Ken lo Sciacallo XII – I Dodici Apostoli Ken e Hugh sono ai piedi dei Monti
dell’Aquila, un vasto massiccio roccioso. Tutta l’area è un susseguirsi di
colline e montagne scoscese, valloni coperti da una fitta vegetazione e gole
strette tra pareti verticali: un buon posto per nascondersi o per tendere
agguati. Secondo i loro informatori l’uomo che cercano e che devono uccidere
per conto del Diablo Loco, Ernest Malone, si nasconde qui. Il casino è che
non è solo: si è unito a un gruppo di banditi a cui stanno dando la caccia in
molti. Li chiamano i Dodici Apostoli, forse perché sono più o meno una
dozzina o forse perché Will, il loro capo, è il figlio si un predicatore.
Stanare e ammazzare un uomo solo non è un’impresa impossibile per due
pistoleri esperti come Ken e Hugh, anche se in
questo labirinto di rocce non è facile muoversi e il cacciatore rischia
sempre di ritrovarsi preda. Ma quando si ha a che fare con una dozzina di
banditi esperti, che conoscono bene il posto, sono cazzi amari. Hugh guarda le montagne e scuote la testa. - Allora, Ken, che cazzo facciamo? Non
possiamo pensare di riuscire a fotterli tutti. Ken scuote la testa. - Non dobbiamo mica farli secchi tutti. Quello che ci interessa è
Malone. - Sì, ma Malone è con i Dodici Apostoli. Non è che possiamo arrivare
lì, posto che troviamo dove cazzo stanno, e dire: “Noi dobbiamo fare secco un
tizio che si chiama Ernest Malone, consegnatecelo e levatevi dai coglioni.” Ken fa un cenno affermativo con la testa. - No, certo. L’unica è unirsi a loro. - Vuoi dire… entrare nella banda? - Esatto. Una volta che siamo entrati, troveremo l’occasione di far
fuori Malone. O la creeremo. - E come entriamo nella banda? - Diciamo la verità: siamo due fuorilegge e se ci beccano, ci
appendono per il collo. - Non credo che ci permetteranno di unirci a loro così facilmente,
ma possiamo provare. Al massimo ci becchiamo qualche pallottola: da questa
parte ci sono un sacco di avvoltoi, avranno diritto anche loro di mangiare. Ken ride. Gli piace il senso dell’umorismo
di Hugh. - Stronzo! Non ci tengo a fare da pasto a un avvoltoio. - Rimane un piccolo dettaglio: come trovare gli Apostoli, magari
evitando di farci impallinare. - Ci troveranno loro, non c’è dubbio. Se hanno la loro tana qui,
sorvegliano le piste e i sentieri. - Cazzo! Speriamo che non siano di quelli che prima ti sparano e poi
ti chiedono che cosa vuoi. Ken sa benissimo che il rischio c’è, ma se
Ernest Malone è con i Dodici Apostoli, devono cercare di contattarli: non
esistono alternative. - Staremo a vedere. Le previsioni di Ken si rivelano esatte.
Dopo due giorni nel massiccio, mentre fanno colazione compaiono quattro
uomini con le armi spianate. - Alzate le mani. Ken obbedisce. Potrebbe cercare di
prendere la pistola e sparare, ma il suo obiettivo è prendere contatto con gli
Apostoli, non ammazzarli. Hugh ha già sollevato le braccia. L’uomo che ha parlato si rivolge a uno degli altri, in spanolo: - Nicolas, togligli le pistole. Nicolas prende le armi di Ken e Hugh. Ora
che loro due sono disarmati, i quattro banditi abbassano le pistole, ma le
tengono sempre in mano. Quello che sembra avere il comando chiede: - Chi siete e che cosa fate qui? - Io sono Ken. Mi chiamano lo Sciacallo.
Lui è Hugh. - Ken lo Sciacallo! Cazzo! La tua testa
vale parecchio. Ken ride. - Anche le vostre, se, come penso, fate parte dei Dodici Apostoli. L’uomo sorride e annuisce.
