Chiede:

- Che cosa?

- Quando mi hai dato appuntamento, tre giorni fa, sapevi che sarebbe venuto Petr?

Gunther lancia di nuovo un’occhiata verso il fabbro, che ora si sta avvicinando e pare controllare a stento la sua rabbia. Abbassa la testa e risponde:

- Mi ha detto lui di fissare l’appuntamento. Mi aveva spiato, la volta prima, e ha scoperto che ti vedevo lo stesso.

Gunther tace. Petr si è avvicinato e sibila:

- Ti ho detto di lasciare in pace Gunther.

- Non rompermi i coglioni, Petr. Voglio sapere la verità. Hai detto tu a Gunther di fissare un appuntamento con me, l’altro giorno? Per venire tu al posto suo?

Petr scuote la testa. Si guarda intorno e risponde, piano:

- Sì, volevo menarti e fotterti, come ho fatto. Il culo ti fa ancora male?

Siegmund ha avuto la conferma che cercava. Ignora il commento finale di Petr e si rivolge a Gunther:

- Sei uno stronzo, Gunther.

Petr interviene:

- Senti, levati dai coglioni o ti spacco la faccia, adesso.

Siegmund ghigna.

- Non ti conviene. Qui tu hai tutto da perdere.

È vero. Nessuno sa chi sia esattamente Siegmund, ma tutti conoscono Petr e uno scandalo verrebbe risaputo anche in tutti i locali che il fabbro frequenta.

Siegmund si rivolge di nuovo a Gunther:

- Perché cazzo, se ti eri messo con Petr, hai voluto scopare ancora con me? Petr se la cava così male a letto?

Petr afferra la camicia di Siegmund con una mano. Fa fatica a contenersi.

- Il mio cazzo l’hai provato, bastardo.

Il gesto di Petr non ha sorpreso Siegmund. A disorientarlo invece, perché del tutto inattesa, è la reazione del suo corpo: il sangue affluisce al cazzo, che cresce, pur senza irrigidirsi. Risponde, sempre a bassa voce:

- Sì, è grosso e duro, ma temo che tu non sia molto bravo, a letto. Capisco che Gunther ogni tanto cerchi qualche cosa di meglio.

Petr ha un movimento convulso della mano e le sue dita lacerano la camicia. Il cazzo di Siegmund si tende: ora è rigido. Il barone è confuso e non riesce a capire quello che gli sta succedendo.

Intanto però il gestore della palestra si è avvicinato.

- C’è qualche problema?

Siegmund sorride e risponde:

- No, solo una piccola discussione. Niente di grave.

Petr lascia andare la camicia. Freme e vorrebbe spaccare la faccia a Siegmund, ma sa di non poterlo fare nella palestra.

Il gestore ha notato che la camicia di questo ricco signore è lacerata. La faccenda gli dà fastidio: tiene a entrambi i clienti, per motivi diversi. L’uomo che ritiene essere un borghese, se non un nobile, paga bene, è un buon lottatore e pugile e dà un tono alla palestra. Petr è un ottimo pugile e la sua presenza dà ugualmente lustro al locale, anche se in modo diverso.

- Se avete una controversia, potete risolverla sfidandovi, ma vi prego di evitare scenate nel locale.

Non c’è stata nessuna scenata, ma il gestore teme che si verifichi, perché Petr Hudak è chiaramente furioso. Si allontana, ma tiene d’occhio i due clienti.

Petr si rivolge a Siegmund:

- Sì, potremmo fare un incontro.

Siegmund alza le spalle. Ha ancora il cazzo duro e la faccenda lo infastidisce.

- No, non mi interessa. Non qui.

Non sa perché ha aggiunto “Non qui”, che dà alla sua frase un senso completamente diverso.

Petr sorride, un sorriso feroce.

- Magari da te, nel tuo appartamento da puttana francese. Così poi te lo metto di nuovo in culo.

Siegmund è furibondo con se stesso per aver risposto, ma il cazzo è ancora più rigido. Non replica e Petr insiste:

- In fondo è quello che vuoi, no?

- Piantala, stronzo.

Siegmund si volta e si allontana, irritato non tanto con Petr, ma con se stesso. Ha chiarito con Gunther e questo è positivo, ma la sua risposta a Petr non ha senso. Che cosa lo ha spinto a parlare così? Vuole davvero affrontarlo di nuovo, farsi menare e inculare? È questo? Può essere, davvero, ma lasciare che Petr lo sospetti è idiota.

Vedendolo dirigersi verso l’uscita, il gestore lo raggiunge. È preoccupato che questo cliente possa decidere di non tornare più.

- Spero che non le abbiano dato fastidio.

- No, una piccola discussione. Niente di grave.

Siegmund se ne va. Tornerà, ma in altri orari. Per un po’ preferisce non vedere né Gunther, né soprattutto Petr. Ha reagito nel modo sbagliato e prima di trovarsi di nuovo di fronte al fabbro, vuole aver fatto chiarezza dentro di sé. Non sarà facile. Alla Casa Verde potrebbe esplorare le reazioni del suo corpo, ma non capire perché gli è venuto duro mentre Petr lo minacciava.

 

Qualche giorno dopo Siegmund si reca al gran ballo dai Frestel. Non ama molto ballare, ma queste occasioni mondane gli offrono l’opportunità di vedere persone che non frequenta abitualmente. Questa sera spera di trovarvi Ruggero. Potrebbe andare da lui direttamente, come ha già fatto la volta scorsa, ma non è sicuro dell’idea che gli è venuta e preferisce un incontro casuale, che gli lascia la possibilità di battere in ritirata.

Sta salendo lo scalone del palazzo, quando vede scendere proprio Ruggero, che gli dice:

- Arrivi tardi, amico mio.

- Sei tu che te ne vai presto.

Ruggero sorride.

- È vero. Sono venuto per ottemperare ai miei obblighi sociali, ma sono impaziente di tornare a casa, dove sono atteso.

Il sorriso di Ruggero mette Siegmund sulla strada.

- Atteso? Da chi?

- Dall’uomo che amo, Siegmund.

Siegmund non si aspettava la risposta: pensava piuttosto a un’avventura. Annuisce, disorientato. Ruggero riprende:

- Mi sembri deluso. Pensavo che saresti stato contento di sapermi felice.

- Lo sono, Rüdiger, lo sono davvero. Se c’è uno che se lo merita, sei tu. Ma ero venuto contando di parlarti di una mia mezza idea… direi che è superata.

- Escludo che tu volessi farmi una dichiarazione d’amore.

- No, questo no.

- E allora, perché l’idea è superata?

Siegmund è in imbarazzo.

- Non voglio far aspettare l’uomo che ami, Rüdiger.

- Può attendere dieci minuti in più o anche mezz’ora. Non intendo trascurare gli amici, anche se sono innamorato. Senti, non posso rientrare, sarebbe assurdo. Scendiamo e ci parliamo un momento in strada. Qui siamo solo d’ingombro.

Siegmund non è sicuro di voler parlare a Ruggero della sua idea, tanto più ora che l’amico si è rivelato innamorato. È Ruggero a dirgli, quando sono in strada:

- Che cosa c’è, Siegmund? Riguarda la faccenda di cui mi hai parlato, vero?

- Come hai fatto a capirlo?

- Ti vedo preoccupato, incerto. E mi è venuto da pensare che il problema sia quello di cui abbiamo già discusso.

- Logico. Non vengo da te per qualsiasi problema, non sei il mio padre confessore…

- Per fortuna! Non credo che tu ne abbia uno, ma se lo avessi, il poveretto avrebbe le mani nei capelli ogni volta che ti vede.

Siegmund ride.

- Credo che tu abbia ragione.

