Western I B:
Sulla collina volteggiano alcuni avvoltoi. Ce ne sono tanti da queste parti.
La carne non manca mai. D: Di cadaveri ce n’è sempre un fottio.
Perché seppellire un morto, quando ci pensano gli avvoltoi? B:
Tra alcune rocce vedo quattro avvoltoi che stanno finendo di spolpare un
cadavere. Non ne è rimasto molto. D: Fanno un buon lavoro. B:
Penso che presto potrebbe esserci anche il mio di cadavere, a disposizione degli
avvoltoi. A Boca Caliente c’è molta gente che sarebbe ben felice di farmi
fuori. D: Mica solo a Boca Caliente. Hai
ammazzato un fottio di uomini. E alcuni li hai pure fottuti, prima o dopo
averli ammazzati. B:
Sai che ammazzare me lo fa sempre venire duro. E ho bisogno di fottere. D: In questo ci assomigliamo, non a caso
siamo fratelli. Comunque se vuoi rimanere vivo, devi fare attenzione. B:
Non so se voglio rimanere vivo, ma intendo fare attenzione. Perciò invece di
entrare in città, la aggiro, tenendomi sulle colline, finché non sono vicino
alla caserma. Mi chiedo se ci sono i soldati e se ci sei tu, Pedro. D: Io sono seduto alla scrivania nel mio
ufficio, su cui ho poggiato le gambe. Fumo il mio sigaro. B:
Arrivato all’ingresso principale, chiedo del colonnello Ramirez. Un soldato
viene ad avvisarti. D: Ramón entra e dice: “Signor
colonnello, alla porta c’è un gringo che chiede di lei. Si chiama Mike
Blacks.” Io rido. “Quel fottuto bastardo!” Poi dico: “Fallo entrare.” B:
Lui chiede se deve farmi lasciare le armi. D: “Non è necessario, Ramón.” Il soldato
ti accompagna al mio ufficio. B:
Entro nell’ufficio. Ti guardo. Sono due anni che non ci vediamo. Ti sei
alquanto appesantito. D: “Ben arrivato, Miguel.” B:
Sei l’unico che mi chiama ancora con il nome che nostro padre mi ha dato.
Ormai per tutti sono Mike. D: Mike il Bastardo, Mike il
Fotticadaveri, Mike il Coyote. Hai un sacco di nomi. Sei famoso. B:
In effetti è vero. D: Una bella fama… B:
Ti saluto. “Contento di trovarti qui, Pedro.” D: “E dove cazzo vuoi che vada? Morirò in
questo buco del culo di posto, lo sai.” B:
Annuisco. D: “Ma che cazzo ci fai qui, dove ci sono
almeno una ventina di uomini che non vedono l’ora di ammazzarti?” B:
“In Arizona ce ne sono di più. E ci sono tutti gli sceriffi dello stato. D: “Che cazzo hai combinato?” B:
“Ho ammazzato uno sceriffo.” D: “Cazzo! Un altro!” B:
Io rido. “Colpa sua. Si era messo in testa di prendermi e di appendermi. Non
ci tengo a finire appeso.”. D: “Se non ci tieni a finire appeso, forse
faresti meglio a smettere di far fuori gli sceriffi.” B: “Ormai è tardi, Pedro. Li ho tutti alla
calcagna.” D: “E allora sei venuto qui, dove c’è un
fottio di uomini che vorrebbero riempirti di piombo.” B:
“Non avevo molta scelta. E se devo crepare, preferisco che a farlo non sia un
fottuto sceriffo di merda.” D: ”Qui non ti mancheranno le occasioni.
Hai solo l’imbarazzo della scelta.” B:
“Lo so.” Ti guardo. Parlo senza pensare: “Mi chiedo che senso ha andare
avanti. Tu non sei stufo di questa vita?” D: Ci guardiamo negli occhi. Annuisco.
“Sì, lo sono. Prima o poi mi deciderò a finire.” B:
Non dico nulla. So che stiamo entrambi pensando a nostro padre, che a
cinquant’anni andò a farsi ammazzare perché era stufo di vivere. Ora lo siamo
tutti e due. D: C’è un lungo momento di silenzio. Poi
dico: “Così sei venuto qui per farti ammazzare”. Non è una domanda. B:
Ti guardo un momento, poi annuisco. D: “A quarant’anni sei stufo di vivere.” B:
“Lo sei anche tu.” D: “Sì, ma ho dieci anni più di te.” Non
ha importanza. “Senti, Miguel… come intendi farlo?” B:
Scrollo le spalle. “Non ci ho pensato.” Ghigno e dico: “Hai qualche
suggerimento? Come ti piacerebbe vedermi morire?” So benissimo che ti
piacerebbe vedermi morire, come a me piacerebbe veder morire te. D: Sorrido. “Certo. Potrei farlo io.” B:
Ti guardo, senza parole. Non dovrei stupirmi. A entrambi piace ammazzare,
anche questa un’eredità di nostro padre. Ci piace ammazzare uomini forti.
“Merda!” D: Rido. “Lo farei molto volentieri.