Poi dice: - Ce la caviamo anche noi, ma non come te. Che cosa fate da queste
parti? - Diciamo che cerchiamo un posto tranquillo, perché non abbiamo
buoni rapporti con gli sceriffi. Questa volta il tizio ride. - E ci credo. Quanti ne hai fatti fuori? Cinque, sei? - Non tengo il conto. Loro però lo tengono e noi abbiamo bisogno di
un posto dove non ci rompano i coglioni. m poter dormire tranquilli senza
sognare corde intorno al collo. Per quello siamo venuti qui. Sappiamo che gli
sceriffi non amano girare da queste parti e che saremmo in buona compagnia. - Vorreste unirvi a noi? È questo che intendi? - Sì, abbiamo pensato che per un po’ è meglio che stiamo alla larga
dai centri abitati, dove ci sono un sacco di fottuti curiosi che guardano chi
passa e poi non tengono a freno la lingua. Il tizio si gratta il collo con l’indice della sinistra, mentre con
la destra tiene sempre la pistola. - Queste è una cosa che dobbiamo discutere con gli altri. Nessuno di
noi può decidere per tutti. - Mi sembra logico. L’uomo riflette un momento, poi dice: - Rimanete in zona. Vi cercheremo domani. Poi aggiunge: - Il mio nome è Silas. - Va bene, Silas. Rimarremo in questo valloncello, a meno che non
vediamo avvicinarsi qualcuno con una stella gialla. - Se fosse quel figlio di puttana dello sceriffo Mike O’Neill, fatelo secco: per noi sarebbe una grande
soddisfazione. - Va bene. Ma non gli dite dove siamo solo perché sperate che noi lo
facciamo fuori. Silas ride. Fa cenno agli altri e si allontanano. Lasciano a terra
le pistole di Ken e Hugh, che le raccolgono. Hugh commenta; - È andata bene. Non ci hanno sparato prima di chiederci chi
eravamo. Trascorrono la giornata nella zona. Nel pomeriggio si bagnano in una
delle pozze d’acqua che sono numerose nei valloni, poi la sera Ken fotte Hugh e infine si mettono a dormire. Il giorno dopo Silas ritorna con Nicolas e un altro uomo. A parlare
è quest’ultimo. - Buongiorno, Ken. Io sono Zeke. Quando Silas mi ha raccontato che eri qui, non ci
volevo credere. Pensavo fossi un impostore, ma ora che ti vedo, ti riconosco:
ho visto i manifesti con la taglia sulla tua testa. Sei famoso, Ken. - Farei volentieri a meno di questa fama. Fossi un po’ meno famoso,
potrei muovermi più tranquillamente. - Lo immagino. Sarebbero più tranquilli anche gli sceriffi. Alcuni
di loro sarebbero ancora vivi. Zeke ride e anche Ken
sorride. Zeke prosegue: - Silas dice che vorreste fermarvi con noi. - Sì, in questo periodo c’è un sacco di gente che ci cerca e
preferiremmo che non ci trovassero. - Be’, hai fottuto due sceriffi venendo da queste parti. Diciamo che
non è il modo migliore per passare inosservati. Non ti pare? - Sono venuti loro a cercarmi. - E ti hanno trovato! Ken annuisce. Zeke
riprende: - Va bene così. Il migliore sceriffo è quello morto, che marcisce in
una fossa. Su questo siamo d’accordo. E a proposito, tornando alla vostra
richiesta, noi possiamo ospitarvi, ma c’è un prezzo da pagare. - Cascate male. Abbiamo ben poco. In queste ultime settimana siamo
stati troppo indaffarati a cercare di salvare la pelle per riuscire a
rapinare una banca. Zeke ghigna. - No, no. Non vogliamo soldi. - E allora? - Ci portate lo sceriffo Mike O’Neill. - Uno sceriffo! E che cazzo! La cosa più semplice di questo mondo. - Tu sei un esperto in materia. Uno in più, che cosa ti costa? Ce lo
porti vivo o morto. Ci piacerebbe di più vivo, ma se non ci riesci, va bene
anche il cadavere. Quello ci sta sul culo, sono anni che cerca di trovare la
nostra tana. Ogni tanto raduna una posse e si mette a setacciare il
massiccio, quel figlio di puttana. È andato vicino a trovarci due o tre volte
e non intende rinunciare: è più ostinato di un mulo. E allora, se ci tiene
tanto a trovarci, vediamo di dargli questa soddisfazione. - Ma come cazzo facciamo a catturarlo? Appena mi vede mi riconosce.
E anche sulla testa di Hugh c’è una bella taglia. Hugh sorride e dice: - Poca roba. Non sono così famoso, io. Zeke scuote la testa, ridendo. - Io vi posso raccontare un po’ di cose di lui, ma poi ve la dovete
cavare voi. - Hai qualche informazione utile per riuscire a beccarlo? Zeke annuisce. - Sì, sono informazioni che voi potete usare, noi no, perché qui
tutti ci conoscono. Si siedono e Zeke incomincia a raccontare.
Alcuni dettagli appaiono familiari a Ken, gli
ricordano vecchi tempi. * Martedì mattina Mike O’Neill si alza
tardi. In serata ha scopato con Belle, la sua puttana preferita, che sta nel
bordello di Madame Rose. Belle ci sa fare e Mike ha passato diverse ore con
lei: è un bravo stallone ed è alquanto dotato. Belle apprezza il suo grosso
cazzo e i suoi coglioni da toro e allo sceriffo la ragazza piace parecchio:
da quando è arrivata al bordello, Mike ci va almeno due volte a settimana e
rimane molto a lungo. Anche prima ci andava spesso, ma non si fermava mai più
del tempo necessario a svuotare i coglioni. Adesso ci passa qualche ora,
tanto Madame non gli fa pagare le prestazioni: è sempre utile poter contare
sullo sceriffo. La maîtresse gli ha solo chiesto di arrivare in tarda serata,
così Belle può lavorare anche con altri clienti. Mike sbadiglia, allargando le braccia, poi va alla finestra, mentre
si gratta i coglioni. Guarda i Monti dell’Aquila, ben visibili in lontananza.