Sono in strada e si sono allontanati un po’ dalle carrozze in attesa. Ruggero ha fatto un segno al suo cocchiere perché non si avvicini.

- Allora, dimmi. Di che cosa si tratta. È così difficile da dire?

- No, pensavo… quello che ti ho raccontato, il desiderio di esplorare e capire… Potrei andare alla Casa Verde…

- Potresti, ma direi che non hai voglia di farlo, allora…

- …allora… avevo pensato che avrei preferito rivolgermi a un amico. Non a uno qualsiasi.

- Hai pensato a me?

Non è una vera domanda. Ruggero ha capito benissimo.

- Sì, ma se sei innamorato, non è il momento.

Ruggero ride.

- Amo Janos, che ti presenterò, ma quello che mi stai chiedendo è tutt’altro. Se tu mi dicessi che ti sei innamorato di me, dovrei dirti di no. Ma non è il mio amore che cerchi e di certo non intendo negarmi.

- Non ti pesa?

- Se vuoi, se è davvero quello che vuoi, per me va bene. Sai benissimo che mi piacciono i maschi e tu sei certamente un maschio desiderabile, a differenza di me. Aiutarti mi fa piacere. E sarà piacevole.

- Rüdiger, ti ringrazio.

- Ti vedo ancora dubbioso.

- È vero. Siamo amici, Rüdiger, anche se non ci conosciamo a fondo. L’unico mio timore è che questo possa rovinare la nostra amicizia.

- Credo che possa invece rafforzarla.

- Non credi che mi disprezzerai?

- No, Siegmund. Stimo gli uomini che non hanno paura di fare i conti con i propri desideri.

- Grazie. Non ti trattengo oltre. Quando possiamo vederci?

- Domani pomeriggio?

- Per me va bene. Vieni da me, nel mio appartamento da puttana francese, come dice Petr?

Siegmund preferisce che il loro incontro si svolga nello stesso luogo in cui è stato stuprato e poi si è infilato il cazzo di legno in culo: vuole tenere fuori dalla sua quotidianità quello che è successo e quello che succederà. Per il momento desidera che questa parte della sua vita rimanga a sé.

- Quello nella Landstraßer Hauptstraße?

- Sì.

- Va benissimo.

Fissano l’orario.

 

La luce del giorno entra dalla grande finestra, ma Siegmund ha acceso due lampade: vuole vedersi bene, riflesso negli specchi, mentre Ruggero lo prende. Gli è sempre piaciuto vedersi quando scopava qualche altro maschio, ora si vedrà mentre viene inculato. Con Petr ha chiuso gli occhi, ma ora vuole affrontare la realtà ad occhi ben aperti.

Ruggero arriva puntuale: su di lui si può sempre contare.

Si salutano, poi Ruggero chiede:

- Sei sempre della stessa idea?

- Sì, Rüdiger. Assolutamente. Tu non hai avuto ripensamenti?

- Ripensamenti? All’idea di scopare con un bel maschio? E quando mai?

Siegmund ride, nascondendo il suo nervosismo.

- Andiamo di là.

Ruggero non è mai stato nell’appartamento. Si stupisce di vedere gli specchi che coprono le pareti e il soffitto. Siegmund se ne accorge.

- Petr dice che è un appartamento da puttana francese.

- L’appartamento no, anche se non ho visto il bagno e non so che cosa ci tieni. La camera in effetti è da bordello. La trovo molto stuzzicante.

Dopo un attimo di pausa, aggiunge:

- Pronto?

Siegmund annuisce. Si spoglia, con movimenti rapidi. Anche Ruggero si toglie gli indumenti. Siegmund lo osserva. Non è un bell’uomo, no, di certo. Ma è un maschio come ce ne sono pochi.

Rimangono un attimo nudi a guardarsi, poi Ruggero chiede:

- Come vuoi metterti?

Siegmund riflette un attimo. Ha posseduto diversi uomini e sa quali posizioni rendono più facile la penetrazione. Poiché a metterglielo in culo sarà Ruggero, è meglio che si metta in modo da favorire al massimo la dilatazione: l’amico è il maschio più dotato che abbia mai visto.

Sale sul letto e si stende prono, tenendo però le gambe allargate e piegate, in modo da sollevare il culo.

- Va bene così?

- Deve andare bene a te. Comunque hai proprio un bel culo.

Siegmund non dice nulla. Guarda nello specchio Ruggero, in piedi dietro di lui.

- Posso massaggiarti un po’, se ti va.

- Sei bravo a massaggiare?

Ruggero scuote la testa, sorridendo.

- Ma ti pare? Sicuramente no, ma farò del mio meglio. Credo che sia un buon modo per prepararti a quello che verrà dopo, se non cambi idea.

- Va bene.

Le mani di Ruggero si posano sulle gambe di Siegmund e risalgono fino al culo. Indugiano a lungo sulle natiche, premendo, accarezzando, stringendo. Non è certo uno dei massaggi che Siegmund riceve in palestra, ma è gradevole ed è stimolante. Le dita di Ruggero scorrono sul solco, più volte, premono, stuzzicano l’apertura, risalgono sulle natiche, riprendono il loro percorso per poi tornare a premere contro l’apertura.

Il gioco è piacevole, Siegmund deve ammetterlo.

Ruggero si stacca un attimo, prende qualche cosa dalla giacca. Ritorna a giocherellare con l’apertura, ma le sue dita sono unte e ora prima l’indice, poi il medio, si infilano dentro, distribuendo la crema. L’ingresso non è stato doloroso e la pressione esercitata è piacevole.

Mentre la destra lavora sull’apertura, la sinistra si infila sotto il ventre di Siegmund e stuzzica il cazzo, accarezzandolo e stringendolo, poi scende ad avvolgere i coglioni e risale. Il cazzo si riempie di sangue e si irrigidisce. Dopo un buon momento di questo lavorio, Ruggero chiede:

- Vuoi che vada oltre?

Siegmund esita un attimo, ma negare i propri desideri gli sembrerebbe assurdo. È abituato ad essere franco con se stesso. Guarda la propria immagine nello specchio e quella di Ruggero che lo sovrasta. Non può vedere le due mani che gli stanno dando piacere e riesce appena a intravedere a tratti il cazzo dell’amico, ormai teso e svettante.

- Sì. Fatti vedere.

Ruggero annuisce. Non mostra stupore. Sale sul letto, dietro Siegmund, che ora può vederlo nello specchio incombere sopra di lui, il grosso cazzo pronto.

Ruggero si stende su di lui, lo accarezza, mentre la cappella preme contro l’apertura e infine, per la seconda volta nella sua vita, Siegmund sente un cazzo entrargli in culo. Questa volta l’ingresso è stato preparato e non è doloroso o, più esattamente, dà più piacere che sofferenza: la sensazione di quest’arma possente che lo penetra è intensissima.

Ruggero è un gran toro da monta, come Siegmund sa, anche se l’amico non se ne vanta mai. Mentre il suo cazzo scava nel culo di Siegmund, le sue mani si muovono, a tratti forti, quasi brutali, a tratti delicate, in strette e carezze.

Siegmund sente la tensione salire, mentre il piacere avvolge completamente il dolore, cancellandolo, e infine viene con un gemito. Ruggero imprime alle sue spinte un ritmo più rapido e viene anche lui. Si ritrae, ma rimane sul letto.

Siegmund si stende sulla schiena. Sotto il culo sente il lenzuolo bagnato dal suo sborro.  

Ruggero lo guarda, una domanda inespressa, a cui Siegmund non risponde. Non ora.

- Stenditi anche tu.

Ruggero esegue. Siegmund lo guarda. Fissa il grosso cazzo, ancora turgido.

Voleva provare. Ha provato. È stato bello. L’orgasmo è stato violento, come di rado gli è capitato. Ora che il piacere svanisce, il culo gli fa parecchio male, ma non ha importanza.