Potrei strangolarti mentre ti fotto, che ne dici? Morire con un grosso cazzo
in culo… non è male, vero?” B:
Annuisco. “No, non è male.” Penso che potrebbe davvero essere un buon modo di
crepare. Non mi aspettavo la tua proposta, ma so di essere venuto qui per
concludere. D: Il cazzo mi si tende. Ho voglia di
fotterti, fotterti il culo e poi la vita. “Allora, lo facciamo?” B: Respiro a fondo. Mentre mi abituo all’idea,
chiedo: “Che ne farai del mio cadavere? Lo lascerai agli avvoltoi?” D: Rido. “No, lo farò gettare nella latrina.
È il posto adatto. Una merda nella merda.” Rido di nuovo. B:
“Quel cazzo di latrina sempre intasata?” D: “Esatto. Un buon posto per essere
sepolti, non trovi?” B:
Annuisco. “Sì, direi di sì.” D: “Lo facciamo ora?” B:
“Hai fretta?” D: “Mi è venuto duro.” Di nuovo rido. B:
Rido anch’io. “Il solito maiale in calore.” D: Mi alzo. Mi tolgo la camicia, poi gli
stivali e i pantaloni. Rimango nudo, il cazzo in tiro. B:
Ti guardo. Ti sei appesantito molto. Certo la vita in questo posto di merda non
offre molto. Il culo di qualche soldato e un cibo scadente. Eppure,
nonostante la pancia sporgente, rimani un gran maschio. E un cazzo come il
tuo non l’ho mai visto. Il primo cazzo che mi è entrato in culo. L’ultimo che
mi entrerà in culo. Va bene così. D: Ti guardo mentre mi osservi. Il cazzo
ti si sta irrigidendo. B:
Mi spoglio anch’io, senza fretta. D: Sei un magnifico maschio, forte. Non
stai diventando un rottame, come me. Hai scelto bene il momento per finire. B:
Ora siamo nudi, uno davanti all’altro. Ti guardo, sorrido e appoggio il petto
sulla scrivania. Divarico un po’ le gambe. So che mi farai un male cane, con
quel cazzo da cavallo, ma va bene così. D: Mi inumidisco un po’ la cappella, poi
avvicino il cazzo al tuo buco. Premo e spingo dentro con un movimento brusco.
È una sensazione splendida. B:
“Merda!” Il dolore è violento, ma so che voglio anche quello. D: Fotterti è una meraviglia. Affondo il
cazzo ben dentro il tuo culo e poi lo ritiro fin quasi a farlo uscire. B:
“Merda!” Mi stai fottendo come un animale. Ma va bene così. D: Vado avanti, dimentico di tutto. Le
mie mani stringono il tuo culo. Grido: “Ti piace, eh, troia?” B:
“Sì, bastardo! Sì, porco!” Ho il cazzo duro e so che tra poco verrò anch’io. D: Sposto le mani, le metto intorno al
tuo collo e incomincio a stringere. B:
Sento la pressione . Non è spiacevole. Il cazzo mi si tende ancora di più. D: È bello stringere, è bello ucciderti.
Mi è sempre piaciuto uccidere. Fottere e uccidere, non c’è nulla di meglio. B:
Ora l’aria entra con difficoltà. D’istinto mi verrebbe da spostare le braccia
e cercare di allentare la presa, ma mi controllo. Riesco ancora a dire:
“Merda!” D: Rido e stringo di più. È bellissimo. B:
Ho un fuoco in gola e nei polmoni. Non riesco più a respirare. D: Stringo ancora e intanto ti fotto
freneticamente. Sto per venire. B:
Il mondo sta scomparendo. Sposto le mani, ti afferro le braccia, cerco di
liberare il collo, ma ormai è tardi, non ho più forze. D: Stringo ancora di più e il piacere mi
travolge. Vengo nel tuo culo. B:
Avverto lontano il tuo sborro che si rovescia nelle mie viscere, poi più
nulla. D: È stato bellissimo. Strangolarti
mentre ti fottevo… B:
Giaccio inerte sulla scrivania, il tuo cazzo ancora dentro di me. Ci vuole
sempre un buon momento prima che perda consistenza e volume. D: Lentamente il mio respiro diventa più
calmo. Poggio le mani sul tuo culo. Che meraviglia, fotterti e ucciderti. B:
Tossisco e apro gli occhi. Mi rendo conto di essere ancora vivo. D: “Miguel? Merda!” Credevo di averti finito,
ma non ho stretto abbastanza. Quando sono venuto ho allentato la presa. B:
“Cazzo! Perché non mi hai finito?” D: “Credevo di averlo fatto.” B:
“Merda! Ho la gola in fiamme. Merda!” D: Rido. “Lo facciamo di nuovo. E questa
volta vado fino in fondo. Lasciami sono un momento.” Mi ritraggo e mi alzo.