Aggrotta la fronte. Prima o poi riuscirà a stanare quei fottuti bastardi dei
Dodici Apostoli. Li vuole vedere tutti appesi per il collo. Lascerà marcire i
cadaveri sulle forche per un po’ di giorni, in modo che tutti possano vederli
e capire come finiscono i banditi. Vuole divertirsi a guardare i corvi che
gli mangiano gli occhi e la carne che incomincia a putrefarsi. Il pensiero
gli fa affluire il sangue al cazzo, che si tende nelle mutande. Gli piace
impiccare un bandito, vedere le sue contorsioni, la macchia di piscio che si
allarga sui pantaloni. Gli piace sentire l’odore di merda che emana dal
cadavere. Mike si accarezza il cazzo. È venuto due volte ieri sera, ma
immaginare i Dodici Apostoli con il cappio al collo lo eccita. Si allontana dalla finestra, versa l’acqua in una bacinella e si
lava sommariamente le ascelle e il petto alquanto villoso, poi si asciuga e
si veste. La giornata trascorre tranquilla. I Dodici Apostoli in questo
periodo se ne stanno rintanati. Dopo l’attacco alla fattoria degli O’Hara non
si sono più fatti vivi. Ma prima o poi agiranno di nuovo. Il giovedì sera Mike torna al bordello. Questa volta Belle lo fa
aspettare: di solito è libera quando lo sceriffo arriva, perché Madame sa che
a Mike non piace attendere. Questa volta però le cose vanno diversamente.
Madame si scusa e offre da bere allo sceriffo. Il whisky è di qualità,
dev’essere quello tenuto da parte per i clienti importanti. A Mike non spiace
bere qualche bicchiere, senza esagerare: non vuole certo ubriacarsi, ma il
liquore è davvero buono e Belle tarda. Quando infine la ragazza viene a
prenderlo, lo sceriffo non è ebbro, ma alquanto euforico. Ormai il bordello è
quasi vuoto, d’altronde il giovedì non è serata di grande affollamento. Mike entra nella camera e Belle lo riceve in vestaglia, sorridendo.
Forse se non avesse bevuto lo sceriffo si accorgerebbe che la donna è tesa,
ma adesso non ci bada. Si spoglia in fretta. Il grosso cazzo è già duro: il
whisky non gli impedisce di rizzarsi. A 49 anni Mike è un uomo molto
vigoroso, anche se un po’ sovrappeso, e la sua fama di ottimo stallone è ben
meritata. Mike sfila la vestaglia di Belle, stringe con le mani pelose le
tette, poi le natiche. Belle sospira e sorride. Lo sceriffo la prende per i
capelli e la bacia, poi dice, con la voce roca per il desiderio: - Mettiti a quattro zampe, che oggi ti voglio fottere così. La risata di Belle è nervosa, ma Mike non se ne preoccupa: non è di
certo la prima volta che qualcuno la prende a pecorella. La ragazza si mette
come le ha chiesto lo sceriffo, che si stende su di lei e incomincia a
fotterla con gran gusto. Quando infine viene, si stende sul letto: poi
faranno un bis, come al solito, ma adesso ha bisogno di dormicchiare un momento.
Quando si sveglia, guarda Belle, stesa accanto a lui, che gli accarezza il
pelame rigoglioso del petto e del ventre. Sorride e dice: - Succhiamelo un po’. Belle si mette al lavoro. Mike chiude gli occhi, soddisfatto. Il
cazzo acquista in fretta volume e consistenza. Mike è del tutto concentrato
sulle sensazioni piacevoli che gli trasmette la bocca di Belle, quando una
voce risuona nella stanza, forte: - Alzati, stronzo, e non fare scherzi. Mike apre gli occhi, esterrefatto. Non conosce l’uomo che gli sta
puntando la pistola. O forse… forse sì. Merda! Dev’essere Ken
lo Sciacallo. Belle interrompe il suo lavoro e si allontana dal letto. - Ti ho detto di alzarti. Se non ti muovi, ti sparo in pancia. Mike non ha nessuna scelta. Si mette a sedere e poi si alza. Il
cuore ha accelerato i battiti. - Che cazzo vuoi? - Voglio che tu mi tenga compagnia. Ken apre la porta, sempre tenendo Mike
sotto tiro. - Esci. Mike guarda i suoi vestiti. Ken ride. - Nudo come sei, con il cazzo in tiro. Niente scherzi. Hai capito
chi sono e ti garantisco che so sparare. Mike non ha nessuna scelta. Scendendo le scale si guarda intorno.