Ha scoperto qualche cosa di nuovo. L’idea che gli piaccia essere inculato non lo disturba. Nei rapporti è sempre stato attivo, perché era quello che gli piaceva, ma non ha mai pensato che chi gli si offriva valesse di meno. Non ritiene che essere posseduto sia meno virile: come dice Ruggero, un uomo deve avere il coraggio di vivere ciò che desidera.

Adesso sa di desiderare anche questo. Va bene così. Ci sono altri aspetti che non ha esplorato. Non ha chiesto a Ruggero di menarlo e non intende farlo. Si sentirebbe a disagio e metterebbe a disagio l’amico.

- Grazie, Rüdiger.

- Tutto bene?

- Tutto bene. Un’unica cosa mi importa: vorrei che nulla cambiasse nella nostra amicizia.

- Qualche cosa è cambiato, Siegmund. Non sarà più come prima, almeno per me. Ti sento molto più vicino, ora.

- Non mi ritieni…

Siegmund non completa la frase. Ruggero ignora la domanda inespressa: la risposta è superflua.

- Grazie per esserti affidato a me, per aver avuto fiducia in me.

Siegmund scuote la testa.

Rimangono un momento in silenzio. Ruggero scivola nel sonno, come spesso gli succede dopo l’orgasmo. Siegmund rimane in un dormiveglia.

Quando l’amico si sveglia, chiacchierano un momento. Poi Ruggero si riveste e al momento di andarsene dice:

- Siegmund, partirò la settimana prossima per Parigi. Se in questi giorni hai bisogno di me, per qualsiasi cosa, fammelo sapere. Se posso aiutarti, ne sono ben contento.

- Grazie ancora. Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci e capire.

 

Siegmund torna in palestra, ma evita gli orari in cui più facilmente può trovare Gunther e Petr. Del falegname non gli importa nulla: ormai lo disprezza. Detesta il fabbro, ma è sufficientemente lucido per vedere che gli trasmette emozioni ambivalenti, per cui preferisce evitare di incontrarlo.

Va più volte ad assistere a incontri di pugilato o di lotta in altri locali. Si rende conto che vedere due uomini affrontarsi spesso lo eccita. Anche prima gli piaceva, ma ora il piacere che prova ha anche altre componenti.

In due occasioni è presente anche Petr. Siegmund si tiene alla larga e il fabbro non si avvicina. Una sera Siegmund entra in uno dei locali molto popolari dove va ad assistere agli incontri di boxe. Nel terzo incontro a combattere è Petr, che viene sconfitto.

Siegmund assiste ancora all’incontro successivo. Al termine una voce alle sue spalle dice:

- Soddisfatto, Siegmund?

Siegmund si volta e guarda Petr che lo fissa, ghignando.

- Perché dovrei essere soddisfatto?

- Perché hai potuto vedere qualcuno che mi menava.

Siegmund alza le spalle. Detesta Petr, ma non prova nei suoi confronti odio. Al massimo antipatia, questo sì, ma per quanto lo disturbi ammetterlo, c’è anche una forte attrazione fisica.

- Petr, non me ne fotte un cazzo se qualcuno ti mena. Ti è chiaro così? Vengo a vedere degli incontri perché mi piace. Quello a cui hai partecipato è stato bello e di questo sono soddisfatto.

Petr non demorde.

- Ti sarebbe piaciuto essere al posto di quello e menarmi, vero?

- Se fossi stato al posto di quello, me le sarei prese. Petr, so benissimo che come pugile sei molto più forte di me. Nella lotta siamo alla pari, ma nella boxe con te non ho speranze.

- Peccato, perché a me piacerebbe menarti. E poi mettertelo in culo.

- Petr, ancora? Non me ne fotte un cazzo di Gunther, non l’ho più rivisto e anche se venisse da me strisciando lo manderei a cagare e non perché adesso è di tua proprietà, ma per quello che ha fatto. È chiaro così?

- Neanche a me fotte più un cazzo di quella troia.

- Non state più insieme?

- No. Scopa con tutti. È una troia, te l’ho detto.

- E allora perché ce l’hai ancora con me?

Petr scuote la testa.

- Non ce l’ho davvero con te. Ma ho voglia di spaccare la faccia a tutti.

Siegmund sorride.

- Diciamo che allora preferisco rimandare il nostro incontro a un altro momento, quando sarai di umore migliore. Spero che non ti dispiaccia.

Nuovamente Petr fa un cenno di diniego, ma ghigna.

 

I giorni passano. Siegmund è irrequieto. Non sa con chi confrontarsi, perché Ruggero è a Parigi. Nella palestra dove si reca abitualmente lotta ogni tanto con Hans Kerbel, un gigante dai capelli rossi, con una lunga barba, anch’essa color fiamma. È un borghese, un medico, molto ricco di famiglia. Con lui Siegmund si trova bene, ne apprezza la correttezza e la cordialità. Sono entrambi buoni lottatori, ma Hans è più forte e riesce spesso a battere Siegmund.

Durante un incontro Hans manda Siegmund in ginocchio e poi preme su di lui, per impedirgli di rialzarsi, mentre gli blocca un braccio dietro la schiena. Siegmund sente contro il culo la pressione del cazzo di Hans, che si è irrigidito. Si sente improvvisamente debole e ogni volontà di resistere scompare.

- Ti arrendi?

- Mi arrendo.

Hans si alza e Siegmund lo imita. Lo sguardo di Siegmund scende fino alla grossa protuberanza all’altezza del cavallo. Hans se ne accorge. Dice, leggermente in imbarazzo:

- Scusami, la lotta a volte mi fa questo effetto.

Siegmund annuisce. Poi dice, senza riflettere:

- Mi piacerebbe fare con te un incontro in privato.

Hans lo guarda. Deve aver intuito. Sorride e dice:

- Perché no?

- Vieni da me… quando sei libero?

- La sera. O giovedì pomeriggio.

- Domani sera ti va bene?

- Benissimo.

Stabiliscono l’ora. Siegmund dà l’indirizzo dell’appartamento nella Landstraßer Hauptstraße.

Hans arriva puntuale. Coglie subito che Siegmund non abita nell’appartamento, ma non dice nulla.

- Vieni di là.

Nella camera da letto c’è solo una lampada accesa. Hans guarda gli specchi e sorride. Siegmund spiega:

- Mi piace guardarmi mentre lotto. O mentre scopo.

Hans annuisce. Non dice nulla, aspettando che Siegmund gli dica che cosa vuole.

- Spogliamoci e facciamo un incontro di lotta. Non fai pugilato, vero?

- No, non mi piace dare pugni. E neanche prenderne.

Hans ride, un riso leggero.

Siegmund si spoglia, completamente. Hans lo imita. Tutti e due hanno il cazzo non più a riposo. Si affrontano, si avvinghiano, lottano. Siegmund resiste il più a lungo possibile: vuole far sudare a Hans la vittoria che non mancherà.

Infine Hans ha la meglio. Siegmund è bloccato sul pavimento.

- Prendimi, Hans.

Hans annuisce. Inumidisce bene la cappella. Poi sparge un po’ di saliva sull’apertura e la forza. È alquanto dotato e l’ingresso è doloroso, ma è stato preparato e Hans si muove con cautela. Dolore e piacere si mescolano. Hans cavalca a lungo. Quando infine è sul punto di venire, afferra il cazzo di Siegmund e lo guida al piacere, mentre viene.

Si abbandona su di lui, gli accarezza il capo e mormora:

- Grazie.

È stato bello, molto bello, e Siegmund ha goduto. Ma gli è mancato il dolore.