Sangue, merda e sborro sul mio cazzo. B:
A fatica mi alzo e ti guardo. Osservo il tuo cazzo. D: “Prima che ti finisca, puliscimi il
cazzo.” B:
Ti guardo, poi annuisco. Mi inginocchio davanti a te e incomincio a leccare. D: È piacevole sentire la tua lingua
scorrere sul cazzo. Vederti pulire il sangue, la merda, lo sborro. B:
Il mio cadavere sarà gettato nella merda. Tanto vale che ne assaggi un po’. D: Mi piace vederti pulire il mio cazzo.
Piace anche al mio cazzo, che si irrigidisce in fretta: è sempre stato così. B:
Continuo a leccare e succhiare, anche se ormai il tuo cazzo è tutto pulito. D: “Stenditi, che finiamo!” B:
Mi rimetto con il petto appoggiato alla scrivania. D: Guardo il tuo culo. Passo una mano tra
le gambe allargate e ti strizzo con forza i coglioni. B: “Merda!” D: Ti infilzo con un colpo secco. È
troppo bello. Ti fotto con gran gusto. B:
“Bastardo!” D: Rido. “Ti piace. Il mio cazzo ti è
sempre piaciuto!” B:
Annuisco. È vero, ma adesso non ce la faccio più. D: Mi verso un po’ di tequila e bevo, due
bicchieri. B:
Sono intontito dal dolore, ho la gola che arde. Voglio finire. “Muoviti!” D: Rido. “Un momento di pazienza. Ora
finiamo, davvero.” Ti fotto ancora un po’, poi ti metto le mani intorno al
collo e incomincio a stringere. B:
Nuovamente il respiro che manca, mentre il cazzo si irrigidisce. D: Spingo deciso, senza aumentare la
stretta, poi rallento e stringo più forte. B:
Non riesco più a respirare. I polmoni ardono. Mi dibatto, senza potermi
sottrarre al tuo corpo che mi schiaccia contro la scrivania. Cerco di fermare
le tue mani. Il mondo svanisce. D: Continuo a stringere finché le braccia
ricadono inerti. Accelero le spinte, senza togliere le mani, e vengo di nuovo
nel tuo culo. B:
Il mio corpo viene scosso dalle tue spinte vigorose, ma quando ti fermi
rimane immobile. D: Lascio il tuo corpo, che cade a terra.
Non so se ti ho ammazzato, questa volta. Preferirei di no, perché vorrei
farlo ancora. Ma non dai segno di vita. È finita, davvero. B:
Ho il cazzo duro, da cui cola un po’ di piscio. D: Chiamo un soldato e gli dico di far
venire Juan Benudo. È un ufficiale che mi odia. Il soldato guarda il tuo
cadavere, guarda il suo comandante nudo, poi scatta sull’attenti e dice:
“Signorsì!” B:
Juan Benudo arriva subito. D: Io sto fumando il mio sigaro, seduto
alla scrivania. B:
“Ha chiesto di me, comandante?” Juan appare perplesso a vederti nudo, con un
cadavere a terra. D: “Sì, fai portare questo cadavere alla
latrina. Buttatelo nella merda. Poi prendi otto uomini, per una fucilazione.
Qui dietro, nel cortile interno.” Il cortile interno è raggiungibile solo
attraverso il mio ufficio. B:
“Agli ordini, signor comandante.” Juan esce e torna poco dopo con quattro
soldati. Afferrano il mio cadavere per le braccia e le gambe e lo trascinano
alla latrina. A un ordine di Juan lo gettano nella merda e rimangono a
guardare mentre affonda. D: Poco dopo Juan entra nel mio ufficio.
“Tutto è pronto, comandante. Gli uomini sono qui fuori.” B:
Non chiede chi sia il condannato, anche se certamente è curioso. D: “Falli passare nel cortile interno.”
Fa entrare i soldati e li fa passare nel cortile interno. Mentre passano mi
guardano, nudo sulla scrivania. Nessuno dice nulla. B:
Juan fa disporre gli uomini nel cortile. D: Esco, sempre fumando il sigaro. Guardo
gli uomini, sorrido e mi dirigo al muro. B:
Juan e gli uomini ti guardano perplessi. D: “Ora mi fucilerete. Do io gli ordini.” B:
Nessuno dice niente. Gli uomini guardano te e Juan, ma Juan tace e nessuno osa
parlare. D: “Il colpo di grazia spetta a te, Juan.
Il cadavere lo gettate nella latrina, insieme a quell’altro.” B:
Juan annuisce. D:
“Plotone, ai vostri posti!” B:
I soldati si dispongono in una doppia fila, quattro davanti e quattro dietro D: “Plotone,
attenti!” B:
I soldati scattano sull’attenti. D: Manca poco, ormai, pochissimo, e
l’eccitazione cresce, il cazzo mi si riempie di sangue. Do l’ordine
successivo: “Plotone, prendete il fucile!” B:
I soldati afferrano il fucile. D: “Plotone, in posizione!”. B:
I quattro soldati della fila davanti si inginocchiano, i quattro della fila
dietro rimangono in piedi. D:
“Plotone, fucili in
posizione!” B:
Come un solo uomo, i soldati alzano i fucili. D: “Plotone, pronti!” I soldati sono già
pronti, aspettano solo l’ordine successivo, ma io seguo ogni tappa “Plotone,
mirate!” B:
È l’ultima parola prima dell’ordine, prima della scarica che ti colpirà a
morte. D: Mi volto, dando la schiena al plotone,
e do l’ultimo ordine: “Plotone, fuoco!” B:
Tre soldati sparano subito. Altri quattro esitano un momento, poi, dopo che
gli altri hanno tirato, sparano anche loro. L’ultimo arriva ancora un momento
dopo. D: Sento il dolore violento alla schiena.