Non c’è nessuno, neppure Madame Rose. Di certo la troia sapeva dell’agguato,
per quello gli ha offerto da bere e l’ha tenuto occupato, per essere sicura
che gli altri clienti si togliessero dai coglioni. A quest’ora non c’è più
nessuno. Quando sono fuori, Ken dice: - Metti le mani dietro la schiena. Mike obbedisce. Pensa che scatterà non appena questo bastardo
cercherà di legargli le mani. Ma mentre lo pensa, si accorge che qualcuno gli
sta passando una corda intorno ai polsi. Merda! Ken
ha un complice! Merda! È fottuto. Poi Ken lo aiuta a salire sul suo cavallo e sale
dietro di lui. Si allontanano, portando con sé anche il cavallo dello
sceriffo. - Dove mi portate? - Da amici. - Che vuoi fare? - Lo vedrai. - Cazzo! Ken,
finirai con una corda al collo. - È possibile. Mike non dice più nulla. Che
cosa potrebbe dire? Non può certo convincere Ken a
lasciarlo andare, promettendogli che sarà graziato per i delitti commessi:
uno che ha ucciso almeno quattro sceriffi è destinato a essere impiccato. Non
può minacciarlo, perché la situazione di Ken non
può peggiorare. La notte è fresca e ora che
stanno salendo lungo la pista che attraversa i Monti dell’Aquila Mike
rabbrividisce. Non è solo il leggero vento a dargli la pelle d’oca: è la
certezza di andare incontro alla morte. E non sarà una morte rapida. Un pensiero gli attraversa
la testa: lo Sciacallo lo sta portando dai Dodici Apostoli. Quei bastardi lo
stupreranno! Sono un branco di finocchi, hanno stuprato diversi uomini nel
dintorni, prima di ammazzarli. Merda! Mike si chiede se non cercare di
saltare dal cavallo, ma non riuscirebbe certo a scappare e Ken lo riprenderebbe subito. Merda! Avrebbe dovuto
reagire al bordello e farsi ammazzare là. Merda! Il cazzo di Ken si tende. Ora Mike può sentirlo, attraverso la stoffa
dei pantaloni, premere contro il suo culo. Nuovamente rabbrividisce. Lo
Sciacallo ha fottuto diversi sceriffi, li ha inculati prima di ucciderli.
Merda! - Hai paura, sceriffo? Mike risponde, rabbioso: - Fottiti, pezzo di merda. Ken ride. - Non sarò io a essere
fottuto. Poi aggiunge: - La morte viene per tutti.
Qualche ora fa fottevi una ragazza, ora è il tuo turno di essere fottuto. Te
lo sei già preso in culo, sceriffo? Mike digrigna i denti. - Fottiti, Sciacallo. Ken ride di nuovo. Cavalcano tutta la notte.
Quando il cielo incomincia a schiarirsi raggiungono il passo del Condor. Lì si
fermano e attendono, fino a che Silas sbuca dal bosco e fa un cenno di
saluto. Senza parlare si avvicina a Mike e lo guarda. Ghigna. - Bene,
stronzo. Volevi scoprire dove ci nascondiamo e adesso lo scoprirai. Poi si
rivolge a Ken e dice: - Avete
fatto bene a portarcelo vivo, che ci divertiamo un po’: è già pronto per la
festa. Seguitemi. Ken e Hugh seguono,
senza dire nulla, cercando di imprimersi bene nella memoria la strada da
seguire: quando se ne andranno dopo aver ucciso Malone, non avranno una
guida. Imboccano una valle laterale che non sembra portare da nessuna parte.
A un certo punto arrivano davanti a una parete. Silas scende da cavallo e Ken e Hugh lo imitano. Poi Ken
fa scendere anche Mike. Silas guarda in faccia lo sceriffo e ride. - Tu
cammini dietro di me, stronzo. Voi conducete i cavalli. Silas si
infila tra la fitta vegetazione alla base della parete, seguito da Mike. Ken si accoda, alquanto perplesso. Deve scostare le
fronde con le braccia e fare attenzione che i rami mossi dal passaggio di
Mike davanti a lui non gli arrivino in faccia. Guarda il culo dello sceriffo,
grosso, peloso e muscoloso. Sarà un piacere fotterlo. Gli piacerebbe essere
il primo, ma l’onore spetterà a Will, il capo degli Apostoli. Giunti
davanti alla parete vede una spaccatura nella roccia, che la vegetazione
nascondeva completamente. La fenditura non è molto larga, ma è sufficiente
per il passaggio di un cavallo. Ken si dice che
l’ingresso è davvero introvabile: ecco perché nessuno è mai riuscito a
scovare questi bastardi. La
spaccatura diventa una galleria, che da un lato sembra scavata dall’uomo:
qualcuno ha allargato un passaggio naturale. Il tratto non è lungo e presto
escono allo scoperto, in una valletta tra pareti scoscese. Qui si trovano
alcune baracche: il rifugio dei Dodici Apostoli. L’arrivo
del prigioniero suscita un grande entusiasmo: tutti sono ben felici di avere
in mano lo sceriffo che voleva catturarli e di potersi vendicare di lui. Will, un
bell’uomo biondo, sui trentacinque-quaranta, dice: - Prima di
impiccarlo, lo fottiamo, fino a togliergli la voglia. Mike
rabbrividisce. Temeva che sarebbe successo e ora non ha modo di sottrarsi.