 

Siegmund va sempre più spesso ad assistere a incontri di pugilato e di lotta, in tutti i tipi di locali: ormai conosce i posti dove vengono organizzati tornei o singoli incontri.

Una sera nota che un uomo, che deve avere più o meno la sua età, lo guarda. Non lo conosce, ma ha l’impressione di averlo già visto altre volte. Dev’essere un borghese, a giudicare dall’abbigliamento, che è simile al suo: un abito dimesso, per non farsi notare troppo nel locale, ma non un travestimento da operaio. Un bell’uomo, alto, piuttosto massiccio, con capelli, barba e baffi biondi.

Si chiede perché l’uomo lo guardi ogni tanto, ma non gli sembra il caso di avvicinarsi e porgli la domanda: lo sguardo non è troppo insistente.

Al termine della serata, quando è appena è uscito, Siegmund viene raggiunto dall’uomo.

- Mi scusi, signor barone, posso parlarle un momento? Sono Tobias Nebelwald, un giornalista della Neue Freie Presse.

Siegmund è perplesso. Non lo stupisce essere stato riconosciuto: non è certamente una celebrità, ma è un nobile, che partecipa alla vita sociale della città, pur non occupando una posizione preminente, né per titolo, né per ricchezza. Non capisce invece perché questo giornalista chieda di parlargli. L’unico modo di scoprirlo è chiederglielo.

- Perché vuole parlarmi?

- Sto scrivendo una serie di articoli sul mondo del pugilato a Vienna: i locali, i pugili, gli spettatori. Ho intervistato diversi uomini che assistono a questi spettacoli: operai, artigiani, borghesi. Mi piacerebbe sentire anche la voce di un nobile.

Siegmund è perplesso. Non ha voglia di comparire in un giornale come spettatore di incontri di pugilato in locali popolari. Non c’è nulla di male, non commette reati e comunque non ha un ruolo significativo, né nella vita politica, né in quella mondana: in questa è solo una comparsa, nell’altra non c’è proprio. Ma l’idea non gli piace. Troncherebbe subito la conversazione, ma l’uomo che ha di fronte gli piace e gli sembra simpatico.

- Mi spiace. Non voglio apparire scortese, ma preferisco non figurare. Tra i nobili la boxe non è molto popolare.

Nebelwald sorride. Ha un bel sorriso.

- Non metterò il suo nome. Il barone M., se le va. Potrebbe essere chiunque.

È vero. Solo chi sa che pratica la boxe, potrebbe sospettare che si tratti di  lui.

- E va bene.

Il giornalista lo invita a prendere da bere in un locale. Chiacchierano una mezz’ora, molto liberamente, poi Nebelwald ringrazia e si salutano.

 

In palestra Siegmund riprende il solito orario. Gunther ha smesso di venire, Petr c’è spesso. Siegmund si scopre a guardarlo, quando pensa che il fabbro non lo veda. Sente di dover fare i conti con lui, ma non sa bene che cosa questo significhi.

Perché ha l’esigenza di affrontarlo? Non è certo l’uomo con cui vorrebbe avere una relazione.

Petr lo attrae, nonostante la violenza. O forse lo attrae proprio per la violenza? La domanda apre uno squarcio. Non aveva mai pensato che potesse essere così, ma ora che ha avuto l’idea, si chiede come ha potuto non pensarci prima. È ovvio che è così: è attratto dalla brutalità di Petr, dalla minaccia che costituisce. 

Siegmund si chiede se non avvicinarglisi. In palestra si scambiano un cenno di saluto, poi si ignorano. Come reagirebbe il fabbro, se lui gli parlasse? È il caso di farlo? Petr è davvero in grado di fornirgli le risposte ad alcune delle domande che si pone? Siegmund non sa come muoversi.

L’incertezza dura qualche giorno, fino a che Siegmund non assiste a un bell’incontro, in cui il fabbro riesce a mandare a terra un avversario molto forte. Petr lascia il ring per andare a lavarsi. Siegmund è sul suo percorso. Potrebbe spostarsi e non ci sarebbe nessun incontro.

Siegmund rimane dove si trova. Quando Petr gli passa di fianco, gli dice:

- Sei stato bravo. Un bell’incontro.

Petr lo guarda, perplesso.

- Che cazzo vuoi?

- Sapere quando vieni a trovarmi nel mio appartamento da puttana francese.

Petr ghigna.

- Aspettavo il tuo invito. Anche questa sera.

- Questa sera va bene.

Concordano un’ora, poi Petr si allontana. Siegmund passa nello spogliatoio e si riveste. Esce dalla palestra e cammina. Si chiede che senso ha avuto dare un appuntamento a Petr. Una follia, probabilmente, ma in fondo si rende conto che ha bisogno di capire.

Siegmund si prepara come al solito: si spoglia, si lava e mette la vestaglia sul corpo nudo. È teso, ma la tensione è anche eccitazione.

Nel salotto una lampada è accesa, ma nella camera da letto Siegmund ha lasciato solo una candela accesa, sul comodino di fianco al letto.

Petr arriva puntuale. Entra e passa direttamente nella camera da letto, senza dire una parola. Non sembra stupirsi di trovare la stanza buia. Si spoglia rapidamente. Siegmund nota che il fabbro ha il cazzo mezzo duro.

La stanza è immersa nel buio, ma gli specchi riflettono la luce dell’unica candela accesa: una piccola luce che si ripete mille volte. I loro due corpi sono due sagome scure.

Siegmund si concentra: sa che Petr lo vincerà ed è quello che desiderano entrambi, ma vuole che sia davvero un incontro. Cerca di mettere in difficoltà l’avversario, ma il fabbro gli è di troppo superiore. Dopo qualche colpo meno forte, un pugno allo stomaco gli toglie il fiato e un secondo al mento lo manda a terra.

I due colpi sono stati meno violenti della volta precedente. Il dolore è forte, ma tollerabile.

Seduto sul pavimento, Siegmund chiede:

- Hai vinto. Come mi metto?

- In ginocchio, così mi succhi il cazzo.

Siegmund lo guarda, sorpreso. Non si aspettava la richiesta. Non vorrebbe farlo, ma ha proposto la sfida e deve accettare le conseguenze della sconfitta. Annuisce e si inginocchia. Guarda il grosso cazzo del fabbro. Lo prende in bocca. Non ha mai succhiato un cazzo, ma diversi gli hanno fatto il servizio.

Lavora un po’ con la bocca. Non è bravo, ma fa del suo meglio.

Dopo un momento Petr dice:

- Adesso basta. A quattro zampe.

Siegmund ubbidisce.

Petr gli sputa sul buco del culo e sparge un po’ di saliva, poi avvicina la cappella e spinge dentro, con decisione, ma senza violenza. L’apertura è stata lubrificata e questa volta il dolore provocato dall’ingresso è tollerabile.

Petr fotte con energia. Siegmund guarda nello specchio di fronte a sé il riflesso dei loro due corpi, l’uomo a quattro zampe e quello che lo monta come un toro monta una vacca. Le spinte vigorose di Petr provocano fitte, ma Siegmund si rende conto che il cazzo gli si irrigidisce. Non si stupisce.

Quando infine Petr viene, esce e si riveste rapidamente. Quando è pronto per uscire gli dice:

- Sempre disponibile a menarti e a fotterti, Siegmund.

Ride e se ne va. Siegmund si alza, prende la scatola, la apre e ne estrae il cazzo di legno. Non lo unge: l’apertura è già lubrificata e dilatata. Se lo infila in culo, piano. Poi, nudo davanti allo specchio, in piedi, si afferra il cazzo e muove la mano fino a che viene. Posa lo strumento e si stende sul letto.

È questo che vuole ? Prendere pugni, succhiare il cazzo di Petr, farselo mettere in culo da lui, farsi una sega allo specchio?