Cinque proiettili che mi attraversano lo stomaco, il fegato, l’intestino. Due
più in basso, nel culo. E uno che ha mirato tra le natiche e ha fatto centro. B:
Ti avviti su te stesso e cadi contro il muro, quasi seduto, di traverso, la
testa appoggiata di lato al muro. D: Respiro a fatica. Guardo Juan che si
avvicina, la pistola in mano. Il rigonfio dei pantaloni non lascia dubbi: ha
il cazzo duro. Ottimo. B:
Juan sorride mentre si avvicina e ti spinge la pistola in bocca. “Crepa,
bastardo!” D: Sento il freddo della canna che preme
contro la mia lingua. Guardo il rigonfio nei pantaloni. Mi chiedo se si farà
una sega sul mio cadavere. B:
Juan spara. D: Il mondo svanisce in un incendio. B:
Juan dà ordine ai soldati di allontanarsi. Li manderà a chiamare nella notte,
per trascinare il tuo cadavere nella latrina. D: Quando i soldati sono usciti, chiude
la porta che dà nel cortile. Poi si avvicina al cadavere. Si slaccia i
pantaloni e si afferra il cazzo duro. B:
Incomincia a farsi una sega guardandoti. Ha un bel cazzo, non grosso come il
tuo, ma di tutto rispetto. D:
Si accarezza mentre guarda i fori dei proiettili. Poi si interrompe.
Sorride. Con il piede mi stacca dal muro, mi fa cadere a terra e mi volta
sulla pancia. Poi si stende su di me. Infila il suo grosso cazzo nel mio
culo. B:
Fotte il tuo cadavere, con grande gusto, finché non ti viene in culo. D: Allora si ritrae. Con il piede mi
volta sulla schiena. Ride e piscia sulla mia faccia. Poi si allontana. B:
In serata anche il tuo cadavere viene trascinato nella latrina dei soldati. D: Mi gettano nella merda. Lentamente
affondo, fino a che poggio sul tuo corpo. B:
Uniti nella morte. II B:
Allora lo sceriffo e il suo vice? D: Certamente. Sei il mio vice da sei mesi,
quando ti ho preso con me. Vice di giorno, compagno di letto la notte (e non
solo la notte). Mi piaci moltissimo. B:
Ora cavalchiamo uno di fianco all’altro in una zona desertica, sotto un sole
cocente. Il calore toglie il respiro. D: Dobbiamo catturare un assassino e
siamo sulle sue tracce. B:
Guardo la distesa pietrosa davanti a me. “Cazzo, Dan! Sto sudando come un
maiale!” D: “Anch’io.” Mi annuso. “E puzzo come un
maiale.” Rido e dico: “Ma dobbiamo andare avanti.” B:
“Lo so, lo so. Spero che possiamo bagnarci, quando raggiungiamo la pozza.”
Sorrido e aggiungo: “Mi piace il tuo odore da maiale, Dan!” D: Io rido. “Lo so. Credo che se mi
rotolassi nel fango e nella merda come un maiale, mi ameresti lo stesso.” Mi
chino verso di te e ti bacio. B:
Annuisco. “Ti amerei ancora di più, Dan, lo sai. Sono un vero porco.” Rido. D: “Sì, conosco il mio maialino.” Mi
tolgo la camicia e la uso per asciugare il sudore sul torace e sotto le
ascelle. B:
Guardo il tuo petto peloso, il cespuglio sotto le ascelle. Il cazzo
s’irrigidisce in fretta. “Cazzo, Dan! Quando ti vedo così.. vorrei leccarti
tutto, passare la lingua sul petto, sotto le ascelle, sul ventre, fino al
cazzo, sul culo, fino al buco…” Rido. “O forse vorrei riempirti il ventre di
piombo. D: Annuisco. “Sì, è così, in uomini come
noi e come l’assassino che stiamo inseguendo: il desiderio di fottere e di
uccidere è forte. Ma noi uccidiamo solo i fuorilegge, lui può uccidere
chiunque incontri.” B:
Sorrido. “Sì, è vero. Ma… certe volte penso davvero che sarebbe fantastico
ucciderti o…” Mi fermo, esito. D: “Prosegui pure, tanto so che cosa
intendi dire.” B:
“Davvero lo sai?” D: “Sì. Ucciderti o farti uccidere da me.
Non è questo?” B:
Annuisco. “Sì, come hai capito?” D: “Siamo simili, Ben, molto simili.” B:
“Anche tu…?” D: “Talvolta, ma sono solo fantasie.”