Nessuno lo ha mai preso, ma ora saranno in molti a fotterlo e non ha modo di
opporsi. Tutti
esprimono la loro approvazione con grida di giubilo e una serie di battute oscene
rivolte allo sceriffo. Ken non si stupisce:
ha sentito dire più volte che gli Apostoli fottono spesso gli uomini che
intendono uccidere. Non gli spiace vedere questi bastardi metterlo in culo
allo sceriffo. Tutt’altro: l’idea lo stuzzica, non poco, e conta di
partecipare. Fottere uno sceriffo è sempre una bella soddisfazione. Trascinano
Mike in una baracca che è una specie di magazzino. Non hanno neanche bisogno
di togliergli gli abiti, perché è già nudo. Lo forzano ad appoggiarsi su
alcuni sacchi, poi gli uomini si spogliano in fretta. Ken
osserva questa dozzina di bei maschi in calore che si preparano a svuotare i
coglioni in culo allo sceriffo. Mike sa che
non ha modo di evitare di essere inculato, può solo maledire i suoi
assassini: - Schifosi
bastardi. Finirete tutti impiccati! Figli di puttana! Un calcio
in faccia gli spacca due denti e un labbro, da cui cola sangue. Mike non dice
più nulla. Il primo a
infilzarlo è Will, che gli ficca il cazzo in culo con un unico colpo deciso.
Mike sussulta: non è mai stato inculato e il dolore è violentissimo. Un altro,
Steve, si mette davanti e avvicina il cazzo alla bocca di Mike, che però la
tiene chiusa. Un pugno deciso di Steve non convince Mike ad aprire la bocca e
allora Steve gli stringe il naso con forza e un altro degli Apostoli gli
mette una mano intorno al collo e preme. Per respirare Mike è costretto a
spalancare la bocca e si ritrova un signor cazzo spinto ben dentro. Will sembra
accarezzare i coglioni di Mike, ma Ken si rende
conto che glieli sta stringendo. Deve fargli un male bestiale, perché Mike
emette un suono inarticolato, che il cazzo di Steve in parte soffoca. Dopo Will è
il turno di Leroy, un nero che ha un cazzo gigantesco. Anche lui infilza Mike
come un pollo allo spiedo e Mike sgrana gli occhi. Leroy fotte Mike a lungo e
quando infine si ritira, sulla cappella ha un po’ di sborro e di sangue. Intanto
Steve ha finito. Mike è costretto a inghiottire il suo sborro e ad accogliere
altri cazzi. Ken sceglie di
incominciare dal culo e, quando Bart ha finito, infilza Mike. Dal buco del
culo dello sceriffo lo sborro cola in abbondanza. Nonostante Mike sia stato
già fottuto da diversi maschi, l’ingresso del cazzo di Ken
gli strappa un gemito: nessuno è dotato come lo Sciacallo. I Dodici Apostoli
guardano ammirati lo Sciacallo all’opera. Ken fotte con
grande gusto. Tutti questi bei maschi intorno accendono il suo desiderio.
Quando Ken ha finito, è il turno di Hugh. Mentre
fotte lo sceriffo, sente due mani che si posano sul suo culo e poi un dito
che gli accarezza il solco. Lascia fare, mentre con una rapida occhiata in
giro, si rende conto che sono in parecchi a stringersi a vicenda, mentre Mike
viene stuprato. Quando viene dentro Mike, Hugh sente una cappella che gli
preme contro il buco del culo. Annuisce e lascia che questo maschio, che non
sa nemmeno chi sia, lo prenda, mentre il suo cazzo è ancora dentro lo
sceriffo. Ken guarda, senza
dire niente. Hugh è la solita troia e gli altri lo hanno capito subito.