 

Siegmund ha una grande confusione in testa. Non sa che cosa vuole o forse non riesce ad accettare di volerlo. Avrebbe bisogno di parlare con qualcuno, ma Ruggero è lontano e con Petr non può certo confrontarsi. Si chiede se provare a confidarsi con Hans, ma si conoscono troppo poco.

Ritrova Petr in palestra tre giorni dopo. Questi gli si avvicina e gli dice:

- Sempre pronto, quando vuoi.

Siegmund lo guarda.

- Vieni questa sera.

Non aveva pensato di chiederglielo, ma lo desidera.

Tutto si svolge come la volta precedente: le botte, l’umiliazione, l’ingresso piuttosto brutale, la cavalcata selvaggia: per Petr Siegmund è solo un corpo da menare e da chiavare. Ma mentre Petr lo fotte, Siegmund sente la sua eccitazione crescere e quando infine il fabbro viene dentro di lui, il piacere esplode e il suo sborro schizza fuori.

Mentre si riveste, Petr dice:

- Mi piace il tuo culo. E mi piace menarti. E a te piacciono entrambe le cose. Sei proprio una troia, anche tu.

Petr ride e se ne va. Siegmund rimane disteso. Sotto il ventre sente il lenzuolo bagnato. Ha goduto mentre Petr lo inculava.

Rimane disteso un buon momento, poi si alza, si lava e si riveste. Guarda la stanza, il letto disfatto, gli specchi che riflettono infinite volte l’immagine di un uomo smarrito. Scuote la testa ed esce.

Cammina per le strade di Vienna. È notte fonda, ma non ha voglia di tornare a casa. Si pone domande, a cui non sa dare risposte. Che senso ha il rapporto con Petr, nato da uno stupro? Non ha nessuna stima del fabbro, che a sua volta lo disprezza. Eppure è attratto da quest’uomo brutale ed è venuto proprio mentre Petr lo fotteva.

Siegmund cerca di leggere dentro di sé. Lo stupro ha rotto un equilibrio, ma Siegmund sa che non è stato lo stupro a cambiarlo: ha soltanto fatto emergere cose che già esistevano. Prendere pugni in fondo gli è sempre piaciuto, come darne: il confronto rude e violento con altri maschi lo attrae, così come lo attrae il dolore. Se da tempo girava in locali molto popolari e prendeva parte a incontri brutali, non era un caso. Lo attira anche l’umiliazione? Forse. Siegmund non saprebbe rispondere.

Intende continuare così, a farsi menare e fottere da Petr, godendo quando il fabbro lo incula? Questo rapporto non ha nessun senso, anche se in questo momento risponde a una sua esigenza.

 

Due giorni dopo, Siegmund riceve tre numeri della Neue Freie Presse con una lettera di accompagnamento: Tobias Nebelwald gli manda gli articoli che ha scritto e gli dice che nel terzo numero c’è anche la sua intervista.

Siegmund va subito a cercare l’articolo. Nebelwald è stato di parola: di lui viene detto solo il titolo, con l’iniziale del cognome, senza nessun altro elemento che possa permettere di identificarlo. Il contenuto rispetta quello che si sono detti. Bene.

Ora Siegmund è curioso. Prende il primo numero e cerca l’articolo di Nebelwald. È una descrizione dei diversi locali in cui si tengono incontri di boxe a Vienna, non quelli di alto livello, ma quelli frequentati dal popolo. Molti sono noti a Siegmund, che ha avuto modo di frequentarli. Di alcuni non conosceva l’esistenza. Il giornalista descrive l’ambiente con una grande attenzione a tutti gli elementi. Parla dei locali allestiti in modo che il pubblico possa seguire gli incontri, ma anche di quelli, più popolari, in cui non c’è un vero ring, ma solo uno spazio delimitato da corde, con intorno gli spettatori, in piedi contro i muri. Descrive l’organizzazione degli incontri, da quelli singoli ai tornei. Si sofferma sui rumori e Siegmund ritrova con piacere percezioni che in qualche modo la sua mente aveva registrato, senza badarci: il brusio della folla in attesa, che diviene poi un vociare, quando ormai si avvicina il momento dell’incontro e la gente è impaziente; le urla di incoraggiamento, di gioia, di delusione, di trionfo; la concitazione dei momenti immediatamente successivi alla conclusione degli incontri. Nebelwald descrive con attenzione gli odori di queste sale, l’aria spesso satura del fumo di sigari e sigarette, le luci che illuminano alcune aree, lasciandone in ombra altre. 

A colpire Siegmund non è solo la precisione delle descrizioni, ma anche la mancanza di giudizi negativi: Nebelwald non descrive un ambiente popolare per condannarlo, come gli sarebbe stato facile fare con gli elementi a sua disposizione; presenta una realtà dove luci e ombre si mescolano.

Siegmund passa al secondo numero, dedicato ai pugili. Ci sono i ritratti di alcuni di loro, con brani di interviste. E poi c’è una rassegna di altri personaggi, di cui non si dice il nome, con alle spalle storie diverse, spesso più brutali. Siegmund si chiede se Petr non sia uno di quelli: una descrizione gli si attaglia benissimo.

Anche questo articolo non esprime giudizi, facili condanne: non mira a destare l’indignazione dei lettori di fronte a uomini presentati come bestiali; descrive la realtà nella sua complessità.

Siegmund si dice che questo Nebelwald è proprio in gamba. Ripensa al tempo passato con lui nel caffè. Si è trovato a suo agio con lui.

Prende il terzo giornale e si mette a leggere l’articolo di cui ha già scorso la parte che lo riguardava. Ormai ha capito l’approccio del giornalista ed è convinto di sapere che cosa troverà.

La prima parte dell’articolo corrisponde alle sue aspettative: una descrizione precisa del mondo variegato degli spettatori e, attraverso le loro parole, le motivazioni per cui il pugilato li attrae.

La seconda parte si rivela invece una sorpresa. Nebelwald va oltre, molto oltre. Facendo riferimento agli studi di un medico viennese che Siegmund ha sentito nominare, analizza altri elementi di interesse che emergono nei discorsi degli spettatori, senza essere enunciati chiaramente, in particolare il fascino per la violenza e il desiderio sessuale. L’analisi non è approfondita, ma i temi accennati toccano Siegmund molto da vicino.

Rilegge due volte l’ultima parte dell’articolo, poi posa il giornale. Rimane a lungo pensieroso e infine scrive una breve lettera, in cui ringrazia Nebelwald per avergli inviato le copie del giornale e lo invita a cena al ristorante per la sera successiva. Fa portare da un domestico la lettera alla sede della Neue Freie Presse.

La risposta del giornalista arriva poche ore dopo: ringrazia e accetta l’invito.

 

Siegmund ha scelto un buon ristorante, ma non un locale esclusivo. Ha chiesto un tavolo isolato, che permetta loro di parlare tranquillamente.

La giornata è fredda e nebbiosa. Tobias Nebelwald arriva puntuale, ma Siegmund è già al tavolo: è giunto in anticipo. Guarda il giornalista, che si è tolto il cappello, scoprendo la massa di capelli biondi. Dopo i saluti, quando questi si siede, gli dice:

- Il suo cognome è sbagliato. La sua testa non ha niente di un bosco nella nebbia. Dovevano chiamarla Giornata di sole, Sonnetag o qualche cosa del genere.

Nebelwald sorride e poi risponde:

- Sopra la nebbia c’è il sole. E spesso alla luce del sole non vediamo le nebbie che abbiamo dentro di noi.