Sorrido e aggiungo: “Credo che moriremo abbastanza presto senza bisogno di
ammazzarci a vicenda, Ben. Da queste parti uno sceriffo e il suo vice non
vivono mai molto a lungo, lo sai.” B:
“Sì, lo so, ma…” Sorrido, un po’ imbarazzato, poi completo: “… ma mi
piacerebbe che fossi tu a farlo, non qualcun altro.” D: Mi volto verso di te, ti bacio di
nuovo, appoggio l’indice contro il tuo ventre, come se fosse la canna di una
pistola, e fingo di sparare. “Bang!” B:
Rido, ma il mio cazzo è tanto duro da farmi male. Scuoto la testa. “Sono
stupidaggini, lo so.” D: “No, non lo sono. La morte ci attrae,
come il sesso. La morte è sesso.” B:
Di nuovo annuisco, stupito di scoprire quanto siamo simili. “Sì, Dan. La
morte mi eccita, me lo fa diventare duro. La morte è sesso. Uccidere è
fottere ed essere ucciso è come essere fottuto. E vorrei che fosse un vero
uomo a farlo.” D: “Sì, a tutti e due piace uccidere, ci
viene duro. Ma anche al pensiero di essere uccisi ci viene duro. Ci
assomigliamo, per questo stiamo bene insieme.” Dopo un attimo di pausa
aggiungo: “Ma in te il desiderio di essere ucciso è più forte che in me!” B:
“Non da un uomo qualunque, Dan.” D: Sorrido. “Adesso pensiamo a Louis
l’Avvoltoio. Ne ha uccisi almeno undici. Magari avrà modo di uccidere anche
noi due.” B:
“Certo. Lo uccideremo e fotteremo il suo culo. Mi piace vederti fottere un
uomo che hai ucciso.” D: “Sì. E ti piace vedermi uccidere.” B:
“Certamente. Te l’ho detto, Dan: sei l’uomo migliore, il maschio migliore, lo
stallone migliore… e l’assassino migliore. Uccidere ti piace.” D: Sorrido. “Diciamo che sono stato
abbastanza saggio da procurarmi una stella da sceriffo per poter uccidere. E
anche tu. Mi sa che se non ti avessi preso come vice, saresti diventato un
assassino come Louis.” B:
Rido. “Forse. Uccidere è un tale piacere. Meglio di fottere. Ma essere
fottuto da un vero maschio, come te, è grandioso. E forse lo è anche essere
ucciso da un vero maschio.” D: Ti guardo, senza dire niente. Sorrido
e annuisco. Poi dico: “Vedi laggiù gli alberi tra le rocce? Ci stiamo
avvicinando alla pozza.” B:
Annuisco. “Sì, ormai siamo vicini. Louis potrebbe essere lì, ad aspettarci.” D: “Esatto, sarebbe il posto più
probabile. Perciò dobbiamo muoverci
con molta cautela, sempre che tu non voglia farti ammazzare…” Rido e
aggiungo: “Ma preferisci farti ammazzare da me.” B:
Rido anch’io. “Senz’altro.” D: Ci muoviamo verso alcune rocce, poi
fermiamo i cavalli. Scendiamo, controlliamo di avere pistola e coltello a
portata di mano. “Dobbiamo stanare quel bastardo, se è qui. Forse è meglio
che uno rimanga con i cavalli e l’altro vada alla ricerca di Louis. Posso
andare io.” B:
“Così lo ammazzi senza che io ti veda. Non mi piace come idea.” Rido e
aggiungo: “Possiamo lasciare i cavalli qui. Se ne stanno tranquilli. Andiamo
tutti e due.” D: “Va bene, andiamo tutti e due. Così
puoi vedere quando lo ammazzo. O quando lui ammazza me.” B:
Annuisco, sorridendo, ma al pensiero che Louis potrebbe ammazzarti il cazzo
mi ritorna duro. D: Mi avvio, muovendomi con cautela. B:
Ti seguo. Osservo la tua schiena pelosa. Il cazzo è sempre più duro. D: Ci avviciniamo alla pozza, avanzando
nascosti tra le rocce e i cespugli. B:
Ci fermiamo, in ascolto. Non c’è traccia di Louis e non si sente nessun
suono. D: Avanziamo ancora un momento. B:
Vedo un movimento, tra i cespugli. “Là, Dan, qualche cosa si muove.” D: Guardo dove stai indicando e annuisco.
“Sì, dev’essere lui. Io passo di qui, tu passa oltre quegli alberi. Così lo
prendiamo in mezzo.” B:
“Va bene. Fa’ attenzione.” D: “Lo stesso vale per te. Non farti
ammazzare da Louis. Ricordati che vuoi che ti ammazzi io.” B:
Rido e mi avvio. D: Ci muoviamo in parallelo, verso il
punto dove abbiamo visto il movimento. Avvicinandoci sentiamo dei rumori, sembra
un ansimare. B:
Il rumore sembra provenire dai cespugli ai piedi di una grande roccia, dove
avevamo visto il movimento. D: Io devo fare un giro più lungo per
avvicinarmi senza scoprirmi. B:
Sporgo la testa oltre una roccia e vedo Louis, disteso su un altro uomo che
sembra morto. Lo sta fottendo. Ansima ed emette versi. Esco allo scoperto,
punto la pistola su di lui e dico: “È l’ultima volta che fotti, Louis.