Quello che adesso lo fotte dev’essere Malone, perché gli altri lo chiamano
Ernest. Non sa che presto sarà il suo turno di essere fottuto. È alto poco
meno di Ken, forte, spalle larghe e una peluria
densa sul torace e sul ventre. Un gran bel maschio. Ken
sorride: gli piace ammazzare un maschio forte. Gli
Apostoli sono tutti maschi vigorosi: ognuno di loro prende Mike almeno due
volte, spesso tre, in bocca e in culo. Mike è esausto, non oppone più nessuna
resistenza. Quando gli uomini hanno finito, lo lasciano sui sacchi, sporco di
sangue e sborro. In volto ha i segni delle botte e i coglioni sono gonfi. Tutti si
danno una lavata e poi si preparano a mangiare. Nel
pomeriggio alcuni fottono ancora lo sceriffo. A cena discutono su come
ammazzarlo. L’orientamento prevalente è quello di impiccarlo nudo, come hanno
fatto di recente con un cacciatore di taglie. - È uno
spettacolo, Ken. Vedere un figlio di puttana nudo
con il cappio al collo, che danza, mentre il cazzo gli si tende, fino a che
sborra… - Non se lo
merita di sborrare, quel bastardo. - In ogni
caso io gli sparo alle palle, come ho fatto con Big Joe. Un coro di
risate accompagna la frase di Ernest. Ken sorride:
l’idea gli sembra molto divertente. Il mattino
dopo fanno colazione, poi si preparano per l’impiccagione. Tutti sono nudi e indossano
solo il cinturone con le pistole. Ken si guarda
intorno e vede che più d’uno ha il cazzo mezzo duro. Quando lo
costringono ad alzarsi per essere impiccato, Mike fa fatica a mettersi in
piedi. Gli uomini ridono vedendo la smorfia di dolore che gli deforma il viso
quando si alza. Con le mani legate dietro la schiena, lo forzano a camminare
fino a un albero. Ogni passo
rinnova il dolore al culo, ma Mike cerca di controllarsi. Guarda la corda già
passata su un grosso ramo, con il cappio a un’estremità: sa che è destinata a
lui, che gli stringerà il collo fino a bloccargli il respiro, dandogli la
morte. Ma ormai Mike non vuole più vivere. Desidera solo finire. Abraham gli
mette il cappio al collo. Lo hanno già stretto piuttosto, passa appena
intorno alla testa. Mike può sentire la corda sul viso, mentre viene tirata
in basso, fin sotto il mento. Quando è in posizione, Abraham lo stringe
ancora un po'. Poi Abraham solleva Mike e lo mette su uno sgabello. Gli
uomini fissano la corda al tronco dell'albero. Abraham ghigna e con un
movimento brusco dà un calcio allo sgabello. La caduta è
cortissima, non più di un palmo. Il cappio si stringe per il peso del corpo
di Mike, che cerca di respirare. Probabilmente riesce a immettere ancora un
po’ d’aria: per un momento il torace muscoloso si dilata. Poi il fiato
incomincia a mancare e Mike agita le gambe, dando inizio a una danza
frenetica. Gli uomini
ridono. Gli Apostoli sono eccitati e qualcuno si accarezza il cazzo con
gusto. Si divertono a vedere questo maschio vigoroso scalciare nel vuoto. Lo
sceriffo chiude le mani a pugno e le apre spasmodicamente, mentre dalla bocca
comincia a colare un po’ di saliva. Mike scalcia a lungo, mentre la corda gli si stringe intorno al
collo, bloccandogli completamente il respiro. Il cazzo gli diventa duro in
fretta ed è davvero uno spettacolo vedere quest’uomo vigoroso che balla
appeso per il collo, il grosso cazzo duro e i coglioni da toro bene in vista.
Ken si dice che hanno avuto una buona idea a
impiccarlo nudo. A un certo
punto il movimento delle gambe rallenta, poi una scossa violenta percorre
tutto il corpo e il cazzo si tende ancora di più, quasi fosse sul punto di
spaccarsi. Un getto di sborro schizza in aria, ricadendo a terra. Gli uomini
lanciano un urrà fragoroso. - La tua ultima volta, sceriffo dei miei coglioni. Mike ha la
lingua che sporge dalla bocca insanguinata, dal naso cola un po’ di muco e
dal culo sborro, sangue e merda. Lo stronzo si è cagato addosso. Sta morendo. Dal cazzo ora esce il piscio,
che cola a terra in un’ampia pozza. Il movimento rallenta. Lo sceriffo ha il viso paonazzo, la saliva
che gli cola sul mento, il muco che scende dal naso. Gli occhi paiono voler
uscire dalle orbite. Cazzo! Che spettacolo. Quel coglione voleva fotterli e
invece lo hanno fottuto loro. La danza dello sceriffo si ferma. Ernest imbraccia il fucile,
appoggia le due canne ai coglioni dello sceriffo, i cui movimenti ormai sono
impercettibili. Ken si chiede se è ancora
cosciente: quasi sicuramente no. Buon per lui. Ernest invece spera che lo
veda ancora, che sappia che cosa sta per succedere. Ernest ghigna e preme il grilletto. I coglioni dello sceriffo
esplodono. Il corpo ha un guizzo, poi il movimento rallenta fino a cessare.