Siegmund è sorpreso dalla frase, che lo porta subito agli argomenti che vorrebbe affrontare. Rimane un attimo incerto: da una parte è tentato di cogliere la palla al balzo e approfittarne per proseguire il discorso che il giornalista ha avviato; dall’altra non è sicuro di voler arrivare immediatamente al cuore di ciò che gli preme, senza aver scambiato due parole con quest’uomo di cui non sa quasi nulla.

Non risponde subito e Nebelwald riprende:

- Mi scusi, ma in questo periodo mi interesso molto delle teorie di Sigmund Freud… avete lo stesso nome, quasi. Mi affascinano e le tiro in ballo anche quando non dovrei. Spero di non averla messa a disagio. Sarebbe un pessimo inizio. Non vorrei farle perdere l’appetito.

Siegmund scuote la testa.

- No, certamente. Le confesserò che ho trovato i suoi articoli molto interessanti, ma quello che mi ha colpito di più è proprio l’ultimo, dove parla dei motivi per cui alcuni uomini amano gli incontri di pugilato.

- È una parte che avrei voluto sviluppare di più, ma non potevo farlo. Avrei rischiato di destare scandalo. E poi non ne so abbastanza.

- Scandalo?

- Già parlare di fascino della violenza… ma poi, il discorso sull’omosessualità. Non è un tema che si possa approfondire sulle pagine di un giornale. A meno che non sia una rivista medica o giuridica. Ma la Neue Freie Presse non lo è.

Ormai la conversazione è avviata e a Siegmund parrebbe assurdo deviarla.

- Omosessualità e violenza. È un binomio che mi ha colpito. Non me l’aspettavo.

Nebelwald sorride e dice:

- Non vale per tutti gli spettatori, certamente. Probabilmente riguarda solo una minoranza del pubblico, ma di sicuro esiste. Non è strano. L’omosessualità è sempre stata diffusa e la violenza nei rapporti sessuali è un fenomeno comune.

- Parla di… stupro?

Siegmund ha fatto fatica a pronunciare la parola, quasi timoroso che il giornalista possa leggergli in testa.

- Anche, ma non solo. Ci sono uomini che ricercano il piacere in rapporti brutali. Ci sono bordelli maschili in cui uomini pagano per farsi frustare, picchiare, legare… e altro che non è il caso che le racconti. Oltretutto siamo a tavola.

L’arrivo del cameriere permette a Siegmund di nascondere il turbamento che prova. Dopo che hanno ordinato, Siegmund dice:

- Lei è molto ben informato.

- Potrei risponderle che sono un giornalista, ma non è solo quello. So benissimo di avere anch’io un’area oscura, avvolta nella nebbia. E tutto ciò mi interessa. Ma il mio direttore non mi pagherebbe mai per un servizio sui bordelli maschili di Vienna e su alcuni prostituti che offrono servizi particolari.

La franchezza del giornalista disorienta Siegmund.

- No, non credo. Anche se certamente sarebbe un’inchiesta molto interessante. La leggerei volentieri. Scoprirei molte cose nuove.

- A me piacerebbe farla, anche per scoprire cose nuove sul mondo. Ma soprattutto per scoprire cose nuove su di me. Credo che riuscirò a fare qualche cosa, perché il direttore mi ha proposto una serie di articoli sulla prostituzione a Vienna. Quella femminile, ovviamente. Conto di approfittarne e allargare un po’ il discorso, ma non potrò fare molto.

Ora Siegmund è a disagio e il giornalista se ne accorge.

- Mi scusi, mi sono lasciato trascinare dall’entusiasmo. Colpa anche sua: mi ha dato corda. Mai fare questo errore con un entusiasta. Prometto che mi comporterò meglio. Non vorrei mai che la cena le andasse di traverso.

Siegmund scuote la testa. Riflette un attimo, poi dice:

- Le cose che dice sono molto interessanti, ma è vero che mi turbano. Credo che abbia già capito che mi toccano da vicino.

Nebelwald annuisce, senza sorridere.

- Sono abituato a essere franco e le dirò che l’avevo pensato. Già il fatto che un nobile vada ad assistere agli incontri di pugilato in certi locali è alquanto insolito. Mi è sembrato che il discorso l’interessasse e credo di avere ecceduto. Possiamo riparlarne più tardi. Non voglio proprio metterla a disagio.

- Va bene, accantoniamo l’argomento, ma è solo un rinvio.

L’arrivo del cibo interrompe la conversazione, che riprende nel corso della cena su altri temi. Siegmund pone diverse domande, a cui il giornalista risponde. Scoprono di avere alcuni gusti in comune e di assomigliarsi per certi aspetti, mentre per altri sono alquanto diversi.

Siegmund si trova molto bene con Nebelwald e parla volentieri con lui. È un ottimo conversatore: dice cose interessanti e sa ascoltare.

Alla fine della cena non hanno più ripreso l’argomento iniziale. A Siegmund spiace, ma la conversazione è andata in altre direzioni.

Al momento di alzarsi, Nebelwald dice:

- Non so lei, ma io amo fare due passi, soprattutto dopo una buona cena. Se ha voglia possiamo farli assieme: abbiamo tutti e due abiti caldi. E al buio, avvolti dalla nebbia, magari è più facile parlare di certi argomenti. Perché ho l’impressione che lei abbia piacere di riprendere il discorso che abbiamo interrotto. O mi sbaglio?

- Non si sbaglia, è vero. E credo che abbia ragione anche sul buio e sulla nebbia: rendono più facile parlare, non ci si vede bene in faccia, si ha quasi la sensazione di essere nascosti.

Il passaggio dal calore e dalla luce del locale al freddo e al buio della strada è brusco. La nebbia che riempie le strade avvolge anche i lampioni e la luce è scarsa.

- Tempo da lupi e da assassini. Di lupi a Vienna non ne ho mai visti, di assassini ce ne sono, ma noi siamo tutti e due lottatori e pugili e credo che siamo in grado di cavarcela. Ha qualche preferenza per la destinazione?

- No, nessuna.

- Allora propongo di dirigerci verso il Belvedere.

- D’accordo.

 Si avviano. Siegmund è rimasto sorpreso dalle parole di Nebelwald e chiede:

- Come sa che sono un lottatore un pugile?

- L’ho vista una volta alla palestra dove va. Era la terza volta che ci venivo, per il mio articolo, ma non l’avevo vista prima. Mi ha colpito vedere un nobile, sapevo chi era, nel mio lavoro siamo sempre informati sui titolati. Ho chiesto notizie, sa com’è, sono un ficcanaso per professione. E mi hanno detto che è un discreto lottatore e pugile.

- E anche lei pratica le due attività.

- Sì, anche per quello mi ha colpito che lo facesse pure lei.

Siegmund avrebbe una domanda, ma sa di non poterla porre. In qualche modo Nebelwald ha capito, perché dice:

- E lei si sta chiedendo in che misura le cose che ho scritto e detto su alcuni di coloro che amano queste attività valgano anche per me. Ma è troppo educato per chiedere.

- Diciamo che in questo caso chiedere sarebbe davvero indecente.

- Posso chiamarla Siegmund? Mi è più facile. Poi, quando ci saremo parlati, possiamo decidere di ritornare ad essere il barone Siegmund Meyer zu Grünewald e il giornalista Tobias Nebelwald, che una sera hanno parlato delle loro nebbie, prima di separarsi e lasciare che il sole del giorno dopo le disperdesse .

La domanda, non preparata in nessun modo, è una sorpresa, ma la prosecuzione del discorso lascia a Siegmund il tempo di riflettere.

- Va bene, Tobias, volentieri. In questa notte fredda e nebbiosa, siamo due amici in grado di confidarsi liberamente. Poi vedremo se vogliamo dimenticare tutto.

- Perfetto. Sento di potermi fidare di te, Siegmund.

- Credo di poter dire lo stesso.

- Va bene, Siegmund. Non so se hai amici con cui puoi parlare liberamente di tutto.