L’ultima volta che sei tu a fottere, ma ti fotteremo dopo averti ammazzato.
Ci piace fottere i cadaveri.” D: Lui smette di fottere e si volta a
guardarti. “Chi cazzo sei?” B:
“Sono l’uomo che ti ammazzerà e fotterà il tuo cadavere, con lo sceriffo.
Sono il suo vice.” D: Louis ride mentre si alza e si mette a
sedere, il grosso cazzo ancora duro. “Tu? Un vicesceriffo?” Ride ancora e con
un movimento fulmineo si lancia per prendere la sua pistola. B:
Sparo. Uno, due, tre colpi, che lo prendono al ventre. Ora si contorce a
terra, urlando, le mani sul ventre. D: Sento gli spari, le urla. “Merda!”
Corro nella direzione da cui provengono. Mi chiedo se sei tu a urlare o
Louis. B:
Louis si contorce. “Merda! Merda! Fottuto bastardo, figlio di puttana!” Io
rido. Mi avvicino. Guardo il cazzo, ancora mezzo duro, sporco del sangue che
cola dalle ferite. D: Arrivo di corsa. Vedo Louis che si
contorce a terra. Sorrido, sollevato. “Mi chiedevo chi aveva sparato. Vedo
che hai deciso che facciamo a meno dell’impiccagione.” B:
“Ha cercato di uccidermi, ma sono stato più veloce di lui. Ora è pronto per
quello che stava facendo all’uomo che ha ammazzato.” D: Annuisco e guardo il cadavere che
giace di fianco a Louis. Un bel maschio vigoroso, con un culo alquanto
peloso. In quel momento mi accorgo che Louis sta allungando un braccio verso
la pistola. Sparo, un unico colpo alla testa. Rimane immobile a terra. B:
“Questo bastardo stava per spararci. Meno male che l’hai visto in tempo. Non
sparerà più a nessuno. Ora è pronto per te.” D: “Gli hai sparato tu per primo. Non
vuoi fotterlo prima tu?” B:
Scuoto la testa. “No, preferisco vedere te che lo fotti. È fantastico vederti
fottere e quando fotti l’uomo che hai ucciso è ancora meglio.” D: “Va bene.” Mi accendo un sigaro. Poi
mi tolgo gli stivali, i pantaloni e i mutandoni. Ora sono nudo, il cazzo che
incomincia a tendersi. Mi chino e sollevo il cadavere di Louis e lo trascino
al corpo dell’uomo che ha ucciso. Lo sistemo in modo che abbia il culo
sollevato. C’è un po’ merda, come al solito: quando un uomo muore si caga
addosso. Non m’importa, ci sono abituato. Mi laverò nella pozza. B:
Ti guardo. Ho la gola secca e il cazzo si è irrigidito. Guardo il tuo grosso
corpo peloso, il ventre prominente, il culo dove la peluria è particolarmente
fitta, le grandi mani e le braccia forti, il tuo magnifico cazzo. Lentamente
mi spoglio. D: Io m’inginocchio, metto le mani sul
culo di Louis e divarico le natiche. Sento l’odore intenso della merda.
Spingo il mio cazzo fino a che entra nel culo di Louis. B:
Ho finito di spogliarmi. Sono nudo, il cazzo in tiro. Mi siedo, un po’
indietro rispetto a te, e ti guardo mentre incominci a fottere il morto,
muovendo il tuo grosso culo peloso avanti e indietro. D: Fotto con gusto, emettendo ogni tanto
un grugnito di soddisfazione e fumando il sigaro. So che mi stai guardando e
questo mi piace. B:
Io ti guardo. Prendo la pistola e con la canna accarezzo il cazzo teso,
scendo ai coglioni, risalgo all’ombelico, poi la punto sulla tua schiena. D: Sono conscio dei tuoi movimenti, ti
vedo con la coda dell’occhio. Sapere che potresti spararmi mi eccita ancora
di più. Spingo con forza, grugnendo come un maiale in calore. B:
Nella mia testa corrono pensieri. Uccidere, essere uccisi. Immagino un foro
rosso nella tua schiena all’altezza del cuore. Faccio scivolare la canna
della pistola sul mio culo, fino al solco. D: Come un cazzo che si prepara a
fotterti, rigido come il tuo in questo momento. B:
Miro di nuovo alla tua schiena. D: Grugnisco selvaggiamente, cosciente
della tua presenza e della pistola puntata su di me “Stai giocando con
l’idea, vedo.” Non ho detto quale idea, lo sappiamo entrambi. Sapere che
potresti sparare in qualsiasi momento mi eccita come non mi era mai successo. B:
“Sì, Dan. Un uomo dovrebbe realizzare i suoi sogni.” D: “Sì, ma devi scegliere quali sogni
realizzare.” Grugnisco di nuovo. L’orgasmo è vicinissimo, ormai. B:
Annuisco. “Sì, Dan. È vero. Mi conosci bene.” D: “Mi ucciderai come un fuorilegge?”