Ma le dita ancora si contraggono. - Togliti, Ernest, che facciamo un po’ di tiro al bersaglio. Ernest annuisce e si tira indietro. Gli uomini hanno tutti estratto
la pistola. Incominciano a sparare al corpo esanime: al torace, al ventre, al
cazzo teso. Il corpo sussulta a ogni proiettile, ma quando infine gli uomini
smettono di sparare, rimane del tutto immobile. Ha una settantina di fori. Gli
Apostoli lanciano grida di gioia, qualcuno si rivolge beffardo al cadavere. - Volevi
impiccarci, stronzo, ma abbiamo impiccato noi te! - Sei
crepato con il cazzo duro, ma prima di cazzi ne hai gustati tanti. - Hai fatto
la fine che meritavi, pezzo di merda! Un
gruppetto entra in una capanna per una scopata. Sono tutti contenti.
Finalmente sono riusciti a far fuori lo sceriffo O’Neill. Qualche ora
dopo Abraham taglia la corda e il cadavere di Mike cade a terra. Abraham lo
trascina per la corda fino a una fossa che qualcuno ha scavato. Durante la
giornata la fossa viene usata come latrina. A Ken
l’idea piace e dà il suo contributo. Solo il mattino dopo, quando il cadavere
è ormai ricoperto di merda e piscio, colmano la fossa. Hugh ride guardando la terra che scende sul cadavere. Si rivolge a Ken: - Abbiamo fatto un buon lavoro. Ken annuisce. Devono ancora completare il
loro lavoro, ma c’è tempo. Nel rifugio sono al sicuro. Nei giorni seguenti Ken e Hugh imparano a conoscere
gli altri componenti della banda. Hugh si fa fottere da diversi di loro,
soprattutto da Ernest, che ha un signor cazzo e molta energia. Mike fa
amicizia con Silas e lo fotte. I Dodici Apostoli non si tirano mai indietro
quando c’è da scopare, ma alcuni, come Ernest e Zeke
non accettano di farsi inculare. Altri invece sono sempre disponibili. Ken cerca di fare amicizia con Ernest
Malone: vuole conquistare la sua fiducia per poterlo fottere. Non gli
spiacerebbe fotterlo in culo: Ernest è davvero un bell’uomo, un maschio
vigoroso, con capelli neri e pelle scurita dal sole, occhi verdi e una fitta
barba nera. È un tipo allegro, che va d’accordo con tutti. Per una settimana i banditi rimangono nel rifugio e solo uno di loro
va periodicamente a controllare la situazione: gli aiutanti dello sceriffo
percorrono i Monti dell’Aquila alla ricerca di Mike O’Neill,
perché sono sicuri che i responsabili della sparizione siano i Dodici
Apostoli. Madame Rose ha detto che lo sceriffo ha lasciato il bordello a
notte fonda. Lei e Belle sono le uniche a sapere la verità, ma si guarderanno
bene dal raccontarla in giro. Quando la situazione sembra essersi calmata, gli Apostoli tengono
una riunione. - Bisogna che alcuni di noi vadano in perlustrazione, spingendosi
fino ai margini del massiccio, per capire se c’è ancora qualcuno di quei
bastardi in giro. Ken si è seduto di fianco a Ernest. Gli
sorride e dice: - Andiamo noi? - Perché no? Ken si propone: - Andiamo Ernest, Hugh e io. Ken è soddisfatto: quando saranno lontano
dal rifugio, ucciderà Ernest e lui e Hugh lasceranno il Colorado per
ritornare in Messico. Prendono i cavalli, si infilano nel passaggio segreto e sbucano
fuori. Ernest Malone è un uomo morto, anche se non lo sa ancora. Ken non intende ucciderlo subito: prima vuole
allontanarsi dal rifugio della banda, perché nessuno possa sentire gli spari.
E dev’essere sicuro che non ci sia nessuno intorno. Perlustrano l’area circostante, senza incontrare gli aiutanti dello
sceriffo o altri uomini. Ormai devono aver rinunciato alle ricerche, sapendo
bene che al massimo potrebbero trovare un cadavere. Hanno fatto un lungo giro e ora sono lontano dal rifugio. Ken potrebbe tirar fuori la pistola e ammazzare Ernest,
ma preferisce aspettare: da quel che ha sentito dire dagli altri, Ernest è
molto rapido ed è meglio non correre rischi. È Ernest stesso a lanciare una proposta che sembra fare il gioco di Ken. - Che ne diresti di bagnarci? Fa un caldo fottuto e sudo come un
maiale. C’è una pozza non lontano, con una cascatella. - Mi sembra un’ottima idea. Si bagneranno e quando Ernest Malone sarà senz’armi, Ken lo ucciderà. E magari poi lo fotterà, ancora caldo.