- Uno, a cui tengo molto, ma non è a Vienna in questo periodo.

- Io non ne ho. Con il dottor Freud ho fatto due chiacchierate. Apprezzo molto i suoi studi, ma non lo potrei certo considerare un amico e non potrei raccontargli tutto.

C’è un attimo di pausa, poi Tobias riprende.

- Amo la lotta e amo il pugilato. Più la lotta del pugilato. So benissimo che nel mio amore per la lotta c’è il piacere che mi dà stringere un altro corpo vigoroso e non nascondo di avere avuto più volte erezioni, di cui non mi sono mai preoccupato, perché ho visto che capita anche ad alcuni altri lottatori.

Hanno raggiunto il parco. Tobias prosegue:

- Il pugilato come spettacolo non mi affascina, ma mi piace fare a pugni con un maschio. Mi piace picchiarlo, è vero, e mi piace anche essere picchiato. È uno scontro in cui desidero risultare vittorioso tanto quanto essere sconfitto. Non so come sia per te.

Tobias lascia a Siegmund il tempo per decidere se rispondere o meno. Questi esita un attimo, poi dice:

- Prosegui, Tobias. Io non ho le idee chiare come te. E per dare una risposta onesta alla tua domanda dovrei raccontarti molte cose. Adesso parla tu.

- Va bene. Ormai hai capito benissimo che mi piacciono i maschi. Mi piace scopare con gli uomini che affronto nella lotta o nel pugilato. Mi piace anche mettere in palio il mio corpo come premio per chi mi vince, se l’altro fa lo stesso.

- Mettere in palio significa accettare che ti prenda?

- Non solo.

- Accettare che l’altro faccia ciò che vuole di te?

- Sì, entro certi limiti, almeno. Non ho intenzione di farmi ammazzare, castrare, ferire. Insomma, qualche frustata va bene, anche se lascia il segno, ma cose di cui dopo qualche giorno non rimane traccia.

Siegmund si limita ad annuire. È disorientato. Non ha mai pensato di farsi frustare. Che cosa si prova?

- Questo è quanto mi piace. All’inizio mi sentivo a disagio. Non era il fatto di desiderare altri maschi: mio padre è sempre stato un uomo aperto di idee, uno zio a cui voleva molto bene era omosessuale e pare che fosse stato tra gli amanti di Ludwig II di Baviera. In famiglia si sapeva. Sono cresciuto in un ambiente tollerante e non mi è stato difficile accettare di essere quello che ero. Il rapporto con la violenza invece mi ha disorientato. Ci ho messo un po’ a capire che mi attirava e a chiarirmi le idee, a capire che cosa volevo davvero, che cosa mi piaceva.  E ci ho messo ancora di più ad accettarlo. Credo però di aver fatto i conti con me stesso, di aver capito che anche il mio lato oscuro fa parte di me e che posso giocarci.

Tobias ha concluso, ma Siegmund tace. Allora il giornalista aggiunge:

- Adesso avrai capito perché ho proposto quella serie di articoli al mio direttore. Per l’ultimo ho chiesto un incontro con il dottor Freud, che avevo già contattato un’altra volta, per un caso di cronaca nera, un delitto rimasto irrisolto. Gli ho posto domande che riguardavano l’articolo tanto quanto me stesso, anche se a lui non l’ho detto. Credo che comunque lui l’abbia sospettato.

Si sono fermati ai margini del parco, avvolto nell’oscurità più completa.

Siegmund guarda la grande massa buia degli alberi davanti a loro.

- Tobias, mi sembra che tu non abbia nebbie. La luce del sole illumina perfettamente quello che hai dentro. Il mio caso è un po’ diverso.

Siegmund si ferma, in bilico tra il desiderio di raccontare e una certa ritrosia a farlo. Quest’uomo è uno sconosciuto e questo rende aprirsi più facile e insieme più difficile. Riprende:

- Che mi piacciono i maschi, l’hai capito benissimo. Mi è sempre piaciuta la lotta, anche per i motivi che dici tu, e mi piace il pugilato. Non mi ero mai posto molte domande, anche se negli ultimi mesi avvertivo un’irrequietezza crescente, che mi ha spinto a fare un buon numero di cazzate.

Siegmund respira a fondo, poi incomincia a raccontare. Non nasconde nulla: Gunther, Petr, lo stupro, la masturbazione con il cazzo in legno, il rapporto con Ruggero, l’erezione quando Petr lo minacciava, gli altri incontri con Petr, l’orgasmo dell’ultima volta. L’unica cosa che tace è il nome di Ruggero: Tobias capirebbe subito di chi si tratta.

- E questo è tutto. Non ho le idee chiare, ma te ne sarai accorto.

- Direi che ora te le stai chiarendo.

- Sì, è vero.

Tobias ha ragione: Siegmund si rende conto che questo dialogo lo aiuta a vedere meglio.

- Ti è difficile accettare di essere quello che sei?

- Per certi aspetti no. Per altri… pensare che mi faccio fottere, perché di questo si tratta, da un uomo che disprezzo e che mi disprezza. Che senso ha?

- Te l’ho detto, ci sono uomini che pagano per farsi frustare, umiliare in tutti i modi. Non so se sia un desiderio di sottomissione a un maschio più forte o che cos’altro.

- Non credo che avrò più rapporti con Petr. No, questo gioco assurdo è finito.

- Forse ha svolto la sua funzione. Ti ha aiutato a capire.

- Sì. Cercherò altro.

Tacciono entrambi. Siegmund pensa che gli piacerebbe esplorare con Tobias. Un uomo che forse saprebbe dargli quello di cui ha bisogno. Gli verrebbe voglia di invitarlo ora  nel suo appartamento “da puttana francese”, ma non è sicuro di volerlo e non sa come la prenderebbe. Lo conosce appena. No, sono tutte cazzate. Ne ha voglia, davvero, ma… non se la sente.

Dice ancora:

- Parlarne con te mi ha fatto bene. Ora… cercherò di capire meglio e di fare i conti con quello che tu chiami il lato oscuro. Credo che tu abbia ragione: ci si può giocare. Devo imparare a farlo.

Camminano muti per un tratto. Poi è Tobias a parlare, dopo un lungo momento di silenzio, mentre si dirigono verso il Ring:

- È ora che Siegmund e Tobias si separino. A Tobias farebbe piacere ritrovare Siegmund, per parlare ancora e anche per andare oltre le parole. Siegmund si prende il tempo per pensare. Se decide che gli va, farà lui il primo passo: sa che Tobias ne sarebbe contento. Se invece questo non accadrà, il signor Nebelwald e il barone Meyer zu Grünewald probabilmente non si incontreranno mai più. O se capiterà loro di incrociarsi, si scambieranno un breve cenno di saluto, appena percettibile, perché sono due uomini onesti, che non negano ciò che sono e sono stati, ma nulla di più.

Siegmund annuisce. È sicuro che cercherà di nuovo Tobias, ma gli va bene non doverlo dire ora, lasciarsi il tempo di riflettere un po’. Ironizza:

- E così mi tocca di nuovo fare il primo passo.

- Io ne ho fatti due, avvicinandoti dopo l’incontro di pugilato e poi mandandoti i giornali.

- Avevi già in mente…

Siegmund non completa la domanda.

- Quando ti ho visto, ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto conoscerti meglio, ero sicuro che avessimo molte cose in comune. Quando ti ho mandato gli articoli, ho sperato che tu ti facessi vivo, fornendomi una possibilità di contattarti. Ero al giornale quando ho letto del tuo invito a cena. Ho lanciato un urlo di gioia. Si sono voltati tutti a guardarmi.