Potresti farlo e poi dire che è stato Louis a uccidermi. Mi sembra che il
pensiero mi renda il cazzo ancora più duro. B:
“Sarebbe grandioso, Dan. Ucciderti e fotterti il culo.” D: Vorrei gridarti di farlo, perché in
questo momento è ciò che voglio. Sto per farlo, ma l’ondata dell’orgasmo mi
travolge. Grido: “Cazzo!” Vengo, nel più forte orgasmo della mia vita,
grugnendo come un porco che viene sgozzato. B:
Guardò le ultime spinte frenetiche del tuo grosso culo peloso, accompagnato
dai tuoi grugniti. Il dito indugia sul grilletto, ma tu ti abbatti sul
cadavere di Louis, come se davvero ti avessi sparato. Abbasso la pistola. D: Lentamente riprendo fiato, mi tolgo da
Louis e mi lascio scivolare a terra, di fianco ai due corpi. Ti guardo e ti
sorrido. B:
Ti guardo e sorrido anch’io. Confusamente so che ho fatto una scelta, da cui
non tornerò indietro. Poso la pistola a terra. D: Ti tendo una mano. Ti avvicini. B:
Guardo il tuo corpo steso a terra, il cazzo, i coglioni e il ventre sporchi
di merda. Sorrido e mi stendo accanto a te. Tu mi passi il braccio sinistro
dietro il collo. Appoggio la testa sul tuo braccio. D: “Alla fine hai deciso di non spararmi.”
Con il braccio libero riprendo il sigaro che mi era caduto a terra e lo
rimetto in bocca. Aspiro e poi espiro. B:
“No. Stavo per farlo, se non fossi venuto, credo che l’avrei fatto, ma dopo
che eri venuto… no, ho deciso di no.” D: “Quindi sarò io a uccidere te.” B:
Non dico nulla. Mi rendo conto che è così, ma sentirtelo dire mi spiazza. D: “Ben, quando stavo per venire, sono
stato sul punto di gridarti di sparare. Volevo che tu mi sparassi, venire
morendo.” B:
“Se tu avessi gridato, ti avrei sparato.” D: “Lo so. Ma io non ho intenzione di
morire, finché posso evitarlo. Per questo devo ucciderti. Perché la prossima
volta potresti farlo. E io non lo voglio.” B:
Guardo il cielo, su cui passano alcune nuvole. Potrei dirti che non ti
ucciderò, che se avessi voluto farlo, l’avrei fatto. Ma so che hai ragione,
che la prossima volta potrei farlo. Il desiderio di uccidere è troppo forte.
E so che voglio essere ucciso da te. D: Con la destra scendo al tuo cazzo, che
ha abbassato la testa, ma al contatto con le mie dita s’indurisce nuovamente. B:
Chiudo gli occhi. È bello stare sdraiato accanto a te, sentire il calore del
tuo corpo. È bello sentire la tua mano sul mio cazzo. D: Ti accarezzo il cazzo e poi scendo ai
coglioni. Li stringo, deciso. So che ti piace. B:
Il dolore ai coglioni è forte, ma il cazzo si tende ancora di più. D: “Come vuoi che ti uccida, Ben?” B:
Riapro gli occhi, guardo il cielo, le nuvole che lentamente si spostano,
mosse da un vento che a terra non si sente. Non rispondo. D: Rimango in silenzio anch’io. Voglio
lasciarti i tuoi tempi. B:
“Ti amo Dan”. D: “Anch’io ti amo, Ben. Ma uno di noi
due deve morire. E tu vuoi essere ucciso da me.” B:
So che è vero. Non dico nulla. Il dolore ai coglioni cresce. Muovo la destra
e ti accarezzo il ventre. Sento che un po’ di merda mi si appiccica alle
dita. Scendo al cazzo, ancora turgido. Lo accarezzo. Lo sento irrigidirsi. È
splendido. D: Il desiderio cresce. È sempre stato
così. Mio padre diceva che ero un porco in calore. È vero. Mi capita di
fottere due, tre volte di seguito. Ho sempre voglia di fottere. B:
Continuo a giocare con il tuo cazzo, senza badare alla merda che lo ricopre.