Il culo di Ernest gli piace. Ernest li guida fino alla pozza, incassata al fondo di una gola, tra
pareti di roccia rossa. Lasciano i cavalli pascolare nelle vicinanze. Ken si mette a pisciare contro un masso,
mentre Ernest e Hugh si spogliano. Quando anche lui incomincia a spogliarsi,
tre uomini compaiono all’improvviso. Tengono le pistole puntate su di loro.
Uno dice: - Abbiamo fatto bene ad appostarci qui. Abraham, ammazza quello lì,
che è lo Sciacallo, gli altri due li portiamo con noi in città. Ci
racconteranno quello che ci serve. Ken si dice che è finita: Hugh ed Ernest
sono nudi e lui ha i pantaloni calati. Nessuno di loro può prendere un’arma. Abraham ghigna mentre tende il braccio con la pistola verso Ken: pensa che sarà l’uomo che ha ucciso lo Sciacallo, di
che andare fiero. In quel momento si sente uno sparo e sulla camicia di
Abraham appare un foro. Ancora due spari e anche gli altri due uomini cadono.
Uno fa in tempo a sparare un colpo, che passa sopra la testa di Ernest. È stato lui a sparare: si è buttato a terra, ha preso la pistola e
ha fatto fuoco. Ken è rapidissimo nell’estrarre la
pistola e non sbaglia mai un colpo, ma la velocità e la precisione con cui
Ernest ha agito lo lasciano stupefatto. - Come cazzo hai fatto? - Togliendomi il cinturone ho tirato fuori una pistola. Sempre
meglio essere pronti. Ken sorride. - Cazzo! Ti dobbiamo la pelle. Controllano che non arrivi nessuno, poi si bagnano tutti e tre. Hugh
stuzzica Ernestm che gli piace un casino. Quando
escono dall’acqua gli sorride e gli dice: - Ci divertiamo un po’? - Mi sembra una bella idea. Lasciano la riva e cercano l’ombra di un albero. Hugh si mette a
quattro zampe. Ernest lo infilza, poi incomincia a fotterlo con grande
energia. È davvero un bravo stallone. Ken sorride
guardando l’ultima scopata di Ernest Malone. Che se la goda, se l’è meritata.
Lui si limita ad osservare il culo di Ernest, forte e peloso: è un bello
spettacolo. Tra poco lo gusterà e al pensiero il cazzo gli si tende. Quando ha finito, Ernest si alza. Vede che Ken
gli sta puntando addosso la pistola. - Che cazzo fai, Ken? Ken sorride, mentre - Siamo venuti qui per te, Ernest. Il Diablo Loco ci darà duemila
dollari per la tua testa. Al sentire nominare il Diablo Loco, Ernest impallidisce. - Merda! Io ti ho salvato la pelle. - Sai com’è, Ernest, gli affari sono affari. - Sei un figlio di puttana. Ken ghigna. - Sì, è vero. E tu sei un uomo morto. Ken spara. Un unico colpo, che gli
attraversa il cuore: Ernest gli ha davvero salvato la pelle, perciò Ken è generoso con lui. Il cadavere cade riverso a terra. Hugh commenta: - Peccato, era bravo a fottere. Ken ghigna e risponde: - Sei la solita troia. Poi si stende sul corpo, allarga le natiche di Ernest e lo incula. Hugh osserva: - Cazzo! Fotti anche i morti! - Questo bel culo vergine me lo voglio gustare. Ken fotte a lungo, finché il piacere
esplode. Poi si alza, si lava alla pozza, torna al cadavere, si china e con
il coltello incomincia a recidere la testa di Ernest. Non è un lavoro facile,
anche se la lama è lunga e affilata. - Perché cazzo lo decapiti? - Devo dimostrare al Diablo che l’abbiamo ucciso. Altrimenti non ci
paga. - Non penserai di portare la testa fino in Messico? - No, di certo. La consegniamo agli informatori del Diablo qui in
Colorado, quelli che ci hanno detto che stava con i Dodici Apostoli. Ci
penseranno loro a dirgli che abbiamo fatto quanto dovevamo. Hugh annuisce. Quando ha concluso, Ken
avvolge la testa nella camicia di Ernest e la infila nella bisaccia. Poi
ritorna in acqua e si lava le mani. Quando esce, si riveste e dice: - Adesso consegniamo la testa, poi possiamo tornare in Messico. - Sperando di non incontrare altri sceriffi. - Preferirei di no. - Ne hai fatti fuori cinque. - L’ultimo non l’ho mica fatto fuori io. - No, però l’hai catturato tu. - Anche tu. - Io sono rimasto fuori ad assicurarmi che non arrivasse nessuno. - Più che sufficiente per farti condannare da qualunque giuria. Ridono, salgono a cavallo e si allontanano. Il cadavere di Ernest Malone, nudo e senza testa, rimane vicino alla
pozza, insieme a quelli dei tre uomini che ha ucciso. Quando Ken e Hugh si sono allontanati, i primi avvoltoi scendono
a divorare i corpi.
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