Siegmund è turbato, più di quanto voglia riconoscere. Reagisce chiedendo:

- Pensavi di…

Esita nella scelta del termine e Tobias ne approfitta per intervenire:

- Pensavo che forse saremmo diventati amici, mi dicevo che magari avremmo scopato, ma soprattutto desideravo quello che abbiamo fatto questa sera: parlare liberamente con un uomo adulto, che condivide i miei gusti. Non so se andremo oltre. Io te l’ho detto: mi piacerebbe molto ritrovarci, ma devi volerlo tu, davvero. Può essere solo per parlare ancora, in piena libertà. Può essere per fare qualche cosa insieme, magari andare ad assistere a un incontro di pugilato. Non suggerisco altro, perché hai capito benissimo che desidero anche altro. Ma devi deciderlo tu e non ora. Quando sarai sicuro di quello che vuoi.

Siegmund annuisce.

- Va bene.

Al momento di lasciarsi, Tobias dice:

- C’è una cosa che mi piacerebbe, se non ti pesa.

- Che cosa?

- Che Siegmund e Tobias si abbracciassero, in segno di amicizia. Se non si ritroveranno più, che si lascino così.

- Molto volentieri.

Si abbracciano. Tobias ha braccia forti e una stretta vigorosa.

 

*

 

Siegmund manda il messaggio due giorni dopo: si è imposto di non contattare Tobias il giorno successivo al loro incontro. Ha voluto darsi il tempo di riflettere, anche se sapeva benissimo di aver già preso una decisione.

Con il tagliacarte Tobias apre la busta. Aspettava un messaggio di Siegmund e conta che sia una richiesta di incontro. Nel foglio c’è un indirizzo della Landstraßer Hauptstraße e due righe.

Questo è l’appartamento di cui ti ho parlato. Quando potresti venirci?

Tobias sorride, felice. Era convinto che Siegmund si sarebbe fatto vivo, ma non poteva esserne sicuro.

Fissa l’appuntamento e il giorno dopo si reca puntuale nell’appartamento.

Siegmund lo riceve vestito normalmente: aprirgli la porta in vestaglia come faceva con Gunther gli sembrerebbe del tutto incongruo. Decideranno insieme quello che vogliono fare, come muoversi. Quello che è successo prima in queste due stanze è ormai un passato superato.

Tobias sorride. Ha un bel sorriso luminoso.

- Sono contento che tu mi abbia cercato, Siegmund.

- Avevo già deciso di farlo prima che ci separassimo, l’altra sera, ma ho preferito far passare un giorno, lasciarmi uno spazio per ripensamenti, pur sapendo che non ci sarebbero stati.

- Credo che tu abbia fatto bene.

Tobias si guarda intorno e aggiunge:

- Non sembra proprio un appartamento da puttana francese.

- Togliti il giaccone e vieni di là, Tobias.

Vedendo la camera da letto con tutti i suoi specchi, Tobias ride.

- In effetti… Mi piace moltissimo.

- Anche a me. Non sarà elegante, lo so, ma mi piace.

Tobias annuisce, poi chiede:

- Da che parte incominciamo, Siegmund?

- Un incontro di pugilato, in cui il vincitore fa dell’altro ciò che vuole. Entro i limiti di cui hai parlato l’altra sera.

- Va bene. Incominciamo a spogliarci e poi definiamo meglio?

- Va bene.

Tobias si sfila la giacca, guardando fisso Siegmund, che lo imita.

Tobias ha un bel corpo, armonioso e forte, una leggera peluria bionda intorno ai capezzoli e in mezzo al petto, che diviene più fitta sul ventre. Un bel cazzo vigoroso.

Quando sono entrambi nudi e i loro abiti sono accatastati su due sedie in un angolo, Tobias dice:

- Stabiliamo le regole, del combattimento e di ciò che verrà dopo.

- Quali altre regole servono?

- In primo luogo dove ci si può colpire. Le botte alla testa a lungo andare possono provocare danni al cervello e di solito preferisco evitarle. Ma se lo desideri, possiamo non porre limiti di questo genere,

- No, va bene.

- Allora colpi al busto, dal collo al pube, se ti va bene. Hai svuotato la vescica?

- Sì.

- Che cosa mettiamo in palio?

- Quello che il vincitore vuole.

- Va bene. Con la possibilità di fermare l’altro, dicendolo chiaramente. Almeno all’inizio è meglio così.

- Che cosa intendi?

- Nelle mie o nelle tue fantasie ci può essere qualche cosa che per l’altro è troppo. Ed è bene che ci sia un modo per fermarsi, uscendo dal gioco.

- A questo non avevo mai pensato.

- C’è chi non lo fa. Io preferisco farlo. Non mi è mai successo né di fermare, né di essere fermato, ma se ti accorgi che io sto superando un limite che non te la senti di superare, è meglio che tu mi fermi.

- Credo che tu abbia molte cose da insegnarmi.

- Può essere e sarà un piacere farlo. Un piacere che spesso comporterà dolore, ma a entrambi va bene così.

Siegmund sorride. Si sente a suo agio con questo maschio nudo che lo menerà e, se avrà la meglio, lo fotterà. È quello che desidera, anche se lotterà per vincere.

- Allora possiamo incominciare.

Si studiano e poi incominciano a provocarsi con finte. Siegmund ha l’impressione che Tobias sia un po’ più forte e abile di lui, ma tra loro non c’è sicuramente una grande differenza. Dopo le schermaglie iniziali, arrivano i primi pugni. Tobias colpisce con forza e i suoi colpi fanno male, anche se non come quelli di Petr. Anche Siegmund mette a segno qualche colpo e gli fa piacere vedere la smorfia di dolore sul viso dell’amico. Ma due pugni al ventre gli tolgono il fiato e lo fanno crollare in ginocchio.

- Ti arrendi?

Siegmund guarda il viso di Tobias sopra di lui, il grosso cazzo che non è più perfettamente a riposo, ora. Annuisce.

- A quattro zampe, davanti allo specchio.

La voce è dura: un ordine, che non si discute.

Siegmund respira a fondo e si mette come richiesto. Può vedere riflesso nello specchio Tobias, in piedi dietro di lui, che si sputa sulle dita e le avvicina al culo. Sente la pressione sull’apertura, che viene inumidita, mentre il cazzo di Tobias si erge, minaccioso.

Dopo aver sparso con cura la saliva, Tobias si stende su Siegmund ed entra con una spinta decisa, facendo sussultare Siegmund.

Tobias è un bravo stallone. Fotte a lungo e le sue mani pizzicano, stuzzicano, avvolgono i coglioni, stringono il cazzo e quando il suo sborro riempie le viscere di Siegmund, anche questi viene.

Tobias avvolge Siegmund tra le braccia e si lascia andare sul pavimento. Ora Siegmund è sopra di lui, il cazzo di Tobias ancora in culo.

- Com’è andata?

- Molto bene. È stato tutto bello. C’è stato dolore e…

Siegmund esita un attimo, poi dice:

- E volevo che ci fosse. Quando mi hai colpito e quando sei entrato.

- Sì, ho preparato l’ingresso, ma sono deliberatamente entrato deciso. Anche per me è stato molto bello, perché sto bene con te, però adesso…

- Adesso?

- Che ne diresti se ci mettessimo a letto? Il pavimento non è così caldo.

- Va bene.

Riposano nel letto, Siegmund si abbandona al sonno e quando si risveglia guarda Tobias steso accanto. È bello svegliarsi accanto a lui.

Mentre si rivestono, Siegmund dice:

- Vorrei rivederti presto.

- Anch’io. E non solo per esplorare insieme i nostri limiti.

Siegmund lo guarda. Lentamente annuisce, poi si avvicina.

- No, non solo per quello. Certamente non solo per quello.

Lo bacia sulla bocca.

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