Stuzzico un po’ anche i tuoi coglioni. D: “Fa’ attenzione, Ben. Mi fai tornare
la voglia di fottere.” B:
Ho capito che cosa intendi. “E quando mi fotterai, mi ucciderai. Mi fotterai
la bocca, il culo, la vita…” D: “È quello che vuoi.” B:
Sì, è vero, è il mio desiderio più profondo. Continuo a giocare con il tuo
cazzo, che ormai è una sbarra di ferro. La fine si avvicina. D: Ti afferro i capelli con la destra e,
con un movimento lento, ti costringo a sollevare la testa, muovendola fino al
cazzo. “Pulisci, tutto.” B:
Ora. È giunto il momento. L’umiliazione e la morte. Dan mi ucciderà. Il mio
cazzo è rigido. Obbedisco al tuo ordine, lavorando con la lingua e le labbra:
prima il ventre, poi i coglioni e per ultimo il cazzo, che lecco e infine
avvolgo con le labbra. D: Ti fermo. “Basta così, Ben. Voglio
venirti in culo, non in bocca.” B:
Annuisco. Dan sta per fottermi. Presto mi ucciderà. Lo desidero, anche se
l’idea di stare per morire mi spaventa. “Come vuoi che mi metta?” D: “Sul cadavere di Louis.” B:
Obbedisco. Vado docile alla mia morte, mi offro al mio assassino. Mi chiedo
come mi ucciderà. Mi ha chiesto come volevo che mi uccidesse. Non ho
risposto. Voglio che scelga liberamente. Potrei chiedergli come intende
farlo, ma qualche cosa mi blocca. Sta a lui decidere. D: Guardo il tuo culo. Ti fotterò e poi
ti ucciderò. È bellissimo. Mi spiace che tu muoia, sentirò la tua mancanza,
ma devo farlo. E non c’è niente di più bello che uccidere. B:
Avverto il peso del tuo corpo sul mio. Sei pesante, Dan, molto pesante, e non
c’è niente di più bello che sentire il tuo peso su di me. Il peso del mio
assassino su di me. D: “Sai, Ben, quando ero nell’esercito,
durante la guerra, ho ucciso un mio commilitone. Eravamo stati sconfitti e
lui desiderava morire. E voleva che fossi io a farlo. L’ho strangolato,
lentamente, mentre lo fottevo. È stato molto bello. B:
Hai risposto alla domanda che non ho formulato. Le tue parole hanno avuto uno
strano effetto: il cazzo si è irrigidito. D: “Lui era steso su un cadavere, un
soldato che avevamo ucciso. Gli aveva infilato il cazzo in culo. È venuto
mentre lo uccidevo.” B:
“Sì, è il modo migliore di morire.” D: “Sapevo che ti sarebbe piaciuto.” B:
Mi muovo un po’, per quanto lo permette il tuo peso, e infilo il cazzo, ormai
rigido, in culo a Louis. “Sono pronto!” D: “La discesa all’inferno incomincia.” E
con queste parole spingo con violenza il cazzo nel tuo culo. Tu sussulti. So
di averti fatto un male bestiale. B:
“Merda!” D: “Il tuo assassino ti fotte, Ben!” B:
Chiudo gli occhi. Il dolore è violento e le tue spinte decise lo fanno ancora
crescere. “Merda!” D: Spingo con decisione. So che il male è
atroce, ma è quello che vuoi. O forse è quello che voglio io. Non ha
importanza. Ormai ciò che tu vuoi non ha più importanza. Uccidere è troppo
bello. B:
Il dolore cresce ancora, ma il cazzo rimane duro. Sento le tue mani sul mio
collo. Le mani del mio assassino. Grandi mani forti. D: Stringo, piano. Non voglio fare in
fretta. Non ti blocco completamente il respiro, ma lo rendo solo più
difficoltoso. B:
Il dolore è violento, faccio fatica a reggere, ma è quello che voglio. Grido:
“Sì! Sì!” D: Il tuo grido mi eccita ancora di più,
stringo con forza, poi tolgo le mani: non voglio ucciderti troppo in fretta.
Voglio godere la tua morte. B:
Per un attimo ho pensato che tu stessi per concludere. No, c’è ancora spazio per
altro dolore. È quello che voglio. Grido di nuovo: “Sì! Sì! Ancora!” D: Ti passo la sinistra sul collo,
stringendo con forza. Infilo la destra tra il tuo culo e quello di Louis e ti
afferro i coglioni in una stretta vigorosa. B:
Sussulto. Fatico a respirare. Il dolore ai coglioni è violento, non ce la
faccio a reggere. Ma grido ancora: “Sì! Sì, bastardo, sì! Sì, figlio di
puttana, sì!” D: Stringo con forza, poi tolgo la destra
e l’appoggio sul tuo collo. Stringo. B:
Sprofondo in un vortice di dolore, eppure il cazzo è una pietra e sento che
tra non molto verrò. D: Stringo di più. Ora respiri con molta
fatica, entra poca aria. Presto non ne entrerà più. B:
Un incendio si accende nei miei polmoni, ma per l’ultima volta nella mia vita
vengo, in un parossismo di piacere. Poi il piacere svanisce e rimane solo il
dolore atroce al collo, al petto, al culo, ai coglioni. D: Stringo di più, bloccando
completamente l’aria. Ti dibatti, porti le mani alle mie braccia, ma ormai
non hai più forze. Ti tendi. Poi ti afflosci completamente. B:
Il mondo svanisce. D: Ucciderti è stato bellissimo. Con
poche spinte ti vengo in culo. B:
Rimani disteso sul mio cadavere un buon momento. D: Mi alzo, mi lavo, mi rivesto. Rivesto
anche il tuo cadavere e lo carico sulla sella del tuo cavallo. Dirò che Louis
ti ha ucciso. Quanto a lui, lo lascio agli avvoltoi. |